Italia a rischio recessione, prezzi alimenti sotto zero

ROMA. – L’Istat vede nero tra i rischi di un Pil ancora negativo nel secondo trimestre 2014 e un rallentamento dei prezzi allo 0,3%, che porta il Paese vicino alla deflazione. A gelare le speranze di una rapida ripresa è la nota mensile dell’istituto di statistica, che si attende un variazione congiunturale del Pil, tra aprile e giugno, compresa tra il -0,1% e il +0,3% rivedendo in lieve ribasso le stime precedenti (+0,1%/+0,4%). ”Il recupero dei ritmi di attività economica dovrebbe risultare più graduale di quanto atteso all’inizio dell’anno”, osservano i tecnici dell’Istat, che alimentano timori di una nuova recessione tecnica (data da due trimestri consecutivi in rosso) citando le incertezze sulla ripresa e le difficoltà del mercato del credito. “Il Pil è previsto evolvere intorno a ritmi sostanzialmente analoghi anche nella seconda metà dell’anno in corso”, spiega l’Istituto, e ”la variazione del prodotto lordo nella media del 2014 risulterebbe debolmente positiva”. Non arrivano buone notizie nemmeno dall’Eurozona dove l’inflazione resta inchiodata allo 0,5% a giugno, secondo le stime flash Eurostat. Per il nono mese consecutivo la crescita dei prezzi rimane così sotto all’1%, ben distante dall’obiettivo della Banca centrale europea del 2%. I timori di Francoforte per il possibile impatto sulla crescita di andamento dei prezzi debole e prolungato portano a pensare che non ci saranno novità sulla politica monetaria nella riunione della Bce del 3 luglio, in attesa degli effetti delle misure straordinarie di giugno. L’Italia è in una situazione più critica di quella dell’insieme dell’area euro con l’inflazione che scivola, nelle stime provvisorie di giugno, al livello più basso da quasi cinque anni (ottobre 2009, lo 0,3%). A far temere per una possibile deflazione, il calo dei prezzi che contraddistingue alcune delle crisi più gravi, sono i tanti segni meno rilevati dall’Istat, a partire quelli dei prodotti alimentari (-0,6% sul 2013) e del cosiddetto carrello della spesa che include, oltre al cibo, i prodotti per la cura della casa e della persona (-0,5%). Entrambe le categorie non vedevano un calo così marcato dal settembre 1997, ben 17 anni fa. A spingere i prezzi verso il basso sono, secondo la Coldiretti, soprattutto i vegetali freschi con un crollo del 12,1% e la frutta fresca (-7,5%). Mentre la Cia-Confederazione italiana agricoltori nota come, nonostante i prezzi bassi, prosegue la ‘spending review’ sulla tavola degli italiani, con la spesa per il cibo scesa di un ulteriore 2% dall’inizio del 2014. Il calo dei prezzi per i beni alimentari ”è assolutamente allarmante”, secondo il Codacons, ”perché rispecchia la forte riduzione di spesa delle famiglie. I prezzi scendono, infatti, solo quando i consumatori non comprano più, e se non comprano più migliaia di piccole imprese sono destinate a chiudere”. Al contrario, Federconsumatori e Adusbef giudicano inverosimili, perché troppo bassi, i dati Istat sulla frenata dei prezzi. In ogni caso l’inflazione allo 0,3%, stimano le due associazioni, significherebbe rincari per 106 euro l’anno a famiglia. Giugno è il decimo mese consecutivo con un’inflazione sotto l’1%, rimarca il centro studi Confcommercio, e ”caratterizza gli ultimi dodici mesi come il periodo a più bassa inflazione degli ultimi cinquanta anni”. Per evitare un 2014 di ”completa stagnazione” è necessario, secondo l’ufficio studi, il taglio degli sprechi nella spesa pubblica e del carico fiscale. Sulla stessa linea, Confesercenti preme per sciogliere i nodi che ancora frenano l’Italia, a partire dal fisco e dalla carenza di credito, e la Cisl chiede di intervenire con ”mezzi straordinari” nelle politiche per la crescita.

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