Iraq: orrore qaedisti, “decapitati centinaia di soldati”

BEIRUT/BAGHDAD. – Nel giorno della visita a Baghdad del segretario di Stato americano John Kerry, il governo iracheno del premier filo-iraniano Nuri al Maliki afferma che miliziani estremisti hanno ucciso barbaramente centinaia di soldati e smentisce le notizie dell’avanzata dei qaedisti verso il confine giordano e la cittadina settentrionale di Tellafar. Il portavoce delle operazioni militari governative, il generale Qasem Atta, ha detto che “centinaia di soldati sono stati decapitati e impiccati” in varie regioni investite, dal 9 giugno scorso, dall’offensiva dello Stato islamico dell’Iraq e del Levante. Atta non ha fornito le generalità delle vittime né ha precisato le date dei presunti massacri. Nei giorni scorsi si erano avute analoghe notizie, con immagini diffuse dallo stesso Isis, e non è chiaro se la denuncia di Atta si riferisca a quei crimini. E a sud di Baghdad, i corpi di circa 80 uomini sono stati rinvenuti con fori di arma da fuoco alla testa e sulla schiena. Secondo fonti della polizia locale, si tratta di 69 detenuti e otto loro carcerieri freddati da miliziani qaedisti nella zona di Hashimiya, nella regione di Babel. Intanto a Baghdad è giunto per poche ore John Kerry nell’ambito del suo tour regionale, che lo aveva già visto impegnato al Cairo e ad Amman. Nella capitale irachena, il segretario di Stato Usa è stato ricevuto da Maliki che non ha mancato di ribadire che “quello che sta subendo attualmente l’Iraq non è solo una minaccia al Paese ma anche alla pace nella regione e nel mondo”. Kerry, dal canto suo, ha confermato la posizione di Washington: gli Stati Uniti promettono “agli iracheni un aiuto intenso e sostenuto” perché l’offensiva in corso dei miliziani qaedisti “è una minaccia esistenziale” per il Paese. Dal Lussemburgo, l’Unione Europea è tornata ad allinearsi alla posizione americana, auspicando che in Iraq si formi un “governo di emergenza” per evitare “il rapido deterioramento” delle condizioni nel Paese. Nei giorni scorsi, il presidente Barack Obama aveva affermato che la soluzione alla crisi deve essere trovata dentro l’Iraq, escludendo di fatto l’ipotesi di un intervento militare diretto contro l’Isis. L’avanzata dei qaedisti e la loro impressionante capacità di mantenere il controllo dei territori conquistati è resa possibile grazie al profondo malcontento espresso da ampi settori delle popolazioni delle regioni centro-settentrionali, dove il sunnismo politico anti-iraniano e anti-Maliki da anni trova terreno fertile per l’insurrezione armata. E dal terreno continuano a giungere informazioni contrastanti circa l’avanzata dell’Isis e la controffensiva lealista. Fonti di stampa locali e straniere affermano che i qaedisti si sono impadroniti dell’aeroporto di Tellafar, cittadina strategica posta tra il confine siriano e Mosul, seconda città irachena conquistata dai qaedisti il 10 giugno scorso. I media del governo smentiscono la presa dell’aeroporto militare e sostengono invece che le forze governative hanno respinto attacchi dell’Isis. Affermando che milizie sciite hanno sostenuto l’azione dell’esercito regolare contro i qaedisti nella regione centro-orientale di Diyala confinante con l’Iran. I media controllati da Maliki negano inoltre che l’Isis si sia impadronito di due importanti valichi frontalieri, quello di al Walid con la Siria meridionale e quello di Turaybil con la Giordania. Eppure lo stesso governo giordano ha confermato la caduta in mano dell’Isis dell’accesso di Turaybil, in seguito alla sconfitta delle truppe lealiste irachene nella città di Rutba, poco più a nord. (Lorenzo Trombetta/Ansa)