Ucraina: pronti al cessate il fuoco “unilaterale” ad est

MOSCA. – Il nuovo presidente ucraino Petro Poroshenko tende timidamente la mano ai separatisti dell’est e si dice pronto a ordinare alle truppe di Kiev di “cessare il fuoco in maniera unilaterale” in modo che i miliziani filorussi possano deporre le armi.  Alcuni leader separatisti hanno già fatto sapere di non avere alcuna intenzione di seguire le raccomandazioni del governo ucraino e parlano di “un trucco tattico”, ma quella del capo di Stato ucraino è comunque un’importante apertura, che arriva non a caso poche ore dopo una conversazione telefonica, ieri sera, con il leader del Cremlino Vladimir Putin, dopo che un colpo di mortaio ha ucciso due giornalisti russi vicino a Lugansk. E può probabilmente essere considerato un tentativo di cercare un compromesso con Mosca anche il siluramento del capo della diplomazia ucraina Andrii Deshizia, finito nella bufera dopo una frase poco diplomatica nei confronti dello ‘zar’ russo (“è uno stronzo”) pronunciata pochi giorni fa durante una violenta protesta a Kiev contro l’ambasciata russa. Deshizia si è giustificato affermando di aver pronunciato la frase incriminata “per calmare” la folla. Ma intanto il ‘re del cioccolato’ ha già designato per la poltrona di ministro degli Esteri l’ambasciatore a Berlino Pavlo Klimkin, considerato filo-europeo, e in settimana dovrebbe arrivare l’ok del parlamento. Ma Poroshenko sta anche preparando una sorta di mini-rimpasto e ha già proposto il vice premier Vitali Iarema del partito di Timoshenko ‘Patria’ come procuratore generale al posto del nazionalista Oleg Makhnitski, e Valeria Gontareva come nuova governatrice della Banca centrale. Il governo di Kiev continua comunque a puntare il dito contro la Russia: la accusa innanzitutto di sostenere e armare i separatisti, e ora anche dell’esplosione nella regione di Poltava lungo un gasdotto che trasporta il metano siberiano in Europa. Il ministro dell’Interno ucraino Arsen Avakov aveva dichiarato che “il sabotaggio” del gasdotto “è un ennesimo tentativo della Russia di screditare l’Ucraina come partner nel settore del gas”. E ha fatto sapere che la deflagrazione è stata causata dall’esplosivo piazzato sotto un pilastro di cemento che sostiene il gasdotto. Ma lo scambio di accuse è reciproco, e infatti proprio Avakov è finito nel mirino di Mosca, che ha aperto un’inchiesta contro di lui e contro altri notabili ucraini per “l’uccisione intenzionale di civili” nell’est. Intanto i combattimenti continuano e con loro lo spargimento di sangue. Secondo dati forniti dall’Onu, finora nell’Ucraina orientale hanno perso la vita almeno 356 persone. E la cifra sembra destinata ad aumentare. Stando a una fonte del ministero della Difesa ucraino, negli scontri che si sono svolti nei giorni scorsi nella regione di Lugansk sono morti 15 soldati, 13 risultano ancora dispersi e nove sono invece rimasti feriti. E a questi si aggiungono gli almeno dieci miliziani morti sotto il fuoco delle truppe di Kiev nei pressi del villaggio di Metallist, lo stesso posto in cui hanno perso la vita i due reporter russi, mentre nella zona di Kramatorsk sembra che sia rimasta uccisa un’altra decina di separatisti. A riaccendere le speranze di una fine delle violenze c’è ora il cessate il fuoco promesso da Poroshenko e che secondo il ministro della Difesa Mikhailo Koval dovrebbe arrivare “a giorni”. Questa sorta di tregua unilaterale – ha spiegato il capo di Stato – sarà il primo atto di un piano di pace in 14 punti che sarà reso noto nei prossimi giorni. Poroshenko ha quindi ribadito di voler “offrire un’amnistia a coloro che depongono le armi e non hanno commesso gravi reati” e “offrire un corridoio per dare ai mercenari la possibilità di lasciare disarmati il territorio ucraino”. Il ministro degli Esteri russo Serghiei Lavrov ha definito “buona” la proposta di Poroshenko, ma l’ostacolo più difficile da superare è il secco ‘niet’ arrivato dai leader separatisti. (Giuseppe Agliastro/Ansa)