La giornata politica: Grillo chiama Renzi

ROMA. – L’improvviso cambio di strategia di Beppe Grillo sulle riforme mette innanzitutto sotto pressione il patto del Nazareno. Più volte posto in discussione, è però ancora lì: costituisce il pilastro sul quale Matteo Renzi ha costruito il suo progetto e non sembra un caso che il leader 5 stelle lo abbia inquadrato nel mirino, chiedendo di sedere al tavolo del negoziato della nuova legge elettorale. Luigi Di Maio ha spiegato che il M5S si è reso conto di rischiare un limbo politico dopo aver perso la scommessa di una crisi di governo a breve. Come dice Roberto Maroni, leader dell’ altra forza interessata a sparigliare i giochi, non si può fare politica cavalcando l’antipolitica. Perciò i grillini chiedono di discutere la loro proposta di legge elettorale, battezzata ”democratellum”, basata su proporzionale, preferenze e premio di governabilità. Il calcolo è che una tale avance, dopo mesi di incomunicabilità, non possa essere respinta senza un confronto: i 5 stelle sono perfino pronti a ”non impiccarsi” sui nomi di coloro che siederanno al tavolo negoziale, in altre parole a non fare storie se il Pd non sarà rappresentato dal segretario in persona. Tuttavia Grillo sa bene che una legge proporzionale, sia pure corretta, non può essere accettata dai democratici perché nel frattempo le trattative con Forza Italia sono andate avanti e la bozza 5 stelle rappresenterebbe in sostanza un passo indietro sul fronte del maggioritario, come hanno già rilevato alcuni uomini del premier. L’impressione è che il vero obiettivo dei grillini sia un altro: rilanciare il Mattarellum, che nel Pd riscuote ancora molte simpatie. Ciò spiega la cautela con la quale è stata accolta l’apertura del leader genovese il quale assicura di ”fare sul serio”. Il Rottamatore ha discusso della novità al Quirinale. Il suo obiettivo resta quello di coinvolgere il più ampio arco delle forze politiche, come recita il comunicato del Colle, ma naturalmente non ad ogni costo. Il tempo stringe e l’obiettivo dichiarato di rivoluzionare la politica europea nel semestre italiano di presidenza della Ue non gli consente di presentarsi a Bruxelles con la guerriglia alle spalle. Infatti il premier ha sottolineato che la settimana prossima sarà decisiva: per incontrare con ogni probabilità Grillo e Berlusconi e stabilire una volta per tutte la direzione di marcia. Renzi sa di giocarsi la faccia in questa partita e lo dice chiaro e tondo. Non sarà facile catturare i 5 stelle senza compromettere il rapporto con il Cavaliere, peraltro logorato in queste settimane dagli ondeggiamenti di Forza Italia dopo la sconfitta elettorale. Ma ”è l’ultima spiaggia”, come ripete: di qui in poi non saranno più possibili tatticismi perché gli elettori hanno dato un verdetto inequivocabile a favore delle riforme, attese anche dalla comunità internazionale. Gli stessi alleati centristi stanno correndo ai ripari: temendo di restare tagliati fuori dal cuore dei negoziati, esigono che si parta da un accordo di maggioranza da estendere alle opposizioni che ci staranno. Ma Pierferdinando Casini smussa questa pretesa del Nuovo centrodestra sottolineando che comunque Ncd e Udc non temono di essere scavalcati e accoglierebbero favorevolmente l’apporto del M5S se si ”aggregasse all’accordo con Forza Italia”. Tradotto: attenzione a non interrompere il canale di dialogo con Berlusconi per un’avventura dagli esiti incerti. Fi sembra al momento il partito in maggiori difficoltà. C’è chi recrimina per la decisione di Renzi di puntare prima alla riforma del Senato e poi al varo dell’Italicum e chi pensa di introdurre nella trattativa il presidenzialismo (il Cavaliere lo rilancerà mercoledì con una conferenza stampa). Ma la sostanza è che, con l’arrivo di un interlocutore pesante come il Movimento 5 Stelle, la tattica di prendere tempo mostra la corda. Berlusconi dovrebbe dire una volta per tutte se il patto del Nazareno è ancora valido anche con la riforma del Senato presentata dal governo. Un partito in subbuglio e incapace di trovare con le altre forze di centrodestra un’intesa sulle cose da fare non glielo consente: è venuto il momento di scoprire se la sua parola è ancora capace di scavalcare queste divisioni e di imporre una decisione precisa. (di Pierfrancesco Frerè/ANSA)