Omaggio a Nino Manfredi a 10 anni dalla morte

ROMA. – Gli piaceva definirsi ”un artista drammatico che fa dell’ironia”, sull’Italia minima, sui sogni e sui tic della provincia anni ’50, ma pubblico e critica lo consacrarono ben presto come uno dei ‘quattro moschettieri’ della commedia all’italiana, con Sordi, Gassman e Tognazzi. Nino Manfredi, il laureato che si fingeva ‘burino’ – scomparso il 4 giugno del 2004 – tra i ‘colonnelli’della risata, è stato forse il più ‘rustico’, orgoglioso com’era delle sue origini ciociare, e il meno popolare all’estero, fatta eccezione per ‘In nome del Papa Re’ di Luigi Magni (1977). Ma i due ruoli a cui era più affezionato erano quelli in ‘Pane e cioccolata’ di Franco Brusati e prima ancora in ‘Per grazia ricevuta’, diretto nel 1970 dallo stesso Manfredi. Nato a Castro dei Volsci (Frosinone) nel 1921, Nino (Saturnino) Manfredi si era laureato a Roma in giurisprudenza, per iscriversi poi all’Accademia d’arte drammatica. Nel 1947 debuttò in teatro, poi fece parte della compagnia Maltagliati-Gassman e del gruppo di Orazio Costa. Nel ’51 iniziò l’attività di doppiatore, durata quasi un decennio, e guadagnò notevole popolarità alla radio. Intanto era tornato al palcoscenico nella compagnia di Wanda Osiris, per passare alla commedia musicale accanto a Delia Scala e Paolo Panelli, con i quali condusse la storica edizione ’59-’60 di Canzonissima. Fu ‘L’impiegato’ di Gianni Puccini (1960) il primo film di spicco nella sua carriera, seguito da numerose interpretazioni nei film di costume anni ’60 e ’70: da ‘Anni ruggenti’ (1962) di Zampa a ‘Il padre di famiglia’ di Nanni Loy (1966), da ‘Vedo nudo’ di Dino Risi (1969) a ‘Lo chiameremo Andrea’ di De Sica (1972), da ‘Il giocattolo’ di Montaldo (1979) all’ambizioso ‘Nudo di donna’ (1981), avviato in co-regia con Lattuada e terminato in proprio. Ma la migliore prova come regista rimane forse quella d’esordio, nel ’62, con ‘L’avventura di un soldato’, episodio di ‘L’amore difficile’, in cui descrisse senza una parola il fugace incontro tra un militare e una ragazza (Franca Marzi) nello scompartimento di un treno. Intanto non aveva abbandonato il teatro, suo ‘primo amore’, portando sulle scene ‘Rugantino’ (1963) di Garinei e Giovannini, né la televisione, dando il volto ad un indimenticabile Geppetto nel ‘Pinocchio’ di Luigi Comencini del ’72. Negli ultimi anni le apparizioni di Manfredi sul grande schermo si erano fatte più rare (”Sono stufo del cinema”, aveva dichiarato in un’intervista del ’90), spesso destinate a promuovere le opere di giovani autori. Tra le sue ultime prove, ‘Colpo di luna’ di Alberto Simone, unico film italiano in concorso a Berlino nel ’95, e poi ‘Grazie di tutto’, diretto nel ’97 dal figlio Luca, dedicato al problema della convivenza tra giovani e anziani. Più frequenti le presenze in teatro. A dieci anni dalla scomparsa, avvenuta il 4 giugno del 2004, l’attore sarà ricordato fino a settembre, con l’attore Edoardo Leo come testimonial che la vedova riconosce come erede ideale di Manfredi: si parte il 7 giugno da Roma con un grande concerto di Roberto Gatto all’Auditorium Conciliazione, ‘E nasce all’improvviso una canzone’ (il ricavato sarà devoluto in beneficienza); mentre il 14 a Castro dei Volsci verrà proiettato ‘Per Grazia Ricevuta’ e inaugurata una mostra nella Torre dell’Orologio. Bologna ricorderà il grande attore con una retrospettiva a giugno-luglio, mentre a settembre la 71/a Mostra del Cinema di Venezia ospiterà la proiezione del restauro digitale curato dal CSC dell’episodio ‘L’avventura di un soldato’, prima regia di Manfredi, su testo di Italo Calvino. La fase finale vedrà a Roma una mostra multimediale con oltre 140 stampe e inserti video in collaborazione con Rai Teche e la messa in scena di ‘Ma perche’ Dio creo’ il peccato?’, un testo inedito di Manfredi a cura di Alessandro Benvenuti. L’omaggio a ‘Nino!’ si concluderà a New York e infine a Parigi, dal 26 al 30 novembre 2014, con una rassegna dei suoi film ospitata dallo storico Cinema Arlequin.