Mose: Orsoni, “sono innocente, non ho preso un soldo”

Pubblicato il 06 giugno 2014 da redazione

VENEZIA. – Il sindaco-avvocato pesa le parole e rimarca la sua innocenza e la sua ‘diversità’: lui con la ‘cricca’ politico-affaristica dei fondi del Mose non ha nulla a che fare. “A me hanno chiesto di fare il sindaco, sono un uomo prestato alla politica che non può minimamente fare azioni del genere” dice davanti al Gip Alberto Scaramuzza. “Sono assolutamente sereno e tranquillo perché non è passato un solo centesimo nelle mie mani e nelle mie tasche” scandisce davanti al magistrato che ha firmato l’ordinanza che l’ha proiettato dalle sale di Ca’ Farsetti, sede del Municipio, alle stanze della casa sul canal Grande agli arresti domiciliari per finanziamento illecito. Sembra invece urlare la sua rabbia, nelle poche righe di un comunicato, Giancarlo Galan, parlamentare Fi, ex governatore ed ex ministro, per il quale è stato chiesto l’arresto per corruzione. La richiesta dovrebbe arrivare all’esame della giunta per le autorizzazioni la settimana prossima. “Stanno tentando di scaricare su di me – dice – nefandezze altrui”. “Voglio fare luce su tutto” rileva Galan e rimarca come “il processo mediatico sia mostruoso, leggo profili della mia persona che stento a credere anche solo immaginabili, non poter rispondere o difendermi da subito è umanamente molto difficile”. La nota dell’ex ‘Doge’ è arrivata alla fine di una giornata aperta dal confronto Orsoni-Scaramuzza e segnata da interrogatori su rogatoria nei carceri di mezza Italia. A pesare sul sindaco, per l’accusa, c’è una dazione non registrata da 260 mila euro per la sua campagna elettorale del 2010. Soldi che sarebbero arrivati in più tranche dai fondi a disposizione di Giovanni Mazzacurati, l’allora presidente del Consorzio Venezia Nuova, ritenuto il ‘grande burattinaio’ di tutto quel mondo che ruotava attorno ai soldi del Mose. E Anche la Corte dei Conti ha istituito “una Commissione di indagine per l’accertamento di tutte le procedure di controllo effettuate negli anni in merito all’opera, la verifica degli atti e delle relative risultanze”. L’associazione dei magistrati contabili aveva espresso dal canto suo “sconcerto ed amarezza” per la vicenda che vede coinvolto anche un loro collega in pensione. Il sindaco, sospeso ieri dalla carica amministrativa, è giunto in aula bunker, a Mestre, alle 8.15 su un Audi A6 Sw con i vetri oscurati. A bordo anche i suoi avvocati di fiducia, Daniele Grasso e Maria Grazia Romeo. Fuori del piazzale dell’aula una folla di giornalisti, cineoperatori e fotografi. Orsoni entrando è riuscito ad evitarli ma, dopo 45 minuti di colloquio, tanto è durata la sua dichiarazione spontanea, nel risalire in vettura non ha potuto sfuggire alla raffica di scatti e di video. A rispondere alle domande dei cronisti è rimasto Grasso: “sono state fatte una serie di dichiarazioni molto lucide con le quali si è dichiarato estraneo ai fatti. Sono fiducioso, spero in una soluzione della vicenda giudiziaria in tempi rapidi”. Secondo Grasso, il sindaco, “ha dichiarato che non riconosce alcun addebito di responsabilità” e annunciato che questo sarà dimostrato “attraverso una fase di indagini difensive e di integrazioni della documentazione della Procura”. “Sul ricorso al Tribunale del riesame – ha aggiunto Grasso – dobbiamo ancora decidere, abbiamo comunque una linea difensiva ma siamo in una fase di totale riservatezza”. “Il sindaco è molto provato – ha concluso il legale -, come uomo delle istituzioni sta soffrendo tanto quanto soffre dal punto di vista umano ma anche molto deciso”. Su Orsoni gravano la ricostruzione di una serie di fatture realizzate per creare del nero da parte di aziende del Consorzio e le testimonianze delle ‘voci profonde’ dell’inchiesta, quei ‘big’ che da semplici accusati con le loro dichiarazioni sono diventati ‘accusatori’. Parole messe a verbale che ritraggono il sindaco a fianco di Mazzacurati in momenti che paiono aver poco di istituzionale. I due, secondo gli atti, nella casa del sindaco a San Silvestro sul Canal Grande, si sono incontrati otto volte tra il maggio del 2010 e il giugno 2011. Una frequentazione che “non è spiegabile solo con rapporti di tipo istituzionale” ha scritto il Gip nell’ordinanza. A mettere sulla graticola Orsoni, oltre a Mazzacurati, anche l’ex presidente della Mantovani Giorgio Baita. Ha raccontato ai giudici che il 17 settembre del 2013 fu lui a dare 50mila euro in nero per Orsoni, “a fronte di una richiesta di 89mila euro”. Ancora più “ampie”, le definisce il Gip, le dichiarazioni di Mazzacurati: il 31 luglio scorso ha affermato di aver dato ad Orsoni dai 400 ai 500mila euro. Di questi solo il 10% è riconducibile a contributi formalmente deliberati della società consorziate, mentre il 90% erano fondi neri: ha detto Mazzacurati. (di Alberto Boccanegra e Matteo Guidelli/ANSA)

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