Spread ai minimi dal 2011, Merkel invita Draghi

ROMA. – L’effetto-Draghi continua a galvanizzare i mercati, con lo spread italiano che torna sotto 140, ai livelli precedenti l’estate di fuoco del 2011. Nel frattempo, però, il “maestro Mario”, come lo chiama il Wall Street Journal rilevando come ancora una volta la Bce si ritrovi a dover tirare i governi fuori dai guai, è invitato da Angela Merkel, mentre fuori e dentro la Germania le sue parole – “non è finita qui” – risuonano, evocando ulteriori interventi anti-deflazione. L’incontro è fissato per mercoledì 11 giugno a Berlino e non sono previste note stampa né conferenze: il tema è caldo. Subito dopo il pacchetto anti-inflazione annunciato dal presidente della Bce, la cancelliera tedesca non ha voluto commentare quando deciso a Francoforte. Il consiglio della Bce, ha sottolineato con soddisfazione Draghi, ha deciso all’unanimità. Ma fra le proteste vibranti della stampa tedesca per l’attivismo crescente della banca centrale, Jens Weidmann, il presidente della Bundesbank che siede nel consiglio, esce allo scoperto: “Se il tasso d’inflazione resta troppo basso troppo a lungo, si rischia uno sviluppo che blocca l’economia”. Parole tese a spiegare ai tedeschi la linea della Bce e a raffreddare gli animi, visto che persino l’ex consigliere esecutivo Bce, Juergen Stark, dimessosi per le politiche anti-crisi di Jean-Claude Trichet nel 2011, accusa Draghi di “mirare a Paesi specifici”, si presume il Sud dell’Eurozona, in particolare Italia e Spagna che si stima beneficeranno di 200 dei 400 miliardi in arrivo per il credito bancario. L’appoggio di Weidmann, però, non va oltre: l’esponente della ‘Buba’, considerato un ‘falco’ che si oppose tenacemente al piano ‘salva-euro’ voluto da Draghi nel 2012, invita ad aspettare gli effetti delle misure, e avverte che “è assurdo volgere lo sguardo al prossimo round di interventi”. Il riferimento è chiaro, e va al cuore della questione che probabilmente preme anche alla Merkel. E’ chiaro che, se l’inflazione continuasse a scendere dallo 0,5% attuale, alla Bce non resterebbe che il ‘quantitative easing’, l’acquisto massiccio di titoli, in particolare di debito pubblico. E’ il tabù dei tedeschi, ma è anche il meccanismo che potrebbe avere la maggiore efficacia per riaccendere l’inflazione. Ma con dirompenti effetti collaterali politici, perché Paesi ad alto debito ne sarebbero beneficiari immediati e probabilmente abbasserebbero decisamente la guardia sul risanamento in assenza di un governo economico centrale, come invece negli Usa. E’ quanto teme Berlino, e probabilmente sarà un tema importante sul tavolo alla cancelleria a Berlino, che preme per una maggiore integrazione delle politiche di bilancio. I mercati stanno a guardare, pronti a esplodere in un nuovo rally se mai la Bce dovesse seguire l’esempio di Fed, Banca del Giappone e Bank of England. Intanto, però, continua il brindisi: volano le borse di Madrid (+1,73%) e Milano (+1,54%) trainate dalle banche, prime beneficiarie del pacchetto-Draghi. La Francia segna un minimo storico di rendimento dei titoli decennali, lo spread va giù per Spagna e Italia, con il differenziale Btp-Bund sotto 140 che riporta le lancette dell’orologio indietro all’aprile 2011, quando il contagio che investì i Btp italiani era a un passo dall’esplodere. L’unico che resta impassibile, con comprensibile fastidio dalle parti di Francoforte, è l’euro: la divisa unica era scesa a 1,35 sulle misure di Draghi, poi è arrivata a sfiorare 1,3680 per poi assestarsi a 1,3630.

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