Istat, “Sì al sussidio di povertà per dare ossigeno agli italiani”

ROMA  – Un sussidio per la povertà. L’Italia, alla pari dei principali Paesi europei, dovrebbe adottare uno strumento che dia ossigeno alle persone che vivono con un reddito mensile inferiore ai 780 euro.

E l’Istat, nel suo rapporto annuale presentato alla Camera dei deputati, serve la propria ricetta che costerebbe un sesto in meno rispetto a un eventuale reddito di cittadinanza: ovvero 15,5 miliardi contro i 90 circa di quest’ultima ipotesi.

Tra due soluzioni, quindi, l’istituto presieduto da Antonio Golini consiglia di adottare come strumento l’imposta negativa sui redditi familiari: un assegno vero e proprio che in termini di Pil è pari all’1%, 15,5 miliardi appunto, e che assicura a una famiglia con due figli 1.638 euro al mese, 1.014 euro per un genitore con un solo figlio e 780 euro per un singolo.

Questo intervento, emerge dal rapporto che denuncia l’Italia tra i Paesi europei con la maggiore disuguaglianza nella distribuzione dei redditi primari, determina una soglia di esenzione (no tax area) che, in pratica, delimita un primo scaglione di redditi familiari che non solo non pagano imposte ma vengono integrati con assegno.

L’altra ipotesi presa in considerazione, invece, è quella del reddito di cittadinanza individuale. Uno strumento che dall’analisi dell’Istat appare più dispendiosa e dispersiva. La misura consisterebbe infatti nel riconoscere un assegno dello stesso importo a tutti gli individui con reddito insufficiente: chi guadagna meno di 780 euro al mese riceverebbe quindi un integrativo che a livello nazionale arriverebbe a costare circa 90 miliardi di euro, pari al 6% del Pil. In questo modo, però, non essendo previsto un riferimento al reddito della famiglia di appartenenza del beneficiario, il 61% della somma verrebbe percepito da individui che vivono in famiglie non povere.

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