Egitto: pesanti condanne ai giornalisti di al Jazira

IL CAIRO. – Tra sette e dieci anni di carcere E’ la dura sentenza pronunciata dalla Corte di assise del Cairo contro 18 tra giornalisti e operatori di al Jazira con l’accusa di disinformazione e appoggio ai Fratelli musulmani, Confraternita dichiarata “terrorista” in Egitto. Tre di loro, tra cui Peter Greste, pluripremiato reporter australiano che ha lavorato anche per Cnn, Bbc e Reuters, erano nella gabbia degli imputati, gli altri sono contumaci. Immediata la reazione di condanna alla sentenza da parte di Onu e Stati Uniti e la convocazione degli ambasciatori egiziani in Australia, Gran Bretagna e Olanda, paesi da cui provengono i quattro giornalisti stranieri del gruppo. Greste è stato condannato a sette anni, così come il capo dell’Ufficio di corrispondenza di Al Jazira l’egiziano-canadese Mohamed Fadel Fahmy, mentre il terzo imputato presente in aula, il producer egiziano Baher Mohamed, è stato condannato a dieci anni. I contumaci (tra cui due giornalisti britannici e una olandese) sono stati condannati tutti a dieci anni. La procura peraltro aveva chiesto il massimo della pena che, a seconda dei calcoli sui reati ascritti, spaziava da 15 a 45 anni. L’avvocato degli imputati ha annunciato ricorso in Cassazione. Gli imputati sono accusati di aver fabbricato informazioni per nuocere all’Egitto facendolo apparire sull’orlo della guerra civile e di aver fornito soldi e armi ai Fratelli musulmani, dichiarati organizzazione terroristica peraltro solo quattro giorni prima dell’arresto di Greste, avvenuto a fine dicembre. Prendendo di mira anche le condanne a morte di massa di Fratelli musulmani, il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, si è detto “profondamente preoccupato” per queste ultime sentenze che “non sembrano soddisfare gli standard minimi dell’equità processuale e possono compromettere” le prospettive di statabilità del paese. Di condanne “raggelanti e draconiane” ha parlato il segretario di Stato John Kerry definendole un “fastidioso arretramento per la transizione egiziana”, fase di cui aveva discusso appena domenica al Cairo con il neo-presidente Abdel Fattah al-Sisi. Il capo della diplomazia americana ha chiesto a Sisi di “rivedere tutte le sentenze politiche” degli ultimi anni valutando tutti i “rimedi” tra cui quello della “grazia” (un appello esplicitato poi da un portavoce della Casa Bianca). Dal canto suo Londra ha lamentato nel processo “vizi procedurali inaccettabili” e, attraverso il ministro degli Affari esteri William Hague, ha ricordato che “la libertà di stampa è un pilastro di una società stabile”: un concetto ribadito anche da Kerry nella sua visita al Cairo. Al Jazira ha parlato di “sentenza ingiusta” basata su accuse che “non possono giustificare nemmeno un giorno di prigione”. L’Egitto, annunciando che i propri ambasciatori spiegheranno la sentenza nelle rispettive capitali, ha indirettamente risposto ricordando il principio di non-ingerenza negli affari interni e l’ “indipendenza” della propria magistratura. Al Jazira è basata in Qatar, paese in attrito geo-politico con l’Egitto dopo la destituzione del presidente Mohamed Morsi, un leader della Confraternita islamica. La tv è accusata dalle autorità egiziane di sostenere in modo fazioso i Fratelli musulmani e per questo i suoi due uffici di corrispondenza del Cairo erano stati chiusi tra luglio e agosto, dopo la deposizione di Morsi da parte dei militari guidati da Sisi e la sanguinosa repressione dei – peraltro armati – raduni di protesta pro-Fratellanza. La via della grazia per l’australiano Greste, per il producer Mohamed e e per Mohamed Fadel Fahmi, è stata chiesta anche da una petizione dei corrispondenti stranieri in Egitto.  (Rodolfo Calò/Ansa)

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