Mondiali: ottimismo Prandelli, non dobbiamo porci limiti

MANGARATIBA – Gli italiani sanno come fare. Una volta si chiamava stellone, oggi Cesare Prandelli preferisce tirar fuori il suo lato ‘renziano’ per motivare l’ottimismo col quale guida l’Italia al Mondiale brasiliano. ”Di questi tempi – spiega poche ore dopo essere sbarcato a Rio con una nazionale rallegrata dalle gag di Balotelli in aereo – la nazionale e’ vissuta come uno dei segni del cambiamento del nostro Paese: gli italiani sanno fare squadra nelle difficoltà, riescono a vedere la speranza. Anche, perchè no, a essere migliori degli altri. E per essere vincenti, non bisogna porsi limiti mentali”. Così si spiega la fiducia concessa dal commissario tecnico a una nazionale partita tra gli scetticismi. Colpa del pari col Lussemburgo e dell’Italia tutta ancora da inventare, dopo l’infortunio di Montolivo. Ma se così stanno le cose, tanta perplessità è destinata ad accompagnare l’Italia fino all’esordio con l’Inghilterra, tra otto giorni. ”Domenica contro la Fluminense non mi aspetto una bella figura, ma non mi fa paura”, l’avviso di Prandelli, in cerca della brillantezza fisica e di un’identità tattica che per ora fa leva su Balotelli unica punta, un centrocampista in più e Verratti titolare. ”Ma se ancora non avete capito che Italia sarà, vuol dire che abbiamo lavorato bene”, l’ironico commento. Sembra avere idee più chiare Mourinho, pronto a scommettere su un’Italia da finale, e allora ”lunga vita a Mourinho”. ”Questa Italia – sottolinea con orgoglio Prandelli – viene da una cavalcata vincente: l’Europeo, la Confederations, la qualificazione. Ma con l’avvicinarsi del Mondiale l’asticella si alza, tutti si aspettano di più. E noi vogliamo ridare ai tifosi l’orgoglio di essere italiani”. Di obiettivo finale non parla per scaramanzia (”il primo è superare il girone, poi ci siamo preparati per arrivare fino in fondo”), al suo posto ci pensa Albertini. ”Voliamo in Brasile per concludere a Rio la nostra corsa”. E allora fanno bene le parole raccontate da chi un Mondiale lo ha già vinto. ” Ho sentito Lippi raccontare storie stupende sul Mondiale vinto: qualcuno parla di fortuna, ma la fortuna va cercata. Sei un vincente se non ti poni limiti”. Lui invece racconta di aver rivisto la partita col Lussemburgo, ”un’ora di compiti ben fatti e poi con Cassano una squadra che si è disunita: sappiamo come dobbiamo lavorare, e quando è così d’incanto mi prende un grandissimo ottimismo”. I piccoli segnali per alimentarlo, assicura il ct, ci sono. L’arrivo al Portobello Resort, un’ora e quaranta minuti di viaggio in pullman da Rio, ha confermato che la scelta di non muoversi troppo nel caos del traffico brasiliano e’ giusta. ”Il campo poi è in ottima condizione, la vera preparazione comincia adesso”, la puntualizzazione di Prandelli. A soffiare sul fuoco dell’ottimismo, anche la contagiosa allegria di Balotelli. ”Da quando e’ con noi, mostra grande concentrazione: se tutti avranno la sua intensità, faremo davvero bene. Fermo restando – ammonisce il ct – che lui deve capire che non deve salvare l’Italia da solo”. La nazionale ha già acceso la curiosità dei media brasiliani, numerosi alla prima conferenza a Casa azzurri e curiosi di sapere che squadra è quella che ringiovanisce il suo gruppo e punta sugli atleti. ”L’esperienza della Confederations è stata fondamentale – ribadisce loro il tecnico italiano – Quanto ai giovani, il calcio ha bisogno del loro entusiasmo e della loro coscienza. Faccio un esempio su tutti: Darmian, è arrivato da poco e ha stupito tutti. Ecco, sono felice di aver fatto queste scelte”. Però anche Prandelli sa, l’Italia dovrà fare più di un passo in avanti. ”Dobbiamo osare, abbiamo la necessità di farlo: non possiamo permetterci di puntare sulle individualità, ma cercare di essere sempre più una squadra”. E per una volta sembra sia il calcio a mutuare immagini dalla società civile. (dell’inviato Francesco Grant/ANSA)

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