La Russia taglia il gas all’Ucraina, trema anche l’Ue

Pubblicato il 16 giugno 2014 da redazione

MOSCA. – La Russia chiude i rubinetti del gas verso l’Ucraina e fa tremare l’Europa, che riceve dai metanodotti ucraini metà del gas che compra da Mosca. I recenti negoziati tra Russia, Ucraina e Ue non sono serviti a trovare un compromesso sulla questione energetica, e – assieme all’introduzione per Kiev di un regime di pagamenti anticipati per l’oro blu russo – all’orizzonte si profila il fantasma di una terza ‘guerra del gas’ dopo quelle del 2006 e del 2009 che hanno lasciato al gelo mezza Europa. Per il momento il gas destinato all’Europa continua a raggiungere l’Ucraina, e il ministro dell’Energia di Kiev, Iuri Prodan, ha assicurato che i flussi diretti verso il Vecchio continente non saranno messi a repentaglio. Ma come ha sottolineato il commissario Ue all’Energia Gunther Oettinger, il rischio che quest’inverno l’Europa debba fare i conti con una carenza di gas è concreto e la Gazprom ha già avvertito la Commissione europea su “possibili interruzioni” delle forniture, che però secondo il gigante russo del gas sarebbero da imputare all’Ucraina, che potrebbe prelevare metano dal volume in transito verso l’Europa. La situazione potrebbe però essere meno drammatica che nel 2009 perché l’Ucraina può essere in parte bypassata attraverso il gasdotto Nord Stream, che passa dal Mar Baltico, e Oettinger ha a sorpresa rilanciato il progetto del South Stream, che dovrebbe invece attraversare il Mar Nero. Kiev da parte sua sostiene di avere riserve a sufficienza fino a dicembre, ma il premier ucraino Arseni Iatseniuk ha comunque chiesto ai ministeri dell’Energia e della Giustizia di prepararsi a un’emergenza energetica. Mosca e Kiev intanto si scambiano reciproche accuse: Iatseniuk ha parlato di “una nuova tappa dell’aggressione russa”, mentre per il suo collega di Mosca Dmitri Medvedev il governo ucraino avrebbe usato il gas per un “ricatto” politico. Ma le due maggiori repubbliche ex sovietiche, oltre a sfidarsi a parole, si preparano anche a un duello legale all’arbitrato della Corte di Stoccolma. Anzi a due. Se Gazprom ha infatti deciso di citare in giudizio la società energetica statale ucraina Naftogaz per il mancato pagamento delle forniture di metano per un totale di 4,5 miliardi di dollari, gli ucraini hanno a loro volta risposto al colosso russo del gas ricorrendo all’arbitrato affinché sia stabilito “un prezzo equo”, e puntano contemporaneamente a recuperare quello che ritengono di aver pagato di troppo dal 2010: qualcosa come 4,4 miliardi di euro. La chiusura dei rubinetti del gas russo arriva allo scadere di un ultimatum lanciato dal Cremlino a Kiev per il pagamento di 1,95 miliardi di dollari come parte del debito accumulato per il gas, ma il governo ucraino si è rifiutato insistendo per una riduzione sostanziale del salatissimo prezzo impostogli dalla Russia dopo che a Kiev si è insediato un governo filo-occidentale: 485 dollari per mille mc, la tariffa più alta d’Europa. E proprio il prezzo del gas è il vero pomo della discordia in questa disputa energetica. Kiev la settimana scorsa ha già rifiutato una proposta di Mosca di ridurre la tariffa di 100 dollari portandola a 385 dollari per mille mc, un prezzo che l’Ucraina – che punta a pagare 326 dollari – ritiene “non di mercato”. Un accordo sembrava vicino a fine maggio, quando Kiev ha versato una prima tranche di 786 milioni di dollari alla Russia, che ha risposto a sua volta posticipando più volte il suo ultimatum: dal 3 al 9 giugno, dal 9 al 10. Ma il ‘niet’ ucraino all’offerta russa – “l’ultima”, come ha detto l’ad di Gazprom Alexiei Miller – ha fatto precipitare la situazione, e ora lo stesso Miller tuona senza mezzi termini che “il proseguimento delle consultazioni trilaterali non è in discussione”. Kiev deve onorare i suoi debiti. E d’ora in poi dovrà pagare in anticipo il gas. Punto. Le già tese relazioni tra Russia e Occidente rischiano così di inasprirsi ulteriormente, anche perché parallelamente a questa ‘guerra del gas’ nell’Ucraina dell’est si combatte un’altra guerra, vera, tra le truppe di Kiev e i miliziani separatisti, e il nuovo governo ucraino e i suoi alleati occidentali accusano proprio Mosca di aiutare e armare i ribelli, che oggi si sono tra l’altro impossessati della sede della Banca centrale ucraina a Donetsk, nel cuore industriale e minerario del Paese. (Giuseppe Agliastro/Ansa)

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