L’Iraq chiede i raid Usa. I big del petrolio in fuga

BEIRUT/BAGHDAD. – Gli Stati Uniti bombardino i miliziani qaedisti: la richiesta pronunciata dal ministro degli Esteri iracheno Hoshyar Zebari è esplicita e arriva nel giorno in cui alcune delle principali compagnie petrolifere occidentali decidono di evacuare gran parte del loro personale dall’Iraq. E mentre infuoca la battaglia tra le forze governative e i combattenti dello Stato islamico dell’Iraq e del Levante (Isis) per il controllo delle raffinerie nel centro del Paese. L’unica opzione che Barack Obama ha escluso è l’invio di truppe sul campo, è stata la risposta del portavoce della Casa Bianca, Jay Carney, che ha sottolineato che la carta di un’azione militare resta sul tavolo. Non è un mistero che il presidente Usa stia considerando l’impiego di droni, così come annunciato qualche giorno fa dal suo segretario di Stato John Kerry. Ma alla Casa Bianca – hanno fatto sapere fonti dell’amministrazione al New York Times e al Wall Street Journal – stanno valutando le modalità e soprattutto i possibili rischi. Se Obama ordinerà i raid, hanno infatti riferito le fonti, saranno limitati, a causa del numero relativamente ridotto di militanti da colpire, che sono dispersi nelle zone sotto il loro controllo e mischiati tra la gente: il rischio di perdite civili è altissimo. Sul piano internazionale, l’Iran ha proposto agli Stati Uniti di discutere sullo stesso tavolo la questione irachena con quella del nucleare. E il presidente iraniano Hassan Rohani ha ribadito che il suo Paese “farà di tutto per proteggere i luoghi santi sciiti dai terroristi”. Mentre l’Arabia Saudita, principale rivale della Repubblica islamica e alleato di Washington, ha messo in guardia dallo scoppio di una guerra civile su scala regionale. Da Londra, il premier britannico David Cameron ha affermato che i qaedisti minacciano di attaccare il Regno Unito e che il suo Paese non accetterà la creazione di un “regime islamico estremista in Iraq”. Anche perché, ha detto il presidente siriano Bashar al Assad, i Paesi occidentali che hanno sostenuto il terrorismo nella regione saranno colpiti dalla stessa violenza qaedista. “Nel quadro dell’accordo bilaterale di sicurezza, l’Iraq ha ufficialmente chiesto il sostegno degli Stati Uniti perché conducano raid aerei contro i gruppi terroristi”, ha annunciato il curdo Zebari parlando a Gedda a margine della riunione ministeriale dei Paesi membri della Conferenza islamica. Dal canto suo, il premier Nuri al Maliki, sciita, sostenuto dall’Iran ma indebolito al suo interno e da tempo contestato da gran parte delle regioni a maggioranza sunnite, ha ribadito che l’offensiva fulminea dell’Isis nel centro e nel nord del Paese “è un complotto”. Per il premier, le forze di Baghdad “non sono state sconfitte” e “sono riuscite a fermare l’avanzata”. Sul terreno, i qaedisti hanno assaltato all’alba il complesso petrolifero di Baiji, nella regione centrale di Salahaddin, circa 200 km a nord di Baghdad. Si tratta di un ampio recinto dove si concentrano le principali raffinerie del Paese, che non servono però i terminali petroliferi con i quali l’Iraq esporta le sue risorse. Gli esperti affermano che se l’Isis prendesse il controllo delle raffinerie potrebbe comunque ricavarne petrolio. Secondo informazioni non verificabili in maniera indipendente sul terreno, la battaglia a Baiji continua, anche se il governo afferma di aver ucciso 40 qaedisti e di aver ripreso il controllo. In ogni caso, secondo fonti di stampa americane, è in corso una “massiccia evacuazione” dello staff della Exxon Mobile, mentre la British Petroleum ha già evacuato il 20% dei suoi dipendenti. L’Eni invece – che pure sta “monitorando da vicino la situazione” e rivendica la sicurezza del personale tra le sue priorità – ha fatto sapere che la regione di Bassora, dove c’è il giacimento di Zubair, “non è colpita dalle rivolte” e sta mantenendo sul luogo “il personale essenziale”. Più a nord, l’Isis è avanzato nella regione di Mosul prendendo il controllo di tre località mentre a ovest ha dovuto affrontare la controffensiva lealista nei pressi di Tellafar, località chiave situata tra Mosul e il confine siriano. Dalla Siria, giungono notizie risalenti al 29 maggio e secondo cui altri miliziani dell’Isis hanno rapito 145 studenti curdi mentre tornavano dalle sessioni di esami. (Lorenzo Trombetta/Ansa)