Baires non può pagare e teme default, corsa contro tempo

NEW YORK. – L’Argentina si trova nell”’impossibilita” di pagare e rimborsare i suoi creditori il prossimo 30 giugno a causa dell’entrata in vigore della sentenza americana. Il ministero dell’Economia argentino agita lo spettro di un nuovo default del paese in seguito alla decisione della Corte Suprema statunitense, che autorizza – secondo Buenos Aires – gli hedge fund ”avvolti” a bloccare il processo di ristrutturazione del debito. Se fino a poche ore si intravedeva uno spiraglio per le trattative fra l’Argentina e gli hedge fund, la porta ora sembrerebbe essersi di nuovo chiusa. Il capo di gabinetto, Jorge Capitanich, smentisce infatti seccamente la possibilità dell’avvio di trattative con i fondi speculativi per risolvere la lunga battaglia che va avanti da 10 anni, e che rischia – con il nuovo capitolo – di creare ulteriori difficoltà all’economia argentina. La minaccia di un default – afferma JPMorgan – potrebbe essere una tattica negoziale per guadagnare tempo e per cercare di rendere più deboli i titolari di bond argentini in default che non hanno accettato lo swap. Le reazioni in qualche modo scomposte e contraddittorie del governo argentino mostrano la difficoltà della situazione: il presidente Cristina Fernandez de Kirchner se da una lato ha bisogno di patteggiare con i titolari di bond che hanno rifiutato lo swap del 2001 per evitare un nuovo default del paese. Dall’altra parte però un patteggiamento con gli hedge fund – ai quali la Corte Suprema ha di fatto dato ragione, intimando all’Argentina di ripagarli interamente, ovvero staccare un assegno da 1,5 miliardi di dollari – rischia di innescare richieste a catena da parte di altri soggetti, facendo schizzare le possibili richieste di pagamento fino a 16 miliardi di dollari, ovvero più della metà delle attuali riserve estere della Banca centrale Argentina. A chiedere l’avvio di trattative e a cercare un accordo con tutti i creditori è anche la Task Force Argentina, che rappresenta gli interessi dei titolari di bond italiani: ”L’Argentina è ora chiamata a far fronte alle sue responsabilità e se non lo facesse si troverebbe a far fronte a un default tecnico e a difficoltà nell’accedere al mercato dei capitali”. Una situazione quindi difficile, nell’ambito della quale l’ipotesi avanzata dal ministro dell’Economia, Alex Kicillof, sembra impraticabile: cambiare il diritto dei bond da americano ad argentino è – secondo gli osservatori – impossibile perché si opporrebbe la comunità internazionale a difesa del mercato dei bond e perché la reputazione dell’Argentina ne risentirebbe pesantemente, con effetti sull’economia. A stabilire che e’ una strada impraticabile è stato anche il giudice federale americano, Thomas Griesa, davanti al quale nelle ultime ore si sono presentati i legali dell’Argentina da un lato e degli hedge fund dall’altro. Fra questi ultimi, Elliot Managent sembrerebbe disposto ad avviare trattative e ad accettare bond nell’ambito di un patteggiamento. Ma nell’aprire a un confronto, Elliott si tutela e chiede alla giustizia americana di rendere esecutivo l’ordine che consente agli hedge fund di raccogliere informazioni sugli asset dell’Argentina per l’eventuale rimborso. Elliott punta a informazioni relative a YPF, il colosso energetico statale, sul quale le tensioni si fanno sentire in borsa: i titoli di YPF sono in forte calo, oltre il 4,4%, appesantendo il listino argentino, che ripiega da diversi giorni.

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