Ue, Renzi da vincitore tra i leader ammaccati dal voto

BRUXELLES  – Nel vertice che deve prendere atto del voto europeo, del terremoto che ha scosso Francia e Gran Bretagna, Matteo Renzi è l’unico leader che può arrivare con il sorriso. L’unico ‘vincitore’ tra tanti capi di governo ammaccati dal voto euroscettico convocati per un summit informale che deve decidere le priorità per trovare il successore di Josè Manuel Barroso, il democristiano portoghese che ha guidato l’Europa nei dieci anni del suo declino.

Il premier, che ieri in tarda mattinata si era incontrato con Napolitano al Quirinale, è poi trattenuto a Roma da altri impegni istituzionali arriva a Bruxelles in ritardo sulla tabella di marcia e salta così l’appuntamento con gli altri leader socialisti nella sede del Pse dove alle 16 erano arrivati, tra gli altri, il presidente francese Francois Hollande, il vicepremier tedesco Sigmar Gabriel, il premier belga Elio Di Rupo, oltre allo stato maggiore del Pse, con il presidente Borislav Stanichev ed il candidato alla presidenza Martin Schulz. Lo aspettavano per congratularsi direttamente:

– Il suo Pd è diventato il più grande partito socialista d’Europa, il più “pesante” dell’intero gruppo S&D -. Gabriel è pronto al brindisi “con prosecco italiano”.

Il leader dei laburisti olandesi, Dietrick Samson, parla del “grande successo di Renzi” come “molto buono per l’Italia e per l’Europa”. Stanichev definisce il risultato del Pd “impressionante” e, visto com’è andata di là delle Alpi, osserva che è sempre utile imparare dai buoni risultati”. Il ritardo impedisce a Renzi di partecipare al pre-vertice, dove però il Pd è rappresentato da Roberto Gualtieri.

La linea dei socialisti è chiara. La illustrano il capogruppo uscente al Parlamento europeo, Hannes Swoboda, e lo stesso Schulz: sostegno alla candidatura di Juncker, purché i popolari presentino un programma puntato sulla crescita, sulla lotta alla disoccupazione e all’evasione fiscale e orientato ad un maggiore controllo del settore finanziario. Se è costretto a saltare il prevertice Pse, Renzi non manca l’appuntamento al Museo ebraico di Bruxelles per commemorare le vittime dell’attacco che sabato ha insanguinato la vigilia delle elezioni.

Hollande, Di Rupo e Schulz lasciano il prevertice in anticipo per raggiungerlo. All’arrivo al Consiglio i volti di Hollande e Renzi sono le due facce della medaglia socialista. Ma il messaggio finale è comune. Il francese trasforma la sconfitta in un “mandato” a lottare per una Ue diversa.

– Voglio che la Ue cambi – dice Hollande. Mentre il sorridente Renzi ricorda che “vogliamo un’Europa che parli il linguaggio dei cittadini”. E che è venuto a Bruxelles “a rappresentare uno dei più grandi paesi della Ue”.