Papa: “Corrotti e fabbricanti di armi renderanno conto a Dio”

CITTA’ DEL VATICANO. – I corrotti e i “fabbricatori di armi”, o chi fa “tratta” di persone umane, che non sono felici, e certo non si conquistano la “vita eterna”. “Eh, davvero le finanze hanno bisogno di etica oggi”. “Dieci milioni di bambini, sentite bene, dieci milioni”, vittime del lavoro schiavo e di abusi. E la “misericordia” di Dio, stare nel suo “abbraccio” come un “bimbo” che vi trova “protezione”, e rinuncia alla pretesa di salvarsi da solo. E’ un mix da “cristiani coraggiosi”, non “remissivi”, tra spiritualità e vita concreta, quello che il papa latinoamericano, campione da arcivescovo argentino della denuncia della corruzione e della insipienza di chi riveste ruoli di responsabilità politica e civile, ha proposto in udienza generale davanti a oltre 35mila persone che hanno sfidato una opprimente canicola e si sono disposti ad ascoltare la catechesi sul settimo dono dello Spirito santo, il “timore di Dio”. Papa Bergoglio, il viso un po’ stanco dopo la lieve indisposizione dei giorni scorsi, è giunto in piazza poco prima delle 9,30, ha scherzato con alcuni malati che erano stati raggruppati davanti a un maxischermo: “è un po’ più fresco qui, non sotto il caldo che cucina”, e compiuto il solito giro sulla jeep scoperta, tra l’entusiasmo dei presenti. Al momento della catechesi ha svolto la sua riflessione, intervallandola con ampi inserti a braccio, con immagini sempre efficaci e concrete, ma che non sono mai apparse come anatemi. A oltre un anno dall’elezione, non è l’anatema né la clava la “arma” che Bergoglio usa per svolgere il suo ministero di capo di un miliardo di cattolici nel mondo. Il Pontefice ha insistito sulla “docilità, riconoscenza e lode” che “ricolmano il cuore cuore di speranza”. A più riprese ha invitato a “aprire il cuore perché la bontà e la misericordia di Dio venga a noi”, ad accettare la “carezza” di Dio, “perché le carezze del padre vengano a noi”, tutto questo, ha spiegato, porta “a seguire il Signore con umiltà, docilità e obbedienza, ma non con un atteggiamento rassegnato, passivo anche lamentoso, ma con lo stupore della gioia, la gioia di un figlio che si riconosce servito e amato dal padre”. “Non siamo – ha precisato papa Francesco – cristiani remissivi, ma” questo sentimento “genera in noi coraggio e forza, fa di noi cristiani convinti, entusiasti che non restano sottomessi al Signore per paura, ma perché sono commossi e conquistati dal suo amore”. Ma il timore di Dio, ha spiegato, “è anche un allarme di fronte alla pertinacia del peccato: quando una persona vive nel male, quando bestemmia contro Dio quando sfrutta gli altri, quando li tiranneggia, quando vive solo per soldi, vanità, potere, orgoglio, allora il santo timore di Dio ci mette in allerta, ci dice: ‘attenzione, con tutto questo potere, soldi, con il tuo orgoglio e la tua vanità non sarai felice”. “Voi pensate che i corrotti”, o “quanti fanno la tratta delle persone umane” o “i fabbricanti di armi” “sono davvero felici?”. “Non lo sono” e sappiano che “nell’aldilà dovranno rendere conto a Dio” del male compiuto. E “dall’altra parte” non porteranno con sé né “soldi, né potere, né orgoglio”, ha detto esprimendo lo stesso concetto per il quale a volte ha usato l’immagine del “sudario che non ha tasche” e del “camion da trasloco mai dietro a un carro funebre”. Dai primi giorni del pontificato papa Francesco ha condannato la corruzione nella società e nella Chiesa, e anche lo scorso 9 giugno, con la cronaca italiana già sconvolta dalla inchiesta del “Mose”, ha osservato che è facile entrare nelle cricche della corruzione e che la politica del do ut des e degli affari è causa di ingiustizie. Il richiamo a una finanza etica e l’appello per i bimbi costretti a lavorare, è giunto invece dopo la catechesi sul timore di Dio. Il Papa ha letto il suo appello con molta partecipazione, scandendo le parole. In particolare, quando a citato la cifra dei bimbi sfruttati ha sottolineato: “sentite bene, decine di milioni”. Dopo aver citato la “discriminazione” dei piccoli lavoratori, inoltre, ha fatto una pausa di silenzio e ha tenuto in mano, per mostrarlo alla folla, il depliant rosso sulla Giornata contro lo sfruttamento del lavoro minorile. (giovanna.chirri@ansa.it)