Ucraina: tregua fragile, Obama minaccia nuove sanzioni

MOSCA. – Tregua sempre in bilico in Ucraina. Il cessate il fuoco che avrebbe dovuto far tacere cannoni e kalashnikov per una settimana, fino a venerdi’ 27, non ha mai portato a una vera interruzione del conflitto nell’est, e l’abbattimento ieri sera di un elicottero militare di Kiev ha fatto temere il tracollo immediato del piano di pace del presidente Petro Poroshenko. La colpa secondo il governo ucraino e i suoi alleati occidentali ricade almeno in parte su Mosca – accusata di sostenere i separatisti e di armarli – e il leader della Casa Bianca, Barack Obama, ha gia’ pronto un piano per inasprire le sanzioni nei confronti della Russia. La risposta americana a Mosca, sulla carta, potrebbe andare questa volta ben oltre le sanzioni individuali gia’ adottate contro alcuni personaggi legati al Cremlino, e colpire in larga parte le industrie russe della finanza, della difesa e dell’energia. Diversi Paesi Ue – e la stessa business community americana – vedono pero’ come il fumo negli occhi nuove sanzioni al gigante russo, e puntano piuttosto a risolvere la crisi in Ucraina con una soluzione condivisa e meno traumatica. Anche per evitare di inimicarsi una potenza mondiale da cui non pochi dipendono largamente per il gas. A schierarsi su questo fronte sono Italia, Francia e Germania. E proprio la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese Francois Hollande hanno avuto stasera una lunga conversazione telefonica con Putin e Poroshenko in cui hanno esortato i leader di Russia e Ucraina “a lavorare insieme” e “con l’appoggio dell’Osce” perche’ sia rispettato il cessate il fuoco e siano garantiti controlli rigorosi alla frontiera, attraversata – secondo Kiev – da uomini armati e mezzi militari provenienti dalla Russia. Nella telefonata a quattro di oggi – che dovrebbe ripetersi domani nello stesso formato – Poroshenko ha chiesto a Putin “passi concreti” che portino a una reale de-escalation del conflitto. La stessa richiesta avanzata nel pomeriggio dal segretario di Stato Usa John Kerry a conclusione della ministeriale esteri Nato a Bruxelles. Mentre dal canto suo il leader del Cremlino si e’ detto a favore di una proroga della tregua tra le truppe di Kiev e i miliziani e di “uno stabile processo negoziale” a cui il Cremlino vuole che partecipino anche i separatisti. Le continue violazioni del cessate il fuoco (annunciato unilateralmente da Kiev il 20 giugno e solo lunedi’ scorso dai separatisti) hanno messo d’altronde a serio rischio i passi in avanti di questi ultimi giorni per una soluzione pacifica del conflitto, al punto che ieri sera Poroshenko non aveva escluso di mettere fine anticipatamente alla tregua. A scongiurare una nuova impennata nei combattimenti ci ha pero’ pensato il nuovo capo della diplomazia ucraina, Pavlo Klimkin, che – a margine d’una riunione a Bruxelles con i colleghi dei Paesi Nato – ha assicurato che il governo di Kiev lascera’ “in vigore il cessate il fuoco”. Almeno fino a venerdi’ mattina, lo stesso giorno in cui l’Ucraina dovrebbe compiere un piccolo passo verso l’Europa firmando a Bruxelles un accordo di associazione con l’Ue che il Cremlino ha cercato in tutti i modi di esorcizzare per non vedere l’Ucraina allontanarsi dalla propria sfera d’influenza. Un timido segnale di apertura arriva pero’ proprio da Mosca, dove dopo quattro mesi il Senato ha cancellato (almeno per il momento) la minaccia di un intervento armato russo revocando l’autorizzazione all’uso delle forze armate in Ucraina concessa in fretta e furia al Cremlino il primo marzo, in piena crisi di Crimea. Si tratta ovviamente di una scelta che piove dall’alto, e cioe’ da Putin in persona, che ieri ha proposto questa misura alla camera alta del parlamento come segnale di distensione. E infatti un solo senatore si e’ permesso di votare contro.  (Giuseppe Agliastro/ANSA)