Iraq: Maliki gela gli Usa, niente governo d’unità nazionale

Pubblicato il 25 giugno 2014 da redazione

BEIRUT/BAGHDAD. – E’ sempre più scontro frontale in Iraq tra il fronte sciita filo-iraniano, rappresentato dal premier Nuri al Maliki che ha respinto ogni ipotesi di aprire a un governo d’emergenza, e la galassia dell’insurrezione sunnita jihadista all’offensiva da giorni e rafforzata dalla nuova alleanza fra fazioni rivali qaediste nella Siria orientale. Nel giorno in cui una raffica di attentati ha colpito nuovamente Baghdad e per la prima volta Kirkuk da quando è sotto il controllo dei Peshmerga curdi – nel complesso sono almeno una dozzina i morti -, Maliki ha respinto la richiesta, avanzata dagli americani, ma anche dalla più importante autorità sciita irachena, l’ayatollah Ali Sistani, per la creazione di un governo di unità nazionale. Il premier, dal 2006 in carica e sostenuto dall’Iran, è a capo di una coalizione che alle recenti elezioni legislative ha conquistato la maggioranza relativa dei seggi del parlamento federale. “Chi propone un governo di emergenza nazionale vuole derubare il voto agli elettori”, ha detto Maliki. Gli Stati Uniti continuano peraltro a escludere ogni opzione militare diretta, chiedendo la creazione di un governo che tenga anche conto delle istanze della comunità sunnita. E secondo il ministro degli esteri italiano Federica Mogherini, la crisi irachena va affrontata con una “strategia più globale, che prevenga i conflitti e gestisca le fasi post-conflitto”. Il segretario di Stato, John Kerry, solo due giorni fa a Baghdad e a Arbil, volerà intanto a Riad per incontrare i leader dell’Arabia Saudita, principale alleato di Washington e rivale storico dell’Iran. Mentre a Baghdad sono arrivati i primi dei circa 300 consiglieri americani promessi dalla Casa Bianca per sostenere la controffensiva governativa contro lo Stato islamico dell’Iraq e del Levante (Isis). Secondo funzionari americani citati dal New York Times, l’invio di consiglieri Usa non è in ogni modo coordinato con il massiccio sostegno militare, logistico e d’intelligence iraniano al governo Maliki. Secondo le fonti, Teheran sta conducendo in territorio iracheno voli di ricognizione con droni e sta fornendo tonnellate di equipaggiamenti e assistenza militare all’Iraq, oltre ad aver inviato un’unità speciale per intercettare le telecomunicazioni e fornire informazioni di intelligence alle autorità irachene. Una decina di ufficiali delle forze al Quds sarebbe inoltre presente in Iraq con funzioni di consulenza e per reclutare volontari sciiti. Parallelamente, per il secondo giorno consecutivo, aerei militari non identificati hanno condotto raid in pieno territorio iracheno. Secondo fonti della sicurezza della regione settentrionale di Ninive, i caccia hanno bombardato alcuni obiettivi a Baaj, 135 km a ovest di Mosul, verso il confine con la Siria. Fonti tribali della regione di Qaim, nel settore centrale della frontiera siro-irachena, hanno detto che in un raid analogo condotto da velivoli del regime di Damasco – alleato dell’Iran e di Maliki – 57 civili sono stati uccisi. A pochi chilometri da al Qaim, nella cittadina siriana di Albukamal, è stato siglato viceversa un accordo tra la Jabhat al Nusra, gruppo armato che ha accettato l’autorità centrale di al Qaida, e lo Stato islamico dell’Iraq e del Levante (Isis), che ha invece rifiutato nei mesi scorsi di sottomettersi all’autorità di Ayman Zawahiri. Sia al Nusra sia l’Isis esprimono un’ideologia qaedista ma da mesi i due gruppi si combattono accanitamente, dopo aver spaccato il fronte dei ribelli anti-Assad in Siria. Secondo osservatori locali, l’accordo di Albukamal sembra essere tattico, e mira per il momento a saldare in un unico corridoio jihadista il fronte di guerra a ridosso della porosa frontiera contro le forze governative irachene e siriane. Anche se in altre regioni della Siria, stando a questi osservatori, al Nusra e l’Isis continuano a farsi la guerra. (Lorenzo Trombetta/Ansa)

 

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