Grillo in silenzio dopo la batosta. Pizzarotti chiede l’autocritica

Pubblicato il 27 maggio 2014 da redazione

ROMA  – Sfiancati, disorientati dal risultato delle europee i Cinque Stelle si interrogano sul deludente risultato elettorale. Ma la voglia di individuare un capro espiatorio e magari di addossare la responsabilità della debacle agli errori di comunicazione di Beppe Grillo rischia di creare nuove fratture nel gruppo degli eletti in Parlamento. L’incertezza è amplificata dal silenzio di Grillo: chiuso nella sua villa di Sant’Ilario, il leader del Movimento ha scelto il mutismo e le poche notizie sul suo umore sono arrivate dalla moglie e dalla figlia :

– E’ tranquillo, è sereno, ma non ha voglia di parlare.

Ma il silenzio non potrà durare a lungo. L’analisi del voto dei parlamentari M5s arriverà nei prossimi giorni: oggi si riuniscono i deputati e domani dovrebbero farlo i senatori. Seguirà, probabilmente la prossima settimana, un’assemblea congiunta dei gruppi parlamentari per approfondire la diagnosi. Ma già le due prime riunioni serviranno a dare il senso della direzione che il Movimento intende prendere per tappare la falla e cercare di recuperare i voti perduti.

Le riunioni dei parlamentari, si osserva nel Movimento, potrebbe trasformarsi in uno “sfogatoio” di accuse reciproche oppure in un incontro “propositivo per cambiare rotta e ripartire”. Il timore che circola tra i cinque stelle è che passi la linea della sconfessione di Beppe Grillo, accusato di aver spaventato gli elettori con la sua tattica aggressiva. I problemi maggiori sono soprattutto al Senato, dove già il drappello di fuoriusciti si è organizzato per dare vita ad un gruppo autonomo, Democrazia Attiva, e dove sarebbe già partita l’offensiva dei democratici a rastrellare voti tra i grillini “dialoganti”.

Certo, finora gli unici ad additare pubblicamente le responsabilità di Grillo e Casaleggio sono solo gli “epurati”, come il senatore Fabrizio Bocchino che accusa “l’urlatore” di aver “sacrificato e rovinato il sogno dell’uno vale uno sull’altare del populismo”. O come il suo collega Lorenzo Battista che profetizza:

– Questo è solo l’inizio del declino: o si cospargono il capo di cenere o è la fine per i 5 Stelle

. Ma non sono solo gli “eretici” che si sono ritrovati fuori dal movimento a chiedere il mea culpa. Anche il sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, la pensa così e la sua posizione (“dobbiamo riconoscere la sconfitta e fare una doverosa autocritica”) potrebbe farsi strada nel chiuso delle assemblee di gruppo. Alla Camera c’è già lo “scettico” Tommaso Currò che esce allo scoperto e punta l’indice verso il “cerchio magico” di “fedeli servitori di Grillo”.

Lo scontro, in realtà, non sarà più tra i talebani e i dissidenti. La linea che arriva da Milano dopo il lungo faccia a faccia tra Grillo e Casaleggio è quella di rafforzare la truppa di parlamentari che è riuscita a fare opposizione propositiva in Parlamento. Una pattuglia di eletti che lavora sodo dietro le quinte e che ha portato a casa risultati concreti.

Stop dunque alla spettacolarizzazione dell’opposizione urlata ed esibita in emiciclo davanti alle telecamere. Ruolo, questo, che dovrà spettare solo a Grillo. La via d’uscita prospettata si basa sull’analisi dei flussi elettorali. Per i Cinque Stelle, posto che è stato un errore polarizzare lo scontro con Renzi alzando l’asticella della vittoria sul Pd, si tratta ora di “consolidare lo zoccolo duro” dei loro elettori, che a giudizio del Movimento si attesta attorno al 24%. Un target ragguardevole, non lontano da quello che, prima delle europee, era lo zoccolo del Pd.

“E’ sbagliato affermare che abbiamo perso quasi 3 milioni di voti. Considerando un’affluenza alle Europee al 58% contro il 75% delle Politiche, è come se avessimo perso poco meno di un milione di voti. E’ un calo ma non l’emorragia di cui si favoleggia” dicono ufficialmente i Cinque Stelle. “La colpa non è degli elettori, è nostra perché non siamo stati capaci di reagire con la pacatezza del politico di professione anziché esplodere nell’indignazione” ammette la deputata Fabiana Dadone. E anche Alessandro Di Battista, reduce da 24 ore di digiuno a fumare una sigaretta dopo l’altra, accetta la sconfitta ma promette:

– Abbiamo straperso ma le finali non si possono perdere sempre. Ne arriveranno delle altre.

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