La giornata politica: rilancio economico e riforme istituzionali

Pubblicato il 17 giugno 2014 da redazione

ROMA. – L’agenda di Matteo Renzi si muove su un doppio binario: rilancio economico e riforme istituzionali. Per il momento sono due piani paralleli, destinati però prima o poi a sovrapporsi. Come dice il premier, infatti, la crisi non è finita, ma può essere vinta. Come? Costringendo le banche a immettere liquidità nel sistema (”adesso non hanno più alibi”) e soprattutto, in vista del semestre italiano di presidenza della Ue, parlando del nostro programma di riforme in Europa. L’invito in tal senso del presidente del Consiglio ai suoi ministri si muove nel solco del fresco incoraggiamento ricevuto dal Fondo monetario il quale parla di ”programma ambizioso” che tuttavia ha bisogno di velocità per convincere i mercati. Il Consiglio europeo di fine mese rappresenta un appuntamento decisivo. Il governo ha fatto il punto con il capo dello Stato, ma è chiaro che per ”cambiare verso” all’Ue al Rottamatore servono risultati concreti da portare al vertice. E’ qui che l’agenda economica si incrocia con quella delle riforme: dopo anni di dibattiti finiti sempre su un binario morto, è giunto il momento di dimostrare ai partner europei che si fa sul serio. Ma l’improvviso cambio di scenario determinato dall’apertura di Beppe Grillo al confronto crea a Renzi più di un problema. E’ evidente infatti il rischio che avviare una trattativa con i 5 stelle possa incrinare il patto del Nazareno, già di per sé logorato dall’insuccesso elettorale di Forza Italia e dalle tante esitazioni di Berlusconi. Eppure questo asse è l’architrave della strategia renziana. Di fatto è stato questo accordo a sbloccare la situazione. Tutto l’entourage del premier è consapevole che i nuovi arrivati al tavolo della trattativa, M5S e Lega, sono intenzionati a metterlo in discussione per un doppio motivo: uno tattico (trovare uno spazio proprio, indebolendo la precedente intesa) e l’altro strategico (ridisegnare il modello di riforma di Senato e legge elettorale in senso più proporzionale). I democratici hanno già fatto sapere che il proporzionale non può essere la base di discussione (sebbene piaccia anche ai centristi, magari condito con le preferenze): la scelta del maggioritario è stata compiuta e tornare indietro sarebbe una battuta d’arresto. Tuttavia Roberto Calderoli, che ha firmato con Anna Finocchiaro un pacchetto di emendamenti condivisi al testo del governo su Senato e titolo V, spiega che il modello di legge elettorale presentato dai grillini, tranne alcune ”fantasie” come il voto in negativo, è un’ottima base di discussione: è in sostanza una variante del modello spagnolo con preferenze che piace alla Lega e che in passato è stato tra le formule prese in considerazione un po’ da tutti. Ciò fa intuire le insidie. Dal momento che le riforme devono registrare il massimo possibile di convergenza, potrebbe essere difficile negare un confronto sulla proposta dei 5 stelle che riaprirebbe tutti i giochi. Come dice Massimo Mucchetti per giustificare la ritirata dei 14 autosospesi del Pd, l’ingresso in gioco di M5S e Lega ha aperto una partita nuova. Bisogna vedere come andrà a finire, fermo restando che i dissidenti non vogliono sentirsi dei Turigliatto (il senatore che abbandonò la maggioranza prodiana con altri non allineati determinandone il collasso). La Finocchiaro ribadisce che con il rientro dei 14 autosospesi il Pd è più forte e che uno dei punti fermi della riforma resta l’elezione indiretta del Senato. Ciò non toglie che si dovrà discutere con gli alfaniani (che esigono di partire da un accordo di maggioranza prima di avviare le consultazioni con le opposizioni), e con i berlusconiani che sventolano la bandiera del presidenzialismo. Secondo i fedelissimi del Cavaliere il patto del Nazareno tiene: forse perché gli azzurri si sono resi conto che gli spazi di manovra sono esigui e che il vero pericolo consiste nella perdita di ruolo causata dall’ arrivo di tutti gli altri al tavolo negoziale. Molto dipenderà dagli incontri che Renzi avrà con Grillo e con Berlusconi. Il premier detiene in questo momento la golden share delle riforme: riuscire a mettere tutti d’accordo rappresenterebbe il suo più grande successo in attesa di assumere la presidenza della Ue. Difficile ma non impossibile perché a nessuno in questo momento conviene restare confinato in un limbo. Del resto i 5 stelle hanno già mostrato un inedito pragmatismo cercando nuove alleanze in Europa, pragmatismo che a questo punto potrebbero sfoggiare anche in Italia. Con risultati imprevedibili. (di Pierfrancesco Frerè/ANSA).

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