Accordo Ue e piano pace a est, la roadmap di Poroshenko

MOSCA. – Il presidente Petro Poroshenko mette sul tavolo la sua road map e si prepara a un piccolo ma importante passo verso l’Europa annunciando che il 27 giugno sarà firmata a Bruxelles la parte economica di un sofferto accordo d’associazione fra l’Ucraina e l’Ue. E allo stesso tempo – malgrado la Nato torni ad accusare Mosca di ammassare truppe alla frontiera – tende la mano ai filorussi con un piano di pace che punta a far finire le violenze che sconvolgono l’est dell’Ucraina. Il progetto di tregua dovrebbe essere presentato ufficialmente domani in Ucraina e lunedi’ al Consiglio dei ministri degli Esteri Ue in Lussemburgo. Ma in serata e’ stato gia’ illustrato nei suoi punti fondamentali alle autorita’ regionali di Donetsk e Lugansk: le aree in cui si combatte. A dare notizia dell’imminente firma dell’intesa e’ stato lo stesso Poroshenko durante la presentazione allo staff ministeriale del nuovo capo della diplomazia di Kiev: l’ex ambasciatore in Germania Pavlo Klimkin, nato ed educato in Russia, confermato oggi dal parlamento dopo la designazione presidenziale di ieri. La parte politica dell’intesa fra Kiev e l’Ue e’ gia’ stata siglata a fine marzo, e a suggellare e concludere l’accordo sara’ proprio la firma della parte economica, che ha l’obiettivo di dare vita a una zona di libero scambio tra l’Unione europea e l’Ucraina. Ma l’accordo d’associazione ha per il nuovo governo filo-occidentale di Kiev un significato molto piu’ profondo: si tratta infatti dello stesso accordo che ha riacceso il braccio di ferro tra Russia e Occidente sull’Ucraina, e la cui mancata firma – dietro le pressioni del Cremlino che puntava invece a far entrare Kiev nella sua Unione doganale – ha fatto da detonatore lo scorso novembre alla rivolta di Maidan che si e’ conclusa pochi mesi dopo con la caduta del presidente filorusso Viktor Ianukovich. Intanto nelle regioni “separatiste” dell’est continuano i combattimenti tra le truppe ucraine e gli insorti filorussi, che secondo Kiev e i suoi alleati occidentali sono armati da Mosca. E oggi nella zona di Sloviansk, una delle roccaforti dei separatisti, diversi soldati sono morti nei combattimenti con ribelli: almeno una “ventina”, riferisce la deputata del partito nazionalista ‘Svoboda’ Irina Sekh, citata dall’agenzia Interfax Uno dei leader locali dei miliziani, Igor Strelkov – nome di battaglia di Igor Ghirkin, che il governo ucraino accusa di essere un colonnello dei servizi segreti militari russi – ha chiesto intanto al Cremlino in un video postato su YouTube di intervenire in soccorso dei suoi uomini, che starebbero combattendo contro i soldati ucraini in netta inferiorita’ numerica. Una timida speranza di mettere fine alle violenze arriva dal piano di pace in 14 punti ideato da Poroshenko, che prevede un breve cessate il fuoco unilaterale da parte di Kiev per permettere ai miliziani di deporre a loro volta le armi, una riforma costituzionale per il decentramento del potere, elezioni parlamentari e locali anticipate e infine che una parte dei proventi delle tasse rimanga in loco. Ma la proposta del nuovo presidente ucraino finora e’ stata accolta dai leader separatisti – che la considerano un inganno – con un coro di ‘niet’ che non fa ben sperare. Mosca si mostra invece a favore del progetto di Poroshenko, ma insiste affinche’ i separatisti – che il governo di Kiev chiama “terroristi” – possano negoziare la fine del conflitto. E in serata anche l’influente oligarca Rinat Akhmetov ha rilasciato una dichiarazione che sembra andare sulla stessa strada affermando che “la gente non e’ interessata al processo, ma al risultato: la pace”. A destare preoccupazione sono pero’ le dichiarazioni della Nato, che accusa la Russia di tornare ad ammassare truppe alla frontiera con l’Ucraina. Stando alle parole del segretario generale dell’Alleanza Atlantica, Anders Fogh Rasmussen, si tratta di “un nuovo rafforzamento militare” di “almeno alcune migliaia di soldati”: una mossa bollata come “un passo indietro molto deplorevole”. Ma da est arriva anche una buona notizia: l’Osce ha annunciato di aver ristabilito i contatti con i suoi otto osservatori di cui si erano perse le tracce a fine maggio.  (Giuseppe Agliastro/ANSA)

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