Renzi vuole flessibilità e Mogherini, battaglia in Ue

ROMA. – Matteo Renzi si prepara alla battaglia europea. Pronto a sedersi, dopo aver concordato la linea anche con con Giorgio Napolitano, al tavolo dei 28 rivendicando la sua ‘svolta’ fatta di crescita, lavoro e investimenti. Mettendo sul piatto riforme in cambio di vera flessibilità. E puntando ad una poltrona di peso con Federica Mogherini ‘ministro degli Esteri della Ue’ in una partita che alla vigilia appare ancora tutta in salita. Il premier parte per il Belgio – prima Ypres e poi Bruxelles – anche con una carta in più: quell’asse sulla crescita con Barack Obama, da sempre preoccupato per le derive troppo rigoriste nel Vecchio continente, che i due si sono probabilmente ribaditi nelle telefonata di oggi in vista del vertice Ue e proprio nel giorno dei dati che fotografano un drammatico crollo del Pil americano. Dal presidente Usa Renzi avrebbe incassato, riferiscono fonti di governo, parole di attenzione per le “ambiziose riforme strutturali” messe in campo da un Paese, l’Italia, “spina dorsale del progetto europeo”. Al summit per il premier italiano c’è da spuntare molto. Quel mandato – nero su bianco per il prossimo presidente della Commissione – con cui l’Europa si impegna a spingere su crescita e lavoro, usando in pieno (gli sherpa italiani insistono per un’indicazione più esplicita nel testo Van Rompuy) la flessibilità già prevista nel patto. Ma ci sono da spuntare anche poltrone. Renzi vuole il posto di Mr Pesc (che è anche quello di vicepresidente della Commissione) ed in pista ha messo la Mogherini, che resta non solo candidata ma il bersaglio da centrare. E vuole anche che il pacchetto nomine si chiuda con un’intesa politica di massima su tutto il puzzle. Da formalizzare in un nuovo vertice dei leader a stretto giro, probabilmente dopo il 16 luglio (da Bruxelles rimbalzano infatti notizie che domani e dopodomani si indicherà solo Juncker alla Commissione, rinviando la definizione del finale della partita). L’Italia non scopre altre carte ed il nome della titolare della Farnesina che ha già ricevuto l’ok di massima di alcune cancellerie – quella olandese e greca, per citarne alcune – resta il ‘piano A’. Ma i giochi restano aperti. Roma punta su di lei e non fa filtrare alcuna ipotesi di soluzioni alternative. Un ‘piano B’ potrebbe però esserci – si ipotizza in ambienti parlamentari – nel caso si mancasse la poltrona di capo della diplomazia europea. Nel toto-nomi che accompagna, come sempre, questo tipo di manovre c’è chi ancora lascerebbe aperta l’idea di un colpo a sorpresa, come la richiesta del Consiglio (per il quale il nome della premier danese Thorning Schmidt, con Copenaghen fuori da Eurolandia e Schengen, incontrerebbe qualche resistenza in alcune cancellerie). O – sono i rumors di fonti parlamentari italiane anche dopo la visita di oggi di Padoan a Palazzo Chigi – la casella dell’Eurogruppo, da coprire proprio con il responsabile dell’Economia. Resterebbe comunque, in entrambi i casi, da risolvere il nodo di Mario Draghi alla Bce. Nomine a parte, la partita di Renzi va oltre. E’ quella di ottenere che quel mandato su cui sta lavorando Van Rompuy per il prossimo presidente della Commissione preveda l’uso pieno e chiaro della flessibilità. Per quel rinnovamento di cui ha parlato anche oggi con Napolitano. Con il capo dello Stato si è discusso delle “prospettive che si presentano per un mandato di forte rinnovamento delle politiche dell’Unione europea su cui si impegni il candidato presidente della Commissione”. Una posizione, quella filtrata nelle poche righe del comunicato ufficiale, che fotografa la piena sintonia con il Colle sulla linea Renzi. Il premier insomma fa le valige per il Belgio per un summit da cui vuole ottenere un ‘cambio di passo’ dell’Europa. E si attende risposte. Pronto a soppesare ogni riga di quel ‘mandato’, quel programma che Van Rompuy e gli sherpa stanno limando fino all’ultimo. Palazzo Chigi insiste per avere un “passaggio meno generico”, “un passo in più” sulla flessibilità, mettendo nero su bianco la possibilità di usare tutti i margini di manovra. La partita con l’osso duro, Angela Merkel, sembra spuntata. Dopo le prime aperture, affidate al suo portavoce, la cancelliera oggi è uscita allo scoperto al Bundestag: “Dobbiamo usare sia le regole che la flessibilià” previste dal Patto, ha detto Frau Angela, guardando anche in casa sua, a quella fronda rigorista – dalla Bundesbank al suo ministro delle Finanze – cui oggi si sono aggiunti anche imprenditori e commercianti tedeschi. Parole che il premier – riferiscono i suoi – ha accolto in maniera molto positiva, rimarcando che l’enfasi della cancelliera sulla crescita “è la nostra”. Renzi, in queste settimane, ha cercato – e sembra in gran parte esserci riuscito – una sintonia diretta con Berlino. L’alleanza con Hollande e Parigi (da sempre interlocutori privilegiati della Germania) c’è. Ma lui preferisce il rapporto diretto con la cancelliera. (Marina Perna/ANSA)