Europee: Mercati, l’ondata populista fa paura

NEW YORK  – Da Wall Street alle Borse asiatiche, gli occhi dei mercati internazionali in queste ore sono più che mai puntati sul Vecchio Continente. Non solo per le preoccupazioni legate alla crisi ucraina, ma per le temute ripercussioni che l’ondata populista – dalla vittoria di Marie Le Pen in Francia a quella di Alexis Tsipras in Grecia – potrebbe provocare su una ripresa dell’economia mondiale ancora troppo debole e lenta.

La Borsa di Tokyo, comunque, alla luce dei risultati che arrivano dall’Europa, apre in rialzo (+0,82%), con l’euro fermo a 1,3629 dollari. Mentre la Borsa di New York avrà più tempo per riflettere, vista la chiusura di ieri in occasione del Memorial Day, festa nazionale negli Usa. Arrivano intanto anche le prime reazioni sul voto in Italia, dove si profila la nettissima vittoria del Pd del primo ministro Matteo Renzi:

– E’ un voto che rafforza la stabilità – fanno sapere fonti della Casa Bianca. E’ quella stabilità che anche i mercati chiedono. Per questo mai come questa volta negli ambienti finanziari – in America, in Cina e in tutte le principali piazze finanziarie del mondo – è stata così spasmodica l’attenzione per le elezioni europee.

Gli investitori hanno ben in mente una cosa: l’Europa resta l’anello ‘debole’ della ripresa globale, soprattutto a causa delle performance ancora deludenti di alcuni dei Paesi dell’area euro, quelli maggiormente colpiti dal terremoto della crisi dei debiti sovrani e ancora in via di guarigione, dove la crescita non si vede o si intravede solamente. Tra questi c’è anche l’Italia. In tale contesto, una forte affermazione degli euroscettici – come avvenuto soprattutto in Francia e in Grecia, ma anche in altri Paesi europei – viene visto come un potenziale pericolo: quello di rompere quel fragile equilibrio su cui si regge il difficile cammino dell’Europa verso il ritorno alla normalità. Ma soprattutto verso il cambiamento. Un cambiamento che passa per quelle riforme strutturali, a volte dolorose, necessarie per spazzate via tutte le incertezze legate al Vecchio Continente. Incertezze che, in un’economia globalizzata, pesano anche su chi come gli Stati Uniti dalla crisi sta davvero uscendo, come dimostrano anche i dati sul calo della disoccupazione. Disoccupazione che in Europa resta invece una piaga, soprattutto per quel che riguarda i giovani.

Ecco allora che investitori e operatori di Borsa di tutto il mondo guardano con ansia al successo dei partiti e dei movimenti euroscettici, e alle loro ricette. Ricette che mettono in discussione quel delicato equilibrio tra la necessità di tenere a bada i conti e la spesa pubblica e quella di investire sulla crescita e sul mercato del lavoro, uscendo da una rigore e un’austerità eccessivi. Del resto, sebbene la situazione in Europa sia migliorata rispetto a due anni fa, quando il terremoto del debito rischiava di travolgere tutto e tutti con un devastante ‘effetto domino’, ci sono ancora segnali inquietanti che ricordano come la crisi non è del tutto superata. E la volatilità degli spread, anche negli ultimi giorni, è un monito in questo senso.

Basta poco perchè riesploda l’incendio, dalla Grecia al Portogallo, ma anche in paesi come la Francia e l’Italia. Dall’esito delle europee, poi, dipenderà il destino della strategia che la Bce si appresta a mettere in campo agendo ‘alla maniera della Fed’, attraverso misure ‘non convenzionali’ che rilancino economia e occupazione. E proprio dalla Bce arriva un primo commento sul clima in cui si svolgono le elezioni europee.

– Gli elettori in tutta Europa si sono chiaramente allontanati, vogliono risposte – ha detto il presidente dell’Eurotower, Mario Draghi.