La giornata politica: l’opinione pubblica è con Renzi

ROMA. – Il moto centripeto determinato dalla vittoria elettorale del Pd alle europee sta rivoluzionando il panorama politico italiano. Matteo Renzi in un certo senso lavora su uno scenario liquido nel quale l’unico punto di riferimento è l’attrazione gravitazionale del ”suo” partito. Lo dimostra la spaccatura di Sel sul sostegno al governo, con le dimissioni di figure di primo piano come Gennaro Migliore e Claudio Fava proprio sul terreno del rapporto con l’esecutivo, e la crisi di Scelta Civica con l’addio del primo parlamentare che confluisce nel Pd (Giampiero Dalla Zuanna). Naturalmente lo scossone non risparmia il centrodestra, definito ”una Babele di voci” da Gianfranco Fini, e nemmeno il Movimento 5 Stelle che ha chiesto al premier di sedere al tavolo delle riforme pur di non essere inghiottito nel limbo degli emarginati (l’incontro con i grillini è stato fissato dal Rottamatore per mercoledì prossimo). Renzi ripete ai suoi di avere poco tempo e di essere deciso ad andare avanti nel processo riformista come un treno, forte del 40 per cento di voti raccolto alle europee. E’ sicuro che l’opinione pubblica sia con lui, anche per un fatto generazionale: si tratta di archiviare tutti i riti della vecchia politica. E’ un messaggio diretto innanzitutto al Cavaliere che, infatti, ha abbandonato improvvisamente ogni esitazione dando il via libera all’accordo sul Senato e sulla riforma elettorale. Berlusconi si è reso conto di non poter temporeggiare: il pericolo di essere scavalcato nella trattativa da Grillo è concreto perché i 5 stelle stanno dimostrando una imprevista spregiudicatezza. Dopo essersi negati al dialogo per tanto tempo, hanno deciso di abbracciare la linea della responsabilità sedendosi al tavolo negoziale. Senza nessuna pretesa di imporre un prendere o lasciare, precisa Luigi Di Maio, ma con un pacchetto di proposte (dimezzamento del numero dei parlamentari, tagli ai costi della politica, preferenze) a cui potrebbe essere difficile per Renzi dire di no. Non a caso nella sua risposta al M5S il Rottamatore dice che nessuno ha la verità in tasca e che le regole si scrivono tutti insieme. Naturalmente il fatto di avviare il dialogo con Grillo avendo in tasca l’accordo già chiuso con Forza Italia e con la Lega limita la disponibilità a rimaneggiare il testo delle riforme. In qualche modo ribadisce la validità del patto del Nazareno che ha innescato tutta questa rivoluzione. Ecco perché, dopo i colloqui tra il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi e il capogruppo dei senatori azzurri Paolo Romani, in Forza Italia si parla di passi avanti significativi e di stretta finale: il tentativo è quello di ridurre i 5 stelle nel ruolo dei supporter, sebbene tutti sappiano che – in caso di reale disponibilità – sarà impossibile negar loro un ruolo con l’accettazione di qualche emendamento alla Grande Riforma. Il più grande successo del premier comunque resta quello di aver allineato tutto l’arco politico alla discussione: adesso sembra davvero impossibile tornare indietro. L’Italia avrà le sue riforme, spendibili in Europa per chiedere quei cambi di strategia che costituiscono il vero obiettivo della presidenza italiana della Ue. Del resto l’invito del Fmi alla Bce ad imbracciare il bazooka dei quantitative easing per rimettere in moto l’economia dell’eurozona si muove nello stesso solco della strategia renziana: fine dell’austerity e immissione di liquidità nel sistema per incoraggiare i consumi e dare un taglio alla disoccupazione. L’interrogativo è sullo scenario politico che emergerà al termine del semestre italiano di presidenza della Ue. Se Renzi dovesse avere successo anche a Bruxelles, la sua offensiva diverrebbe inarrestabile. Per primo il centrodestra dovrà dotarsi di un nuovo piano di riunificazione. Raffaele Fitto per esempio scommette sul fatto che gli alfaniani non vi confluiranno; il che è garantito, ammette Fabrizio Cicchitto, se si sceglierà come leader Matteo Salvini che, a suo avviso, rappresenterebbe la sicurezza di restare opposizione a vita. Anche il centro sembra avere esaurito l’appeal dopo il collasso dei montiani. E perfino l’estrema sinistra rischia la marginalità dopo la spaccatura: le critiche di Nichi Vendola ai fuoriusciti sono in contraddizione con la sua stessa analisi che parla di un progetto ”fascinoso” del Rottamatore. Infine il posizionamento di Grillo a destra in Europa introduce un’altra incognita al momento difficile da decifrare. Tutto ciò dà a Renzi una forza sulla quale probabilmente nessuno ha potuto contare prima di lui. (Pierfrancesco Frerè/ANSA).

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