Pugno di ferro di Renzi sulle riforme

Pubblicato il 11 giugno 2014 da redazione

ROMA. – Pugno di ferro sulle riforme. Dopo un tentativo di moral suasion e un ultimatum, il Pd sostituisce Corradino Mineo, senatore ‘dissidente’ ago della bilancia in commissione, con il capogruppo Luigi Zanda. E’ la seconda sostituzione in due giorni, dopo quella del senatore di Per l’Italia Mario Mauro. La maggioranza ‘blinda’ così i suoi 15 voti in commissione, nell’attesa del ritorno dalla Cina di Matteo Renzi e del suo incontro con Silvio Berlusconi decisivo per capire se un’intesa più larga sulle riforme sarà possibile. Dopo che gli italiani hanno espresso un forte mandato per le riforme nelle urne, con il 40,8% dei voti al Pd, non è più tempo di rallentare o frenare, non si può ricadere nelle paludi parlamentari. E’ questo il concetto che Matteo Renzi esprimerà davanti all’assemblea del Pd di sabato, richiamando tutti i membri del partito e i parlamentari alle loro responsabilità di fronte al Paese. Ma intanto in Senato il governo dà il via alla sua prova di forza, che passa attraverso i gruppi parlamentari. Ieri la sostituzione del ‘non allineato’ Mauro con il capogruppo di PI Lucio Romano. Oggi le ‘misure estreme’ anche del Pd: via Mineo, firmatario del ddl Chiti e pasdaran della linea del Senato elettivo, cui il governo è nettamente contrario. Per tutta la giornata si cerca di evitare lo strappo. E Anna Finocchiaro, da relatrice e presidente della I commissione, lancia quello che a posteriori suona come un ultimo appello alla ragionevolezza rivolto al senatore civatiano: “In commissione c’è un solo voto di scarto tra maggioranza e opposizione, una critica radicale come la sua pone un’alternativa tra il fare e non fare le riforme”. Ma Mineo tiene il punto, non retrocede di un millimetro: “Non sono io il problema – dice – Il governo è in difficoltà: se in commissione ci fosse un mio clone cieco, muto e sordo che votasse qualsiasi cosa gli ordina il capobastone, resterebbe comunque il problema di votare le riforme” con un solo voto di scarto e non con l’ampia maggioranza auspicata da Renzi. Nel pomeriggio Zanda tiene i rapporti con il gruppo dei senatori ‘dissidenti’ e parla con Vannino Chiti. Ma non c’è nulla da fare. E in serata l’ufficio di presidenza del gruppo prende la decisione che era nell’aria da giorni: Mineo, che era un membro ‘sostituto’ in commissione, non viene confermato. Al suo posto arriva il capogruppo Luigi Zanda. Un “errore, un autogol” per Renzi e per il partito, lo definisce a caldo l’ex direttore di Rainews24, che dice di essere stato avvertito della decisione in via informale da un collega. Una decisione “grave”, protesta Stefano Fassina, “un segno di debolezza per chi intende evitare di fare le riforme a colpi di maggioranza. Chiediamo alla presidenza del gruppo Pd del Senato di rivedere la decisione presa”. Nella I commissione di Palazzo Madama procede intanto quella che i senatori M5S definiscono polemicamente una discussione “copia-incolla”. Vengono illustrati gli emendamenti al ddl costituzionale del governo, ma il voto sulle migliaia di proposte di modifica non iniziera’ prima della prossima settimana. Non iniziera’, con ogni probabilita’, prima dell’incontro tra Renzi e Berlusconi atteso da tutti come risolutivo. Forza Italia insiste infatti nella richiesta di cambiare il testo per prevedere l’elezione diretta del Senato, ma il governo ha fin qui seccamente escluso la modifica. Le trattative proseguono a tutti i livelli alla ricerca di una soluzione, ma solo un colloquio tra i due leader potra’ essere risolutivo. E rinnovare il ‘patto del Nazareno’, non solo sul superamento del Senato ma anche sulla legge elettorale, cui si dovra’ mettere mano subito dopo. “Siamo a un buono stadio: contiamo di portare il testo delle riforme in aula la prima settimana di luglio”, dice il segretario Luciano Pizzetti. Negli ultimi giorni si sarebbero compiuti, viene spiegato, passi avanti importanti sui poteri del nuovo Senato e sulle competenze delle Regioni nella riforma del titolo V della Carta. Ma serve un’intesa tra i leader sui nodi irrisolti, per andare avanti. (Serenella Mattera/ANSA)

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