Fmi: piano Renzi ambizioso, rapidi su crescita, giù tasse

Pubblicato il 17 giugno 2014 da redazione

ROMA. – La crescita arriverà ma resterà “fragile” mentre la disoccupazione ha raggiunto un “livello inaccettabile” e le tasse restano ancora troppo alte. Tuttavia il governo di Matteo Renzi ha messo in campo un piano di riforme “ambizioso”, a partire dal fisco e dal mercato del lavoro, e adesso bisogna andare avanti con “interventi di politica economica rapidi e coraggiosi”. E’ una ‘mezza’ promozione dell’Italia quella che arriva dal Fondo Monetario Internazionale, come osserva lo stesso ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan che parla di “voti non pieni ma buoni” e assicura che l’esecutivo è impegnato a riportare la crescita “su un binario robusto”. Al termine della sua missione annuale a Roma nell’ambito dell’Article IV l’Fmi emette la sua pagella sui progressi fatti dal Paese per uscire dalla “profonda recessione”: progressi che cominciano a vedersi ma che vanno trasformati in “cambiamenti strutturali profondi”, puntando anche a un “riequilibrio di bilancio volto a ridurre le aliquote fiscali e ad aumentare la spesa produttiva” perché questo ”può sostenere la ripresa”. Gli esperti di Washington promuovono l’approvazione della delega fiscale che “fornisce un quadro apprezzabile per semplificare e migliorare il sistema”. Ma bisogna incidere di più sul calo delle tasse, attraverso, è il consiglio del Fondo, “maggiori risparmi dalla revisione della spesa pubblica e minori agevolazioni fiscali” ma anche mettendo in campo “maggiori sforzi per ridurre l’evasione fiscale”. Avanti tutta poi sulla riduzione del debito, prestando attenzione però “a non fare deragliare la crescita”. Anche per questo bisogna spingere il Pil e completare rapidamente il piano di privatizzazioni. Piano “importante e ambizioso” sottolinea Padoan, assicurando che si procede, “così come indicato nel Def”. Le raccomandazioni del Fondo si concentrano poi su mercato del lavoro, concorrenza, sostegno alle piccole e medie imprese al sistema giudiziario (”occorrono ancora più di 1.000 giorni per far rispettare un contratto” osserva l’Fmi). Tutti capitoli di riforma che se perseguiti permetterebbero di “liberare un notevole potenziale di crescita”. Sul fronte dell’occupazione dicono gli economisti guidati da Christine Lagarde, un contratto a tutele crescenti, come previsto dal Jobs Act, ”aumenterebbe l’equità tramite la riduzione del dualismo specialmente se dovesse sostituire gli attuali contratti a tempo indeterminato”. Bisognerebbe però anche rendere più produttiva la spesa pubblica “spostando risorse dalle pensioni più elevate all’istruzione e alle politiche attive del lavoro”, misura che consentirebbe di “rafforzare la produttività e l’occupazione giovanile e contribuirebbe alla riduzione dell’ampio squilibrio intergenerazionale”. Il Fondo rinnova anche l’invito a pensare “alla differenziazione dei salari pubblici a livello regionale”. Ma, chiarisce il titolare dell’Economia, il termine ‘gabbie salariali’ evocato da qualcuno “è demodé” e l’invito del Fondo va letto “con gli occhiali di oggi. Noi intanto abbiamo fatto la riforma della P.a.”. Infine le Pmi, che sono “la spina dorsale dell’economia italiana”: vanno aiutate sul fronte del credito, e il sistema bancario dovrebbe sveltire la ristrutturazione dei debiti delle Pmi, visto che comunque i crediti in sofferenza “continuano a crescere raggiungendo il livello record del 16% dei prestiti”. Padoan spiega poi che intanto le decisioni della Bce sono “molto importanti sul lato della maggiore propensione delle banche a concedere credito” mentre quelle varate dal governo “facilitano dall’altro lato, cioè l’accesso al credito. Quindi mi aspetto più credito e più investimenti”. (di Francesco Carbone e Silvia Gasparetto/ANSA)

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