Siria: plebiscito annunciato, Assad vince con l’88%

Pubblicato il 04 giugno 2014 da redazione

BEIRUT. – Con nove punti percentuali in meno rispetto a sette anni fa, il contestato presidente siriano Bashar al Assad è stato formalmente confermato fino al 2021 ai vertici del potere in Siria, forte di un 88% dei voti incassato tuttavia – dati ufficiali alla mano – solo nella metà del Paese sotto controllo delle forze governative. Il risultato delle elezioni era d’altronde scontato: secondo le autorità, l’affluenza è stata del 73% e a votare – in un Paese lacerato dalla guerra – sono stati 11 milioni di siriani, lo stesso numero che nel 2007 era andato alle urne per consacrare il raìs. I due “sfidanti”, Maher Hajjar e Hasan Nuri, senza alcun peso politico e oppositori solo sulla carta, hanno ottenuto rispettivamente il 4,3 e il 3,2 per cento. Intanto sono emerse numerose denunce di irregolarità durante le operazioni di voto. E si contano almeno tre morti fra coloro che festeggiavano il successo di Assad, celebrata anche da spari secondo una tradizione comune in Medio Oriente e non solo. Dal vicino Libano, dove è giunto in una visita lampo a sorpresa, il segretario di Stato Usa John Kerry ha bollato da parte sua la consultazione come “senza senso” e ha invitato gli alleati di Damasco – la Russia, l’Iran, ma anche gli Hezbollah libanesi – a cooperare per “mettere fine al conflitto”. Mentre il G7 riunito a Bruxelles ha denunciato il voto come “finto” e ha sentenziato che comunque Assad “non ha futuro”. In tarda serata, Jihad Lahham, presidente del parlamento dominato dal partito Baath al potere da mezzo secolo, in diretta tv ha annunciato l’attesa vittoria di Assad, rivolgendosi agli elettori: “nonostante tutte le forme di intimidazione e terrorismo, avete esercitato il vostro diritto nel modo più responsabile e scelto il leader che voi credete in grado di portare stabilità e sicurezza e di ricostruire il Paese”. In Siria intanto si continua a morire sotto i colpi di barili-bomba sparati da elicotteri del regime, di razzi e bombe sganciati da aerei di Assad, come pure dei colpi di mortai e e degli ordigni scagliati dalle milizie dei ribelli. I comitati di coordinamento locali degli attivisti anti-governativi, che dal 2011 monitorano le violenze sul terreno, hanno accreditato nelle ultime ore l’uccisione di 24 persone, tra cui due donne e tre minori ad Aleppo, Damasco, Homs, Idlib e Hama. Dal canto suo, l’agenzia ufficiale Sana ha dato notizia dell’uccisione di “numerosi terroristi” per mano delle forze lealiste e della morte di un civile a Damasco colpito da un mortaio sparato dai miliziani anti-regime. Secondo la Suprema commissione elettorale siriana, l’affluenza è stata del 73 per cento: oltre undici dei 16 milioni di aventi diritto. Si è votato però solo nelle zone controllate dal governo, ovvero il 40 per cento del territorio dove si concentra il 60 per cento della popolazione. Nel referendum confermativo del 2007, Assad si era assicurato il 97,6 per cento dei voti. Alle denunce già emerse ieri di “trasferimenti forzati di impiegati pubblici ai seggi”, si sono aggiunte peraltro notizie di irregolarità durante il voto: diversi cittadini hanno denunciato l’esistenza di schede diverse, con colori differenti; le telecamere dei media governative sono ‘entrate’ fin dentro alcune cabine elettorali; elettori che tramite carte di identità inviate su Whatsapp sono stati ‘delegati’ a votare da altri cittadini; e una ‘giornalista’ della tv di Stato si è lasciata sfuggire a microfoni accesi un “dite che è tutto molto bello” riferendosi a votanti pronti a essere intervistati prima di infilare la scheda nell’urna. Le irregolarità non sono state però ritenute decisive da una “commissione di osservatori indipendenti” giunta in Siria e formata da deputati russi, iraniani, ugandesi, filippini, libanesi, boliviani, venezuelani e dello Zimbabwe. “I siriani hanno votato in piena libertà”, ha detto il delegato ugandese. Mentre l’iraniano ha parlato di “elezioni libere e regolari”. (Lorenzo Trombetta/Ansa)

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