L’Italia e gli italo-venezuelani

Pubblicato il 10 giugno 2014 da Mauro Bafile

Un tuffo nel passato. Proprio così. Di nuovo come ai vecchi tempi. Sono tornate le file di connazionali di fronte al nostro Consolato Generale di Caracas. Non che prima fossero scomparse. Ma, almeno, il numero di persone era contenuto. Da qualche mese, invece, è nuovamente cresciuto.

La complessa realtà del Paese – il mix di crisi economica, di instabilità istituzionale, di passioni politiche dissennate abbondantemente condite con proteste e manifestazioni di piazza, repressione violenta, malcontento mal celato e delinquenza straripante – consiglia cautela e ponderatezza. Chi si reca in Consolato per la richiesta di cittadinanza o per il rinnovo del passaporto non lo fa pensando di andar via dal Paese. Certo, il documento rappresenta il salvacondotto per l’Europa; la chiave che apre la porta al Vecchio Continente. Ma nessuno desidera abbandonare il Paese; gettare alle ortiche una vita di lavoro o, ancor peggio, i sacrifici di una, due e a volte anche tre generazioni riflessi in un’azienda redditizia fino ad appena qualche anno fa. E poi sono pochi coloro che hanno disegnato strategie alternative da sviluppare all’estero; il famoso “Piano B” al quale ricorrere a malincuore qualora ve ne fosse veramente bisogno.

L’incremento nel numero degli utenti ha messo in crisi il nostro Consolato che affronta le difficoltà facendo leva sulla professionalità e l’impegno del personale esistente, non avendo alternative visto che di aumentare il numero degli impiegati proprio non se ne parla. Fino ad ora l’operazione è riuscita ma le incognite per il futuro sono tante.

Gli avvenimenti che sconvolgono il Paese coincidono con l’importante affermazione del Partito Democratico nelle passate “europee”. Quello dei ‘Dem’ è stato un trionfo oltre le attese che legittima il premier Renzi, fino a ieri criticato perché assurto alla presidenza del Consiglio senza l’esame del voto. Il centrosinistra, chi ha memoria ne è testimone, è sempre stato sensibile alle problematiche della nostra emigrazione. Lo è stato durante la quarta Repubblica e, più di recente, durante il governo di Romano Prodi. E lo è anche oggi. Lo dimostrano l’insistenza con cui nel ministero degli Esteri si assicura senza imbarazzo che Comites e Cgie saranno rinnovati entro l’anno. E, nel caso specifico del Venezuela, ne sono testimoni i recenti incontri a Caracas del Sottosegretario Mario Giro con esponenti del governo Maduro; incontri nei quali è stata perorata la causa di Enzo Scarano e di Salvatore Lucchese e inviato al governo un chiaro messaggio: l’Italia è attenta a quanto accade in Venezuela e al benessere dei cittadini italiani che vi risiedono.

Le elezioni europee hanno reso evidente anche la debolezza del Movimento 5 Stelle e, soprattutto, la vera natura del suo leader. L’insistenza e la forza con cui Beppe Grillo difende Nigel Farage, leader dell’Ukip movimento politico inglese notoriamente razzista, xenofobo, sessista e omofobico la dice lunga su quale sarebbe stata la sua politica nei confronti delle nostre comunità all’estero; su cosa sarebbe accaduto se invece del Partito Democratico fosse stato il Movimento 5 Stelle il primo partito in Italia e se al governo invece dei Dem fossero andati Grillo e Casaleggio.

Nella sua storia, passata e recente, poche volte come oggi, la nostra comunità ha avuto bisogno di sentire la Madrepatria vicina. Amareggiata dagli arresti dei giovani studenti italo-venezuelani che protestano contro il governo del presidente Maduro e dalla violenza con cui vengono represse le manifestazioni di piazza; preoccupata dalla radicalizzazione delle passioni politiche che nega spazio al dialogo proposto da Unasud e dal Vaticano; angosciata dall’incalzare dell’inflazione e dalla carenza dei prodotti di prima necessità negli scaffali dei supermarket; impensierita da un controllo dei cambi che si è protratto nel tempo più del necessario e che oggi è diventato un freno allo sviluppo delle attività economiche; disorientata dalla decisione di alcune compagnie aeree di sospendere le attività e dalla risoluzione di altre di ridurre la frequenza dei voli da e verso Caracas, la nostra Collettività è cosciente che il futuro sarà tatt’altro che facile. Ma lo è anche che dalle difficoltà nascono le opportunità.

E’ logico che, in tali circostanze, lo sguardo sia rivolto alla Madrepatria. Ed è da questa che si attende un messaggio di fiducia e ottimismo. In un mondo globalizzato in cui le frontiere esistono solo nei libri di scuola, la speranza è che l’Italia sia sempre più presente in Venezuela a salvaguardia degli interessi degli italo-venezuelani che poi, a ben vedere, sono anche quelli dell’Italia.

 

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