Merkel sostiene Juncker, ma non molla Cameron

BRUXELLES. – Angela Merkel continua a mostrarsi al fianco di Jean Claude Juncker nella corsa alla presidenza della Commissione europea, ma non molla David Cameron che sul lussemburghese ha già posto il veto. La Cancelliera potrebbe finire così per compiere un altro miracolo di equilibrismo politico: da un lato essere formalmente dalla parte del Ppe che, su sua proposta, ha indicato l’ex presidente dell’Eurogruppo come candidato, dall’altro essere “costretta” a trovare un nome diverso su cui puntare. “Lavoro affinché Juncker abbia la maggioranza necessaria per diventare presidente della Commissione europea” ha detto oggi la Cancelliera, aggiungendo però che il dibattito va condotto “con spirito europeo”, ovvero “lavorare per trovare unità”. Ed in questo quadro, ha aggiunto, “non mi è indifferente se la Gran Bretagna sarà o meno membro Ue”. Il rischio che la Gran Bretagna esca dall’Unione è stato evocato dall’inquilino di Downing Street già nel Consiglio informale di martedì scorso. Messo sotto pressione dallo strabiliante risultato dell’euroscettico leader dell’Ukip Nigel Farage, possibile alleato di Beppe Grillo nel Parlamento europeo, Cameron in sostanza ha detto ai colleghi che senza una nuova figura di vero riformatore alla guida della Commissione, l’onda dell’euroscetticismo non si fermerà e lui sarà costretto ad anticipare i tempi del referendum sulla Ue. Un argomento di fatto sostenuto oggi anche da Toni Blair, parlando davanti alla Cbi, la Confindustria britannica. “Il risultato delle elezioni conta: è una sveglia per l’Europa e per la Gran Bretagna” ha detto l’ex premier, affermando che “David Camwron può facilmente discutere di un’agenda per le riforme in Europa”. A Bruxelles è immediatamente circolato il sospetto che il discorso di Blair sia stata sostanzialmente una auto-investitura, per ora smentita dall’interessato. Da mercoledì – con la nomina del capogruppo del Ppe – Herman Van Rompuy avrà i primi interlocutori del nuovo parlamento con cui avviare il negoziato. Intanto però Londra studia le possibilità di costruire una “minoranza di blocco” che possa stoppare l’ipotesi Juncker in un Consiglio in cui la scelta del nome da proporre al voto della plenaria dovrà essere presa non all’unanimità ma a maggioranza qualificata. Dando per acquisiti i ‘no’ già espressi di Gran Bretagna, Ungheria, Svezia e Olanda, serve l’allineamento di almeno un altro grande paese: Germania, Francia o Italia. E se la Cancelliera per ora recita la parte della sostenitrice di Juncker, meno entusiaste sembrano Roma e Parigi. Con Renzi che prima di discutere dei nomi vuole che sia chiarita l’agenda di sviluppo della Ue – come ribadito stasera anche dal suo ministro degli Esteri, Federica Mogherini – e con Hollande che preferirebbe puntare su Michel Barnier (battuto proprio da Juncker nel Congresso dei popolari a Dublino) se non l’ex ministro delle finanze Pierre Moscovici.