Emergenza corruzione, rush finale per colmare lacune

Pubblicato il 09 giugno 2014 da redazione

ROMA. – Contro il fenomeno della corruzione che all’Italia, secondo le stime della Corte dei Conti, costa qualcosa come 60 miliardi l’anno e interessa quasi ogni settore della vita pubblica nazionale, il legislatore ha tentato più volte di intervenire. Il pacchetto di norme “più famoso”, anche perché il più recente, è quello della legge Severino che, soprattutto nella parte messa a punto dall’allora ministro per la Funzione Pubblica, Filippo Patroni Griffi, introduce per la prima volta nell’ordinamento italiano le norme per prevenire la corruzione. Cosa che ci veniva chiesta a gran voce dall’Ocse. Secondo alcuni dei “protagonisti” della legge Severino, come l’attuale presidente della commissione Giustizia della Camera Donatella Ferranti e vari tecnici di partito, queste sono tutte le cose fatte e quelle considerate ancora “da fare”: RIFORMA DELLA PRESCRIZIONE: E’ definita la “vera priorità” perché, si afferma nel governo e nel Pd, non è possibile che alla fine di un procedimento lungo e complesso si rischi di vanificare tutto senza che venga “garantita la certezza” della pena. E’ molto probabile che l’intervento annunciato del governo affronti il tema. Ed era una delle raccomandazioni fatte dalla Commissione anticorruzione internazionale Greco (organo di controllo anticorruzione del Consiglio d’Europa). DASPO PER I POLITICI: “minacciata” dal premier Renzi, in realtà l’interdizione più o meno perpetua dai pubblici uffici per il politico o pubblico ufficiale corrotto c’è già ed è contenuta nella legge Severino. C’è però un limite che, soprattutto nel Pd, si vorrebbe rimuovere: l’interdizione scatta solo in presenza di una sentenza di condanna passata in giudicato. Il che significa che ci vogliono anni perché il corrotto venga allontanato dalla “cosa pubblica”. Un precedente di intervento già in presenza di una pronuncia di condanna di primo grado, sempre nella Severino, esiste e si auspica che ci si basi su questo per far valere la pena accessoria prima che si concluda il terzo grado di giudizio almeno in via provvisoria. ESECUTIVITA’ DELLE PENE ACCESSORIE ANCHE SE LA PENA VIENE SOSPESA: è misura che si vorrebbe ripristinare. Originariamente, l’interdizione scattava anche se la pena veniva sospesa. Ora no. Se la pena viene sospesa, la pena accessoria non si applica. FORMAZIONE DI CHI HA A CHE FARE CON LA COSA PUBBLICA: Nel governo si sta pensando di introdurre corsi di formazione per “inculcare” la cultura della legalità non solo ai funzionari pubblici, ma anche a tutti coloro, come chi lavora nelle società controllate o partecipate, che hanno a che fare con la “cosa pubblica”. FALSO IN BILANCIO E AUTORICICLAGGIO: Sono le norme che si vogliono inserire nell’ordinamento e che fanno parte del testo messo a punto dal ministro della Giustizia Orlando che si vorrebbe presentare al più presto al Cdm. OK NORME PREVENZIONE MA MANCANO LE SANZIONI: Nella legge Severino “c’è tutto”, dal responsabile anticorruzione da identificare in ogni pubblica amministrazione, al Piano nazionale anticorruzione, alla disposizione che prevede la pubblicazione online di ogni singola procedura. Codice di comportamento compreso. Ma, a parte eventuali interventi di carattere disciplinare, come la rimozione dall’incarico o la sospensione della retribuzione, manca la previsione di sanzioni adeguate e certe e l’indicazione di chi le debba applicare. POTERI GARANTE ANTICORRUZIONE: Chi presiede l’Authority ha compiti ben precisi, sempre secondo la legge n.190, ma bisognerebbe stabilire con certezza se abbia poteri di intervento, magari di revoca, anche su appalti già assegnati e precedenti all’entrata in vigore della normativa. E poi, si tratta di una struttura “ancora da rodare”, da far entrare “a pieno regime” visto che la sua costituzione è recente (2012) e significativi le innovazioni che dovrebbe introdurre. (Anna Laura Bussa/ANSA)

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