La giornata politica: Dopo l’Expo, il Mose

Pubblicato il 04 giugno 2014 da redazione

ROMA. – Dopo l’Expo, il Mose. Due scandali che scuotono il mondo della politica e che, certo, non aiutano Matteo Renzi alla vigilia del semestre italiano di presidenza della Ue. 35 arresti, tra i quali quello del sindaco di Venezia, uomo di primo piano del Pd a livello locale e l’analoga richiesta dei magistrati nei confronti di Giancarlo Galan, ex governatore del Veneto, rappresentano un terremoto politico che ha inevitabili riflessi a livello internazionale. Soprattutto quando c’è chi, come l’ex sindaco di Venezia Massimo Cacciari, fa sapere di aver inutilmente messo in guardia contro le opache procedure d’appalto adottate nella grande opera veneta. Come dice Pierferdinando Casini, la corruzione c’è ed è fuori dal mondo volerlo negare. C’è dunque da chiedersi quanto la questione morale italiana possa pesare sull’agenda del capo del governo. Quando sono in ballo malversazioni per decine e decine di miliardi, sparse sul territorio, è facile dedurre che Tangentopoli non è mai finita. Nel Pd c’è chi chiede di espellere gli uomini compromessi negli scandali, ma se davvero la storia della corruzione e del rapporto malato tra affari e politica non ha mai trovato conclusione, questo rischia di risultare un rimedio di facciata. Le inchieste della magistratura che scoperchiano il malaffare aprono infatti un territorio sconfinato agli attacchi, per esempio, del Movimento 5 Stelle che parla di ”larghe intese finite in manette” e trova facile combustibile per le sue critiche al sistema dei partiti e alle tangenti occulte che zavorrano l’economia italiana. Il premier per il momento ha individuato nell’attribuzione di ampi poteri al commissario anticorruzione la via per dare una risposta immediata alla crisi. Ma resta il fatto che in Europa a questo punto ci si presenta con i compiti a metà: sul piano della lotta alla corruzione nel nostro Paese resta molto da fare e la relativa legge è ancora in mezzo al guado. Un ostacolo forse imprevisto per il Rottamatore, proprio nel momento in cui il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan scorge un evidente cambio di clima dopo il voto delle europee e una maggiore attenzione verso le proposte italiane di revisione della politica economica. Tuttavia Renzi può contare su un alleato: un quadro politico frammentato a livello europeo, figlio delle scomposizioni nazionali determinate dalla crisi economica e dalle politiche di austerità. Le difficoltà che sta incontrando la candidatura Junker alla guida della commissione Ue, nonostante l’appoggio tedesco, la dice lunga sulle novità introdotte dalle ultime elezioni. Tanto per dire, Grillo in Europa cerca intese sia a destra (con Farange) che a sinistra (con i Verdi), forse nella convinzione di poter rappresentare con il suo movimento quel ”ponte” innovativo che si regge sui programmi più che sugli schieramenti. In tal senso non ha torto Nichi Vendola quando osserva che anche il greco Tsipras può essere l’uomo che libera la sinistra europea dagli aloni dell’ortodossia del ventesimo secolo. Secondo il leader di Sel, le vecchie famiglie del popolarismo e del socialismo rappresentano un mondo che ormai non c’è più. Si tratta di un dibattito che ha i suoi riflessi speculari nel nostro Paese. I centristi di Scelta civica, dopo le dimissioni della segretaria Stefania Giannini, sembrano sull’ orlo dello scioglimento e della divisione in due tronconi destinati a confluire in parte nel Pd e in parte nel Ncd. La sinistra di Sel vive momenti analoghi di tensione tra quanti guardano al Pd e quanti invece rivendicano l’autonomia. Ma soprattutto il partito carismatico per eccellenza, Forza Italia, deve ritrovare un suo baricentro. E’ chiaro ormai che gli alfaniani non tratteranno con Berlusconi se c’è il rischio di una nuova annessione, né si faranno suggestionare dal (difficile) ritorno in campo di Fini. La fronda di Fitto pone esattamente questo problema: come riannodare il filo del moderatismo italiano attorno a Fi. La sortita di Giovanni Toti, che non esclude la candidatura del leghista Salvini alla guida della coalizione, tradisce la confusione: secondo Cicchitto è la dimostrazione di una deriva ”estremista” e di una spostamento a destra del baricentro politico che i centristi non potrebbero mai accettare. Ma potrebbe essere solo un ballon d’essai in attesa che il Cavaliere si convinca dell’urgenza di una successione pilotata e dell’apertura di Fi ai giovani. (Pierfrancesco Frerè/Ansa)

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