Il Pd conquista il nord, ma brucia il ko di Livorno

ROMA. – Il Nord passa dall’asse Fi-Lega al Pd, che però perde alcune roccaforti rosse; l’M5s, uscito tramortito dalle europee, conquista tre importanti città con altrettanti sindaci dal profilo fortemente civico e giovane. E che consegna un messaqgio subito raccolto da Renzi che lo fa rimbalzare dal Vietnam ad orecchie ‘romane’: non esistono più posizioni di rendita. Il Pd, che il 25 maggio aveva conquistato Piemonte e Abruzzo e alcune città al primo turno, ha confermato il proprio “appeal” al Nord: suoi i nuovi sindaci di Bergamo, Biella, Cremona, Verbania, Vercelli e Pavia, tutte strappate al centrodestra, così come Pescara; a esse si aggiungono le conferme di Bari, Modena e Terni. Ma il Ko a Livorno, Perugia e Potenza, storici feudi rossi, e il ritorno di Padova al centrodestra fanno leggere la vittoria in chiaro scuro. Il vicesegretario Lorenzo Guerini taglia corto: “Su 27 capoluoghi il Pd passa da 15 a 19, il centrodestra da 13 a 6, M5s 1, 1 a una lista civica. Se non è vittoria questa! Il resto sono chiacchiere”. La polemica interna si apre sulla lettura dei risultati: secondo i renziani, dove il Pd “ha avuto il coraggio di cambiare, ha vinto” (Andrea Marcucci). “Il risultato negativo si e’ verificato nelle citta’ dove il Pd non si e’ rinnovato”, ha rincarato la dose Dario Nardella. Parole che non vanno giù a Gianni Cuperlo il quale giudica un errore accusare “la vecchia guardia”, forse temendo la riapertura della faglia congressuale. Un altro problema poi lo sottolinea Pier Luigi Bersani: in un sistema tripolare, se M5s e centrodestra “si ammucchiano, ci sono problemi”. E infatti dove si è perso si sono saldati questi due elettorati. Senza contare un altro problema, cioè l’appoggio dell’elettorato della sinistra radicale a M5s in realtà come Livorno; il che crea in prospettiva problemi per le alleanze. Ma nel complesso questo voto sposta ulteriormente “verso il centro” il profilo del Pd di Renzi, il che non dispiacerà al premier. Ma nel centrodestra i problemi sono molto più grandi, vista la debacle in Lombardia e Piemonte. Il famoso “asse del Nord” tra Fi e Lega è un ricordo. Ha perso perfino Alessandro Cattaneo, sindaco uscente di Pavia e “enfant prodige” di Fi. Il più preoccupato è Roberto Maroni: “serve un centrodestra nuovo, Pavia dimostra che non basta un candidato forte”. Giovanni Toti conviene con lui: “Fi da sola non ce la può fare, servono alleanze nuove, attraverso il dialogo con la Lega, con Fdi e Ncd, dobbiamo creare un’alternativa al governo Renzi”. Lettura che non soddisfa l’ala vicina a Raffaele Fitto, che chiede con Mara Carfagna “una rifondazione del partito”, che “parta dal basso” (Laura Ravetto) e si basi “sui contenuti, le idee-forza” (Daniele Capezzone). Sul fronte opposto Micaela Biancofiore, secondo cui occorre “ripartire da Berlusconi”. Divisioni anche in Ncd: Roberto Formigoni, davanti ai “risultati impietosi” al Nord chiede una “profonda riflessione”, e Fabrizio Cicchitto lo invita “all’autocritica”. E in ogni caso è difficile pensare una alleanza di Ncd, che sposa la linea di governo, con una Forza Italia che dovesse premiare la linea antagonista della Lega, ormai anti-Euro. Sui social network, impazza la gioia di M5S per l’affermazione di giovani candidati a Livorno, Civitavecchia e Bagheria. Ma il web lancia pure più di un interrogativo: se al primo turno non ci fosse stata la linea “urlata” di Grillo – è uno dei quesiti posti con più insistenza – non si sarebbe potuti arrivare al ballottaggio anche a Perugia, al posto del centrodestra, vincendo magari anche lì? (Giovanni Innamorati/ANSA)

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