Vertice socialisti Ue su nomine e Patto

Pubblicato il 20 giugno 2014 da redazione

ROMA. – La partita delle nomine Ue entra in fase finale. E Matteo Renzi vola a Parigi per un vertice, quello convocato domani da Francois Hollande con altri leader del Pse, che punta a creare un fronte comune tra i socialisti europei in vista del cruciale consiglio europeo della prossima settimana. Un fronte che – c’è da attenderlo – lascerà deluso chi si aspetta un nome o una rosa di candidati. Certo di nomi si parlerà in quella che Parigi – ma anche Palazzo Chigi – tengono a precisare sarà una riunione informale, uno scambio di idee. Ma al centro dell’incontro, è molto più che probabile, ci sarà la richiesta di mettersi tutti d’accordo sul metodo: chiedere , forse pretendere, prima un accordo su un cambio dell’Europa ‘verso’ crescita e occupazione e poi individuare e scegliere i nomi che rispondano alla ‘missione’. Prima di sedersi al tavolo con Werner Faymann (Austria), Elio di Rupo (Belgio), Helle Thorning-Schmidt (Danimarca), Victor Viorel Ponta (Romania) Robert Fico (Slovacchia), Bohuslav Sobotka (Repubblica ceca), il vice-cancelliere tedesco e leader social-democratico (SPD) Sigmar Gabriel e Martin Schulz, Renzi e Hollande si vedranno da soli: un vis a vis per fare il punto sulla situazione che li vede allineati sulla necessità di spingere per un’Europa che metta al centro la crescita e la lotta alla disoccupazione. Come ribadito anche ieri dai loro ministri dell’economia, Padoan e Sapin. Al centro dell’incontro di domani ci sarà così la ricerca di un’intesa sulla piattaforma programmatica per l’Ue su cui Herman Van Rompuy sta lavorando “rispondendo alle sollecitazioni dell’Italia”, ha ricordato ieri il premier anche nella telefonata con la Merkel. Con la cancelliera, stretta dai problemi interni nella sua coalizione proprio sul nodo europeo – che oggi l’ha vista costretta anche a dire ‘ya’ all’ipotesi di rielezione di Schulz all’europarlamento – Renzi ha parlato ieri. E con lei – si commenta a Palazzo Chigi – c’e’ sintonia. Anche perchè quello che chiede Roma non e’ un cambio dei Trattati ma l’applicazione del ‘patto di stabilità e crescita’ alla lettera, puntando cio’ anche sulla ‘crescita’. Legando, ad esempio, riforme strutturali a possibili allentamento dei tempi di rientro sui conti e aprendo allo scorporo degli investimenti produttivi dal computo del deficit (la Merkel intanto apre ai project-bond). Sfruttando cioè gli ampi margini previsti dalle attuali regole e sempre – è il refrain di Renzi – nel rispetto del consolidamento dei conti. Perchè Roma – si fa notare – non guida, e non vuole farlo, una fronda anti-rigore ma vuole portare l’Europa, anche con la prossima presidenza Ue, al cambio di ‘verso’. Su questo Renzi basa il suo – non di poco peso – ok a un nome o un altro. E domani cercherà di convincere i colleghi Pse a seguirlo. Renzi che si presenta a Parigi forte della sua vittoria alle europee, lascia aperta la porta alla candidatura di Juncker alla Commissione. Ma per ora non si sbilancia di più. Certo Roma le sue mire le ha. Sulle poltrone delle 4 presidenze clou Ue la partita è e deve restare legata agli obiettivi, ma su quella dei commissari c’e’ da spuntare una poltrona di ‘peso’: come il commercio estero, il mercato unico o – si vocifera – l’energia. Con anche un altro obiettivo: portare, come fatto nel suo cdm italiano, donne. Almeno il 40%. Al di là del vertice di domani, continuano intanto le triangolazioni tra le cancellerie per trovare una quadra. David Cameron che ha posto il suo ‘veto’ a Juncker – minacciando l’addio all’Ue – starebbe cercando di ritardare la scelta di un nuovo presidente della Commissione europea, in cerca di un’alternativa. Anche dopo la mano tesa dalla Merkel di una poltrona di peso per Londra. (Marina Perna/ANSA)

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