Ultimatum al presidente russo, “ha tre settimane per la svolta”

Pubblicato il 05 giugno 2014 da redazione

BRUXELLES. – Il G7 a Bruxelles fa la voce grossa con Vladimir Putin ma spera di riannodare i fili del dialogo. Barack Obama minaccia nuove sanzioni se Putin non si fermerà. E gli europei si allineano, ma sperano che non ci sia bisogno di arrivare alla guerra economica. La svolta potrebbe arrivare nei bilaterali in programma a Parigi, e i risultati si potrebbero vedere già in Normandia. Sulle spiagge in cui si celebrerà il 70esimo anniversario dello sbarco che ha cambiato il corso della Seconda guerra mondiale e della storia europea. Lì il presidente russo si ritroverà “a fianco o vicino al nuovo presidente ucraino”, assicura l’inquilino dell’Eliseo, precisando che Putin è stato avvertito della circostanza e che non ha avuto nulla da ridire. Segnale che viene interpretato positivamente, almeno dalla parte europea del G7, anche se da Mosca è Medvedev a far alzare la tensione, accusando di “cinismo senza limiti” il G7 per le affermazioni sulle operazioni di Kiev nell’est del paese e denunciando una situazione umanitaria “senza precedenti”. “La cosa più difficile è trovare il giusto equilibrio tra minacce di nuove sanzioni e aperture di dialogo con la Russia”, sintetizzano fonti diplomatiche, mentre i leader del G7 lasciano Bruxelles per ritrovarsi in Francia. Barack Obama, al tavolo con Merkel, Hollande, Cameron, Renzi, Abe e Harper, ha spinto sulla linea della fermezza. E quando la due giorni di Bruxelles finisce, loda la compattezza degli europei. “Molti anticipavano che Usa ed Europa si sarebbero divisi, invece c’è stata coerenza nel sostenere i valori chiave”, sostiene il presidente nella conferenza stampa finale, al fianco di David Cameron. I due lanciano un messaggio inequivocabile. “Lo status quo in Ucraina è inaccettabile”, “la destabilizzazione deve finire” e Putin deve riconoscere il nuovo presidente ucraino Poroshenko e fermare il flusso di armi verso i separatisti, avverte il britannico. Obama si spinge fino all’ultimatum. L’economia russa è in difficoltà e “i paesi del G7 sono pronti a far pagare costi aggiuntivi” alla Russia, con le sanzioni su interi comparti economici che anche l’Unione europea farà scattare nel vertice di fine mese se Mosca non si fermerà. “Putin deve cogliere l’occasione”, dice Obama, specificando che non basteranno operazioni di facciata e che non saranno tollerate manovre diversive. Se il presidente russo farà i passi richiesti “è possibile per noi ricominciare a costruire la fiducia” ma “se non lo fa ci saranno altre conseguenze”, avverte il capo della Casa Bianca. Con una precisazione: “Il fatto che abbia ritirato le truppe dal confine, ma che agisca a sostegno dei separatisti attraverso surrogati, non significa che per noi la cosa sia sopportabile”. Ed aggiunge: “Non aspetteremo tre, quattro o sei mesi, ma due o tre settimane” per avere la prova che la Russia ha deciso di fermarsi davvero. Il problema sul fronte europeo, spiegano fonti diplomatiche, è individuare gli elementi concreti per valutare se far scattare o meno la cosiddetta “fase tre” delle sanzioni. Obama torna ad assicurare che, come 70 anni fa, gli Stati Uniti sono pronti “a fare la loro parte” per alleggerire il peso che i paesi europei potrebbero trovarsi a sopportare se scattassero le sanzioni nel settore energetico e finanziario. Tutti dicono di sperare che non ce ne sia bisogno. Ed è in Normandia, là dove è cominciata la nuova Europa, che si capirà se la pace è possibile. (Marco Galdi/Ansa)

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