Nuove migrazioni e mobilitá, un fenomeno sottovalutato dal governo

ROMA  – Nuove migrazioni, mobilità, emigrazione sono termini che indicano “diversi tipi di spostamenti” e fotografano la “eterogeneità” degli italiani che, sempre di più, sempre i più giovani, vanno all’estero ma le Istituzioni non se ne occupano. Questa l’accusa lanciata dalla Commissione Nuove Migrazioni e Generazioni Nuove del Cgie, rappresentata in plenaria da Mariano Gazzola. A lui – che è il più giovane tra i consiglieri – il compito di fare le veci del presidente Carlo Erio e riportare ai colleghi e al sottosegretario Mario Giro le conclusioni della Commissione.

Citata la Conferenza dei Giovani del 2008, “occasione persa”, e la “fine di un’epoca” che però non deve dare adito a “catastrofismi”, Gazzola ha ricordato i numeri di un fenomeno – esaminato anche dall’Istat, nel Rapporto Annuale presentato martedì scorso – sottostimato perché non tutti i connazionali si iscrivono all’Aire.

I nuovi flussi migratori riguardano giovani, con una “scolarizzazione medio-alta”, ma che comunque incontrano “problemi di inserimento, sia individuali che per le loro famiglie al seguito”, legati soprattutto alla “conoscenza linguistica, pensiamo soprattutto alla Germania, al lavoro sottopagato, all’integrazione dei bambini nelle scuole locali” e nell’Unione Europea nella “mancanza della copertura sanitaria prima dell’insediamento definitivo”.

Sempre nella vecchia Europa si riscontrano “limitazioni sia nell’accesso all’assistenza, come gli assegni di disoccupazione o le prestazioni sociali”, e anche casi eclatanti come “le espulsioni da Belgio e Germania” se un cittadino straniero diventa troppo “oneroso” per il welfare del Paese ospitante.
C’è poi da pensare al fatto che con alcuni Paesi “non ci sono accordi bilaterali in materia di previdenza” e che in futuro “sarà sempre più complicato totalizzare i contributi perché ci si sposta di Paese in Paese” dunque “tra qualche decennio ci saranno nuove marginalità derivanti da una mobilità senza garanzie”.

Di fronte a questo quadro, la Commissione “non riscontra alcun segnale di attenzione, né dalla politica né dalle istituzioni” che non pensano a fornire “assistenza” o un “accompagnamento attivo” come per esempio potrebbero essere “centri di informazione nei comuni o nelle questure dove si va a fare il passaporto” oppure “centri di accoglienza all’arrivo, che aiutino i connazionali nella ricerca dell’alloggio, nell’apprendimento della lingua e nell’assistenza fiscale”. Secondo quanto rilevato dal Cgie, “solo alcuni Comites e alcune associazioni si sono resi disponibili a farlo” mentre “la rete diplomatico-consolare rimane inerte”.

Infine, Gazzola ha citato e ricordato i documenti e gli odg proposti dalla Commissione e approvati dalla plenaria:

– Non dimenticate il lavoro della nostra Commissione – ha detto.

Poi, facendosi portavoce di Erio, Gazzola ha sostenuto che “riprendere il dialogo con i giovani sarà difficile: lo vedremo alle prossime elezioni dei Comites” ecco perché “raccomandiamo di inserirli nelle liste elettorali”.

Nel breve dibattito seguito alla relazione, Volpini (Italia) ha invitato il Consiglio ad “aprire una finestra sul Servizio civile volontario che in Italia richiama sempre più giovani”, molti dei quali “vanno a farlo all’estero”.

Rodolfo Ricci (Italia) ha invece sostenuto la utilità – per fotografare meglio il fenomeno – “di prendere in considerazione anche i dati di ingresso di alcuni Paesi che li rendono disponibili, come Germania, Olanda, Belgio, Svizzera e Australia”. Dati, ha spiegato, da cui emerge che con l’Aire c’è “un rapporto di 1 a 4”. Per esempio, secondo l’Aire nel 2012 sono andati in Germania 10.800 italiani, secondo la Germania sono stati 35800!

Gazzola che si è detto “dispiaciuto” che il tema non sia stato citato da Giro nella relazione del Governo, il sottosegretario ha risposto scusandosi di “non essere stato esplicito”, assicurando invece l’attenzione del Governo.

– Il fenomeno è ovunque, anche nei posti magari impensabili, me ne sono accorto andando all’estero. Per esempio, – ha aggiunto il sottosegretario – ho scoperto che ci sono 2mila ricercatori a Copenaghen! O i giovani imprenditori in Eritrea. Sono situazioni molto variegate, anche per il rapporto tra vecchi e nuovi migranti, che, per esempio, in Brasile è ottimo, mentre in Eritrea i “vecchi” sono alle prese con gli ,espropri mentre i giovani imprenditori sono felicissimi delle opportunità che dà loro il Paese.

Quanto ai “cervelli in fuga”, per Giro è vero che “il fenomeno è indotto dalla crisi”, ma lo è anche che “dipende dalla globalizzazione”.

– Oggi ci si sposta di più.

Lo fanno anche i giovani degli altri Paesi che, però, non vengono in Italia.

– Non siamo attrattivi . ha spiegato il sottosegretario -. Pensate che gli studenti che vengono in Italia per un anno di università rendono al paese 700milioni di euro. Studiano qui, ma poi se ne tornano a casa. Quindi – ha concluso – dobbiamo trovare il modo per tenerli qui.