Mondiali: felicità De Rossi, “E ora minimo la semifinale”

Pubblicato il 17 giugno 2014 da redazione

ROMA. – Il bambino che aveva paura delle onde di Ostia, da grande naviga con coraggio e visione d’orizzonte nell’oceano del mondiale brasiliano. E’ cresciuto in tutti i sensi, Daniele De Rossi. Il giovane e irrequieto talento passato con gli anni al ruolo di guerriero ora e’ diventato- incredibilmente ma meritatamente – uno dei saggi della nazionale. Molto compreso nel ruolo di campione del mondo reduce, molto sicuro della sua tenuta psicologica. Venerdi’ con la Costa Rica sara’ la seconda partita del mondiale, uno snodo che in passato gli ha procurato vari guai: “E’ vero, nel 2006 fui espulso per quella gomitata a McBride, nel 2010 provocai un rigore per gli avversari. Ma almeno sul piano disciplinare sono certo: in azzurro non e’ ma piu’ accaduto, e non avverra’ neanche a Recife”. Ostenta una preoccupazione, per la partita con la Costa Rica. “Anzi, piu’ d’ una. Intanto il clima: l’anno scorso alla Confederations Cup giocammo alle 21 e finimmo distrutti. Questa volta la gara e’ alle 13: anche la Costa Rica, i cui giocatori saranno magari piu’ abituati a questi climi ma sono comunque esseri umani, dovrebbe essere favorevole ai timeout. E’ una questione di buon senso”. Saggiamente pero’ non accusa solo la Fifa: “Prima di arrivare alla federazione internazionale, ce ne sono tanti altri che non pensano alle condizioni dei calciatori ed alla qualita’ del gioco: perche’, scusate, giocare alle 21 d’inverno a Verona o Torino cosa e’, una passeggiata di salute? Tutti sanno che e’ una questione di diritti tv”. E le altre preoccupazioni? “Beh, intanto che loro non sono piu’ i dilettanti di Italia ’90. Ora sono una buona squadra, con un candidato fenomeno, il centravanti Campbell. E poi che noi abbiamo solo cominciato&hellip”. Per arrivare dove: “Non lo so, come pure non vorrei indicare un obiettivo minimo, perche’ e’ da mediocri: diciamo che una squadra come quest’Italia come minimo deve arrivare alla semifinale. E poi sarebbe bello salutare il mio amico di una vita Pirlo con la Coppa del mondo in mano al Maracana’. Ma quello lo sognano tutti “. Intanto, auspica per la partita con la Costa Rica “che certifichi il passaggio al secondo turno. Il giorno prima si gioca Uruguay-Inghilterra, la situazione sarà già delineata: avremo l’occasione per qualificarci, matematicamente o virtualmente”. Gli piace, il mondiale brasiliano. ”Il popolo di qui ci ha accolto con grande calore: l’allegria dei bambini che ci hanno fatto visita oggi in campo è stata contagiosa, ci ha trasmesso felicità. Questo si preannuncia come il Mondiale più bello di tutti, per la gioia della gente. Sperando che non si ripetano incidenti. Ma la qualità dei rapporti umani e’ altissima. E la sede del ritiro per me e’ perfetta: preparare le partite senza grandi viaggi in pullman e senza la presenza di voi giornalisti in tribuna e’ una situazione ottimale”. Non apprezza gli occhi indisceti al campo d’allenamento, e snobba la piazza pubblica dei social network. “Li uso, ma con nomi di fantasia, per comunicare con le persone a me care. Basta. Non mi piace parlare delle mie cose, poi ci sono le conferenze stampa – aggiunge – so però di avere dei ‘fake’: uno ieri si voleva vendere all’asta la mia maglia di Italia-Inghilterra. Non la comprate, non e’ vera&hellip”. Gli dicono che e l’unico azzurro insostituibile, la risposta conferma la trovata maturita’: “E’ un concetto sbagliato a maggior ragione dopo solo una gara – dice – e comunque non lo e’ nessuno, dunque neppure io. Ad esempio Thiago Motta puo’ interpretare il mio ruolo: magari con minore dinamismo, ma certo con piu’ classe”. Chiude con un complimento al cestista Belinelli, trionfatore nell’Nba, che e’ un rimprovero subliminale a qualche gufo. “Da azzurro ad azzurro ho molto tifato per lui, tra l’altro a me il basket piace. Ma io tifo Italia anche quando c’e’ il tiro con l’arco alle Olimpiadi. Mi piacerebbe che avvenisse anche per la nazionale di calcio: e invece non sempre e cosi’, peccato per loro”. Un pensiero che non basta a turbare la trovata maturita’ e la ostentata felicita’: a proposito, gli chiedono, lei quando la lascia la nazionale? “Ah – ribatte – io qui mi sento cosi’ bene e cosi’ giovane che non me ne andrei mai. Questa maglia me la dovranno strappare via dal corpo”. (dall’inviato Piercarlo Presutti/ANSA)

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