La Libia vota il Parlamento tra scontri e bassa affluenza

ROMA. – La Libia ha votato oggi tra stringenti misure di sicurezza per scegliere il nuovo Parlamento che avrà sede a Bengasi e sostituirà l’attuale – e ormai paralizzato – Congresso generale nazionale, eletto nel luglio 2012 nelle prime elezioni libere della storia del Paese. Un voto segnato da scontri e violenze e da una bassa affluenza. A poche ore dalla chiusura dei seggi solo il 27% si era recato alle urne, ha reso noto la Commissione elettorale. Per eleggere i 200 parlamentari si sono registrati solo un milione e mezzo di libici, rispetto ai quasi 3 milioni e mezzo degli aventi diritto, a segnalare una diffusa sfiducia nel processo democratico. I candidati a un seggio parlamentare sono circa 2.500. Ma, a differenza del 2012, quando i partiti laici sconfissero quelli di ispirazione islamica, non ci sono formazioni politiche in lizza, ma solo singoli individui: una decisione presa dalle autorità per limitare le tensioni. Tuttavia in molti sperano che le elezioni possano dare alla Libia un’assemblea parlamentare che funzioni, e possibilmente segnare una svolta per una nazione che non trova pace dal 2011, quando fu rovesciato il regime di Muammar Gheddafi. “La Libia ha bisogno di stabilità e non solo a livello di sicurezza ma anche politico”, ha affermato il rappresentante speciale di Ban Ki-moon in Libia, Tarek Mitri, parlando di elezioni “ben organizzate”. In un contesto in cui violenze e divisioni tra gruppi politici ed armati non sembrano aver mai fine, per garantire la sicurezza le autorità hanno annunciato di aver messo almeno 15 poliziotti di guardia in ogni seggio. Ma il dispositivo sembra aver funzionato solo in parte. Almeno tre soldati sono rimasti uccisi negli scontri con Ansar al Sharia a Bengasi e altri sette sono rimasti feriti. Violenze scoppiate anche ieri, nel chiaro tentativo di intimidire gli elettori: a Sebha, nel sud, un candidato è stato assassinato da uomini non identificati, mentre un razzo ha centrato un seggio. A Est, nel bastione dei gruppi islamici estremisti di Derna invece ci sono timori di attentati e alcuni seggi sono rimasti chiusi. Le elezioni erano state indette un mese fa, con il governo di Tripoli che denunciava tentativi golpisti da parte dell’ex generale Khalifa Haftar, che pur negando di avere intenzioni eversive ha lanciato un’offensiva contro le milizie islamiche che a suo dire tengono in ostaggio il Paese. Circa 70 persone hanno perso la vita negli scontri, e uomini armati hanno ad un certo punto occupato l’edificio che ospita il Parlamento a Tripoli. Nel tentativo di riunificare in qualche misura la nazione, il governo aveva quindi sancito che il Parlamento avrà sede a Bengasi, seconda città della Libia, che però resta una delle aree più instabili del Paese. (Patrizio Nissirio/ANSAmed)

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