Console Cupellini: “E’ aumentata la richiesta di passaporti”

Pubblicato il 18 giugno 2014 da redazione

CARACAS –Ciclico. Tornano le file di connazionali alle porte del Consolato Generale d’Italia a Caracas. Ma anche negli uffici dei Vice-Consolati onorari. E’ un fenomeno che si ripropone ogni qualvolta la crisi economica morde o quando il discorso del capo dello Stato o di altri esponenti politici oggi al potere, fanno temere una svolta illiberale volta a radicalizzare l’autoritarismo che già permea il sistema presidenziale venezuelano. Se poi a tutto ciò si sommano la paura per il dilagare della delinquenza, in particolare della microcriminalità; la preoccupazione per le proteste, represse con inusuale violenza; e i soliti “rumores de sables”, peraltro sempre senza apparente fondamento, ecco che si creano le condizioni per un fenomeno, quello delle file alle porte del Consolato, che anche se mai scomparse, erano tuttavia contenute entro limiti accettabili e comunque gestibili. Accettabili, tenendo conto di quanto sia numerosa la nostra Collettività; gestibili, nonostante la riduzione progressiva del personale diplomatico.

– Sono aumentate le richieste di cittadinanza e di passaporto. E’ un incremento che si ripropone in tutto il paese. Vi sono vice-consolati onorari, come quelli di Valencia o Maracay, che ricevono anche 100 persone al giorno – la Console Reggente, Jessica Cupellini parla con franchezza di un fenomeno in aumento che ha messo in difficoltà l’intera rete consolare.

– A dir la verità – prosegue dopo una breve riflessione -, l’incremento si era notato già lo scorso anno. Nel 2012, furono emessi circa 8500 passaporti; nel 2013, 13.400. Un aumento, quindi, del 60 per cento circa -.

Miracolo della tecnologia. Tutti i numeri e le serie statistiche sono registrati nel computer. E appaiono immediatamente nello schermo che la Console Cupellini osserva di volta in volta, con solo schiacciare un tasto.

– Nel primo quadrimestre dell’anno – ci dice – sono stati emessi circa 4.500 passaporti. Si segue lo stesso trend dello scorso anno. Forse c’è una leggera accelerazione. Comunque, diciamo pure che il fenomeno si mantiene costante.

– Quali provvedimenti sono stati presi per evitare ritardi nella consegna dei documenti e l’affollamento negli uffici competenti?

– Per esempio, abbiamo aumentato la frequenza delle “giornate-passaporto” nella provincia, per la raccolta delle impronte digitali – riferisce -. Nel primo semestre del 2013 si organizzarono 11 “giornate-passaporto”. Questo primo semestre dell’anno ne sono previste almeno 16 o 17.

Commenta che anche la richiesta di cittadinanza ha subito un’impennata. Quindi, aggiunge:

– Molte persone, ora, si recano in Consolato per aggiornare o per chiudere la propria posizione anagrafica, in previsione di un trasferimento definitivo ad un altro Paese.

In passato, il fenomeno avrebbe sorpreso. Oggi non più.  Il Console, infatti, spiega che “se l’intenzione è di trasferirsi negli Stati Uniti o in Europa il cittadino non si reca in Consolato per informare e aggiornare la posizione anagrafica.

Ma molti connazionali – precisa – decidono di stabilirsi a Panama. Il cittadino italiano che vi si reca, grazie ad un particolare accordo firmato tra l’Italia e il paese centroamericano, ottiene agevolazioni per la residenza. Ma, appunto, tra i documenti richiesti vi è questo certificato -.

– Avete statistiche? Sapete quanti cittadini presumibilmente pensano di recarsi a Panama?

– No. Almeno non in questo momento – confessa scuotendo la testa -. Dovrei fare dei computi. Comunque, in questo periodo, riceviamo quotidianamente dalle 4 alle 5 richieste. C’è un flusso di connazionali tendenzialmente orientati a lasciare il paese per trasferirsi a Panama.

Passaporti, stato civile, anagrafe. Ma anche tanti altri servizi. Connazionale che viene e connazionale che va. Quanti sono gli utenti che quotidianamente si recano in Consolato per il disbrigo di pratiche, per sollecitare un documento o, più semplicemente, per chiedere informazioni? Lo domandiamo alla nostra Console che, dopo aver frugato negli archivi per maggior precisione, ci dice:

– Nel 2013, abbiamo ricevuto circa 36 mila persone; una media di 3 mila al mese. Quest’anno, solo tra gennaio e aprile, ne abbiamo ricevute 18 mila. In un quadrimestre abbiamo avuto in Consolato tante persone quante ne sono state ricevute in sei mesi lo scorso anno. L’affluenza mensile è stata di 4500 cittadini. Ma vi sono stati mesi in cui ne abbiamo ricevuti anche 4.700, 4.800.

Sottolinea che all’aumento dell’utenza non ha corrisposto un incremento proporzionale del personale. E ciò ha provocato disagi, ritardi e, purtroppo, anche le file di connazionali alle porte del Consolato.

– Le file di persone? – commenta la Console Reggente – Una conseguenza oggettiva. Ci rendiamo conto che fare la fila davanti al Consolato può essere pericoloso. Abbiamo sollecitato la presenza della polizia ma, fino ad ora, la nostra richiesta non è stata soddisfatta. Al mattino cerchiamo di far entrare i connazionali in Consolato prima dell’orario di apertura degli uffici. Ma all’interno purtroppo lo spazio è limitato. Quindi, malgrado tutto, siamo obbligati a far fare la fila in strada -.

Insiste nel sottolineare che pur essendo stata richiesta la presenza della polizia, gli agenti rare volte si fanno vedere. E solo per brevi momenti. Esprime il timore che con il dilagare della microcriminalità, possano accadere fatti spiacevoli ai connazionali che attendono il proprio turno fuori dal Consolato.

Cupellini aggiunge che sei funzionari consolari sono rientrati al Ministero, in Italia, e non sono stati sostituiti. Spiega che per far fronte alle esigenze dei connazionali, si ricorre sempre più spesso agli straordinari; specialmente negli uffici di Stato Civile, cittadinanza e anagrafe.

– Quali sono gli uffici più affollati?

– In primo luogo – ci dice -, l’anagrafe. Ed è facilmente intuibile la ragione. Tutti i cittadini che richiedono passaporto, cittadinanza o stato civile devono aggiornare la posizione anagrafica. Quindi questo ufficio ha subìto un forte incremento nel cumulo di lavoro. E’ qui soprattutto che si sono resi necessari gli straordinari.

Sostiene, quindi, che nonostante l’incremento nelle richieste “l’ufficio passaporti ancora regge”. Insomma, ancora non ha raggiunto i livelli di guardia.

– La consegna dei passaporti – ci dice con un misto di soddisfazione e preoccupazione – ora avviene dopo un mese. Probabilmente, l’anno scorso il documento era consegnato dopo quindici giorni.  Era tutto più veloce.

Spiega che nei consolati italiani in altri paesi hanno introdotto la regola dell’appuntamento. Ma considera che essa non è una soluzione. D’altronde l’esperienza insegna che più che aiutare a risolvere le difficoltà ne crea altre, oltre a causare malcontento, disagi e insoddisfazione tra l’utenza.

-Altri uffici in difficoltà?

– L’assistenza sociale – risponde immediatamente -. Abbiamo notato che i connazionali che si recano in Consolato sollecitando il nostro aiuto sono sempre più giovani. E’ un fenomeno che dipende dall’attuale situazione del Paese.

In effetti, se non si ha un’assicurazione, un’operazione può obbligare il malcapitato ad indebitarsi, forse anche con speculatori e usurai. Le conseguenze, a volte, possono essere tragiche. In tali circostanze, è facile in Venezuela ingrossare le file dell’esercito degli indigenti.

– Sì, è vero – concorda la Console Cupellini -. Nei giorni scorsi abbiamo autorizzato un’operazione di 315 mila bolìvares. In precedenza, una di 638 mila. Si tratta, quest’ultima, di un’operazione molto delicata al cuore. Ci era stata presentata la possibilità di un intervento a cuore aperto più economico ma anche molto più rischioso per il paziente. Abbiamo deciso di autorizzare l’intervento più costoso ma senz’altro meno rischioso per il connazionale. Nel primo caso aveva il 50 per cento di possibilità di sopravvivenza, nell’altro il 90 per cento. In una settimana sono state autorizzate 4 operazioni per un costo totale di 2 milioni di bolìvares.

Sottolinea che le spese per l’assistenza sanitaria, sono assai elevate; tanto elevate che neanche i giovani, con un lavoro ben remunerato ed uno stipendio fisso, se privi di assicurazione, possono sostenerle. Fortunatamente, precisa la Console Reggente, “i fondi per l’assistenza sociale non mancano”.

– Ed è questo un aspetto molto positivo – conclude -. Il nostro ministero non li ha mai fatti mancare. (Mauro Bafile/Voce)

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