Poroshenko sfida Putin, Ucraina unita, Crimea è nostra

Pubblicato il 07 giugno 2014 da redazione

MOSCA. – Fine dei combattimenti a est, unità del Paese e integrazione europea. Sono questi gli obiettivi che il pragmatico oligarca filo-occidentale Petro Poroshenko ha detto di prefiggersi nel suo discorso di insediamento in Parlamento, dove oggi ha giurato come quinto capo di Stato dell’Ucraina indipendente prendendo in mano le redini del Paese in quello che è probabilmente il momento più difficile della sua storia unitaria, segnato da una guerra civile a est che ha fatto finora più di 300 morti. Ma Poroshenko – che alle presidenziali del 25 maggio ha letteralmente trionfato aggiudicandosi la poltrona presidenziale già al primo turno con il 54,7% dei voti – ha anche tuonato di rifiutare “ogni compromesso” sulla Crimea, passata di fatto da marzo sotto il controllo del Cremlino. “L’ho detto chiaramente” a Vladimir Putin, ha sottolineato il nuovo presidente ucraino riferendosi al breve incontro di ieri in Francia col leader di Mosca a margine della cerimonia per i 70 anni dello sbarco in Normandia. Ma che la penisola sul Mar Nero possa davvero tornare all’Ucraina appare quanto meno improbabile. Poroshenko non ammette interferenze neanche nel percorso di integrazione europea dell’Ucraina e ha precisato che l’accordo di libero scambio che era stato bloccato dal deposto presidente Viktor Ianukovich dovrebbe essere firmato “al più tardi” il 27 giugno. Le relazioni tra Mosca e Kiev restano insomma tese, ma gli incontri di ieri in Normandia – dove Putin ha parlato della crisi ucraina anche con il presidente Usa Barack Obama – potrebbero essere una prima prova per un possibile disgelo, tanto che il segretario di Stato americano John Kerry si è detto ottimista e ha auspicato che la Russia “dia il suo contributo” per risolvere la crisi in modo da evitare “sanzioni più severe”. Sul campo però la situazione non migliora, e nell’Ucraina dell’est i combattimenti tra i miliziani separatisti e le truppe fedeli a Kiev non accennano a placarsi. Ieri sera sui cieli di Sloviansk i filorussi hanno abbattuto con un razzo un aereo militare ucraino da ricognizione An-26 e almeno tre degli otto membri dell’equipaggio sono morti, mentre due risultano ancora dispersi. Tre aviatori sono invece riusciti a mettersi in salvo paracadutandosi prima dell’impatto al suolo. E sempre a Sloviansk, una delle roccaforti dei miliziani filorussi, un portavoce dei separatisti ha detto all’agenzia Interfax che tre civili sono rimasti uccisi tra ieri sera e stamattina nei bombardamenti delle truppe di Kiev. Ma lo spargimento di sangue non si è fermato neanche a Lugansk, al confine con la Russia, dove – secondo il leader locale dei separatisti, Valeri Bolotov – il bilancio degli scontri e dei bombardamenti di oggi sarebbe di “13 morti, tra cui dieci civili”. A Donetsk, infine, i separatisti denunciano che degli sconosciuti hanno tentato di uccidere il loro leader Denis Pushilin nel centro della metropoli e che nell’assalto è rimasto ucciso un assistente di Pushilin, Maxim Petrukhin. I media ucraini mostrano delle foto del cadavere riverso sull’asfalto a lato di un’auto con uno dei due sportelli posteriori bucato da almeno sette proiettili. Immediata la risposta dei filorussi: secondo notizie non confermate, in serata sarebbe stato ucciso in un agguato il comandante militare ucraino nella regione di Donetsk. E intanto, dopo che giovedì Kiev ha ammesso che tre dei suoi check-point alla frontiera sono caduti nella mani dei separatisti, Putin ha ordinato di rafforzare i controlli al confine. Per risolvere la situazione a est, subito dopo aver sollevato la Bulava (la mazza dei capi cosacchi che ora è il simbolo del potere presidenziale in Ucraina), Poroshenko ha ribadito il suo invito ai separatisti a deporre le armi promettendo loro l’immunità. Ma il nuovo presidente ha anche precisato che “coloro che hanno le mani sporche di sangue” saranno puniti, mentre i “mercenari” separatisti arrivati dalla Russia potranno tornare alle loro case. L’appello però sembra che sia rimasto inascoltato, e i filorussi hanno risposto intimando nuovamente a Kiev di ritirare le “truppe occupanti”.(Giuseppe Agliastro/ANSA)

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