Renzi: “L’obiettivo è cambiare l’Italia e l’Ue”

ROMA – Dopo aver scalato il suo partito, oggi tutto compatto intorno al leader, e soprattutto l’Italia con una vittoria che fa del Pd il “partito della nazione”, sostiene Renzi citando Alfredo Reichlin, il premier punta ad imporre la linea anche nel Pse.

– Le risposte di questi anni alla crisi sono state insufficienti, faremo sentire la nostra voce in tutte le sedi e il Pse dovrà essere coerente con i suoi slogan –  incalza il presidente del consiglio.

Matteo Renzi, alla direzione dem, traccia la sua road map, lastricata di riforme in Italia e di cambiamenti nella politica economica europea che devono vedere nel lavoro la “madre di tutte le battaglie”.

Abituata ad estenuanti psicodrammi post-sconfitta, la direzione del Pd si trova a fare un’analisi della vittoria. Un’analisi consegnata al principale artefice, a detta di tutti, del trionfo, Matteo Renzi, con l’ormai ex minoranza pronta a entrare in maggioranza e che con un applauso iniziale consegna lo scettro dell’iniziativa al suo leader. E la fotografia fatta dal premier altro non è che la lettura dei numeri:

– Se siamo arrivati al 40% per cento vuol dire che ci ha votato sia la volontaria dei tortellini della festa di Modena sia l’artigiano del nord est. L’obiettivo è far sì che questo 40 non sia un accidente della storia ma un luogo dove metterci la residenza.

Altro che Pd come nuova Dc o partito della “conservazione”, nega il premier, l’obiettivo è “cambiare l’Italia e l’Ue” e per fare questo “non possiamo indietreggiare di un millimetro dalle aspettative suscitate”. Dagli slogan elettorali Renzi è pronto a passare subito agli impegni e ai fatti. A partire dall’Europa, dove si è aperto il risiko degli incarichi e dove i partiti europeisti sono incalzati dagli euroscettici.

Il premier punta ad azzerare il passato, teorie economiche “degli anni ’80” che hanno fallito, per cambiare l’Europa “perchè l’alternativa è l’Europa che non si salva”. E’ in funzione di “una nuova strada di politiche economiche” che, fa capire il leader Pd, l’Italia orienterà anche le sue scelte sulle persone.

– Padoan ha preannunciato una serie di considerazioni e l’Italia in Europa deve tracciare la strada non seguirla, dobbiamo essere leader e non follower – chiarisce il premier citando il suo ministro all’Economia e alimentando l’impressione che nei desiderata di Renzi ci sia la guida dell’Eurogruppo molto più che altri ruoli di vertice in Ue.

– In ogni caso – avverte Renzi – noi siamo il primo partito del Pse non per andare a mettere bandierine con i nomi, seppur è fisiologico ma per incidere nella correzione di rotta.

Se il fronte Ue è tutto da aprire, la strada delle riforme italiana va perseguita e addirittura accelerata. Con il consueto pallino delle date, il leader Pd definisce giugno “mese cruciale” per le riforme: il 13 riforma della P.A, “con uno o due atti normativi”, il 20, annuncia, un provvedimento sulla competitività, poi la delega fiscale, di cui discuterà domani con Padoan. E infine una riforma sempre rinviata in Italia, quella della giustizia, sulla quale oggi ha avuto un confronto con il Guardasigilli Andrea Orlando.

Confermato che “entro l’estate” andrà approvata la legge elettorale “ma non per tornare a votare”, Renzi ha però nel cuore e in testa la riforma del lavoro che “è la madre di tutte le battaglie” e chiede di marciare spediti sul jobs act, ora in coda alle Camere. E’ chiaro che il premier non vede ostacoli davanti a sè: il Pd avrà “una gestione unitaria” che non è, chiarisce il leader, “una spartizione correntizia ma corresponsabilità”. E ancora meno vede pericoli nella maggioranza dove, all’ombra dell’ufficialità, sono partite grandi manovre.

– Non faremo una campagna acquisti – afferma.

Ma è fisiologico un’apertura del Pd agli altri partiti, alcuni dei quali scomparsi o ridotti al lumicino.

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