Confindustria, legare i salari ai risultati aziendali

ROMA – Favorire la contrattazione aziendale “virtuosa” che “lega i salari ai risultati aziendali”, visto che l’Italia è “l’unico Paese che ha una dinamica del costo del lavoro del tutto slegata dalle condizioni generali dell’economia e dall’andamento della produttività”. Il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, chiede dal palco dell’assemblea annuale la “riforma” della contrattazione collettiva e indica la possibile via del processo per andare avanti nel decentramento.

Un processo nel quale occorre “privilegiare la natura dei salari, piuttosto che la loro fonte e consentire di decontribuire e detassare il salario di produttività anche se nasce dall’autonoma decisione dell’imprenditore”. Anche al di là, quindi, di un accordo tra le parti.

Oggi la componente economica è definita dal contratto nazionale: si tratterebbe di collegare una parte di questa ai parametri di redditività e produttività, demandandola al secondo livello. Squinzi premette l’obiettivo primario che è quello di “ridare lavoro” al Paese e insiste per un mercato del lavoro moderno e flessibile, tornando anche a chiedere di ripensare il contratto a tempo indeterminato e ‘bocciando’, invece, il contratto a tutele crescenti, di cui “non abbiamo bisogno”.

– Abbiamo bisogno di semplificare e migliorare la disciplina del contratto a tempo indeterminato, rendendolo più conveniente e attrattivo per le imprese, rimuovendo gli ostacoli che scoraggiano le assunzioni – sostiene.

E si rivolge direttamente ai sindacati, ai quali dice di guardare “al mondo” e di aspettarsi “uno sforzo di innovazione”.

– Il tempo delle eterne liturgie è trascorso – afferma -. Sulle riforme bisogna avere il coraggio di decidere rapidamente.

– Siamo prontissimi al cambiamento – replica il leader della Cgil, Susanna Camusso -. Vedo invece troppo orgoglio di autosufficienza degli imprenditori.

Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ribadisce:

– Noi pensiamo che serva una riforma della contrattazione, una radicale semplificazione.

E rimanda alla legge delega di riforma del mercato del lavoro e degli ammortizzatori sociali. Sui salari i sindacati non sono del tutto d’accordo: il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, da un lato rileva che “Squinzi ha ragione a spostare il baricentro sulla contrattazione aziendale” ma avverte che “le minori tasse devono premiare gli accordi di maggior produttività e la collaborazione tra imprese e lavoratori su obiettivi condivisi”.

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