La giornata politica: E’ “renzimania”

ROMA. – Il semestre europeo si apre sullo slancio di un’immagine nuova dell’Italia e perfino – come scrive Le Figaro – all’insegna della ”renzimania”, ma anche con un orizzonte economico che non promette niente di buono per il nostro Paese. Il Pil infatti resta stagnante, avverte l’Istat, e potrebbe non ripartire nella seconda metà dell’anno secondo quelle che erano le previsioni iniziali del governo. Ciò significa che cresce la possibilità di una manovra correttiva, eventualità finora sempre seccamente smentita da Matteo Renzi e da Pier Carlo Padoan. Non a caso da Forza Italia giungono segnali contrastanti: da una parte le riforme in Senato hanno compiuto i primi passi e ”le premesse sono positive” (per stare alle parole del capogruppo Paolo Romani), dall’altra c’e’ il timore di una crisi sociale che vanificherebbe il patto del Nazareno. Per Fi l’opposizione responsabile sulle riforme sarebbe difficile da coniugare con un analogo atteggiamento sui provvedimenti economici (vedi la polemica esplosa sull’obbligo dell’uso dei Pos per artigiani e commercianti). Per il momento il Rottamatore lavora al suo discorso d’insediamento che farà leva su una nuova speranza per l’Europa e sulla generazione Erasmus che dovrebbe tenere a battesimo il lungo cammino verso gli Stati Uniti d’Europa. Ma è chiaro che se la situazione economica italiana resta insensibile alle misure fin qui prese dall’esecutivo, palazzo Chigi ha un problema: gli eurobond garantiti da un Fondo europeo patrimonializzato dai beni pubblici degli Stati membri potrebbero rivelarsi una sorta di illusione ottica e lo sforamento dei tetti di bilancio tornare prepotentemente d’attualità (Santanché). In Forza Italia c’è chi sospetta che il premier-segretario possa addirittura pensare alla carta delle elezioni anticipate per fronteggiare l’emergenza (Malan). In questo varco stanno tentando di incunearsi i 5 stelle che, con Luigi Di Maio, chiedono a Renzi di incontrarsi giovedì prossimo per discutere le nuove proposte sulla legge elettorale. Non c’è tempo da perdere, fa sapere il vicepresidente della Camera, e il M5S è pronto a trattare. Su quale base non è ancora chiaro, è invece chiaro l’interesse dei grillini a intavolare negoziati concreti prima che il Senato vada troppo avanti nelle votazioni sulle riforme istituzionali, relegandoli di fatto ai margini. Insomma, la crisi economica – che un po’ tutti hanno ammesso non essere stata superata – si è trasformata nel convitato di pietra del semestre italiano e della nuova commissione Ue. In questo clima, la maggioranza tenta di serrare i ranghi per non scivolare in un rimpasto dagli esiti imprevedibili: se Federica Mogherini sarà nominata Alto commissario per la politica estera, si assisterà con ogni probabilità ad una semplice staffetta alla Farnesina senza toccare gli altri ministeri chiave. In questa ottica si capisce la decisione di Maurizio Lupi di restare alle Infrastrutture rinunciando al seggio di Strasburgo. Lo scontro sull’immigrazione, con l’accusa mossa da Matteo Salvini a Renzi ed Alfano di avere le camicie sporche del sangue dei migranti, la dice lunga sul pericolo di aprire uno scontro a tutto campo il cui sbocco potrebbe essere un nuovo stallo delle riforme. Giovedì Berlusconi detterà la linea ai suoi e per il momento è ben deciso a difendere il patto con Renzi dai malumori che serpeggiano nei gruppi sulla riforma del Senato. Ma con ogni probabilità un nuovo incontro con il Rottamatore per stringere i bulloni dell’intesa sarà necessario perché lo scenario sta mutando troppo rapidamente e in casi di questo genere solo i leader in prima persona possono fare la differenza. (Pierfrancesco Frerè/ANSA).