Israele dice addio ai tre ragazzi e prepara risposte

TEL AVIV. – Israele ha seppellito oggi i “suoi figli” e ora dovrà soppesare la risposta allo scenario aperto dalla morte dei tre ragazzi, che ritiene siano stati rapiti e uccisi in Cisgiordania da una cellula di Hebron legata ad Hamas. Una decisione non facile che già ieri sera, nella prima riunione del Gabinetto di sicurezza, ha registrato la diversità tra le varie anime del governo di Benyamin Netanyahu. Una differenza che ha spinto il premier a indire una nuova riunione stasera stessa, in modo da avere sì una risposta, ma soprattutto unanime. Il premier ha ribadito che la prima missione di Israele è raggiungere “gli assassini. Tutti quelli che hanno partecipato al rapimento e all’uccisione”. “Non ci daremo pace – ha ammonito dopo aver partecipato ai funerali a Modin – non molleremo, fino a quando non saremo arrivati all’ultimo di loro, non importa dove si nasconda. Costoro sono passibili di morte”. Ma toccherà alla riunione del gabinetto dare concretezza agli obiettivi che Netanyahu ha ribadito: punire Hamas anche estendendo le operazioni contro la fazione islamica. Non solo in Cisgiordania, dove i 18 giorni di operazioni hanno messo, secondo molti analisti, in ginocchio la struttura dell’organizzazione. La notte scorsa in scontri a Jenin è stato ucciso dai militari un ragazzo palestinese che, secondo le forze armate, aveva scagliato un ordigno esplosivo. Ma anche nei confronti della Striscia di Gaza, da dove continuano a piovere razzi e colpi di mortaio: gli ultimi quattro stasera, a poco distanza dalla fine dei funerali. La notte scorsa l’aviazione israeliana ha colpito 34 obiettivi militari di Hamas nel sud di Gaza. Tuttavia le posizione in seno all’esecutivo – almeno fino all’avvio della riunione odierna -, appaino diverse. Naftali Bennett, leader del partito Focolare Ebraico, vicino ai coloni, ha detto chiaro e tondo che le misure discusse nella prima riunione erano “deboli e dai contorni scandalosi”. E ha preannunciato il suo voto contrario se fossero approvate. Il ministro degli esteri, Avigdor Lieberman, ha rivendicato la necessità di un’operazione contro Hamas in Cisgiordania e a Gaza, sul modello di quella intrapresa 10 anni fa dall’esercito nei confronti dell’Intifada armata. A Bennett si sarebbe opposto il ministro della difesa, Moshè Yaalon, che preferirebbe invece puntare a una ripresa delle colonie in Cisgiordania e dedicare una di queste, a Gvaot, ai tre ragazzi. Immediata la contrapposizione del ministro della giustizia – e capo negoziatore israeliano -, Tizpi Livni, nettamente contraria a un’estensione degli insediamenti. Ora Netanyahu dovrà bilanciare le spinte opposte e trovare un punto di consenso sul quali tutti, come vuole, votino compatti. La scelta israeliana avviene nel silenzio da parte del presidente dell’Autorità nazionale palestinese (Anp), Abu Mazen, che ieri ha convocato una riunione d’emergenza della leadership di Ramallah, ma di cui non si conoscono i risultati. L’unico commento è giunto oggi da Hanan Ashrawi, dell’Olp: “Nessuno – ha detto – intende giustificare l’uccisione di persone innocenti di qualsiasi nazionalità”. “Ciò nonostante – ha aggiunto – le misure di punizione collettiva sono inaccettabili e il governo israeliano non può…commettere gravi infrazioni della legge internazionale a spese della popolazione palestinese”. Dal Cairo il segretario generale aggiunto per le questioni palestinesi della Lega Araba, Mohamed Sobeih, ha sostenuto che “è Israele a causare tensione con la sua campagna di arresti di palestinesi, le aggressioni contro la moschea di Al-Aqsa, l’autorizzazione ai coloni a distruggere luoghi santi e abitazioni”. Sul campo – a differenza dell’atmosfera di grande pacatezza e religiosità dei funerali di Modin – la situazione, via via che si apprendevano ulteriori particolari sull’inchiesta relativa al rapimento dei tre seminaristi ebrei, appare in crescente fermento, con la tensione che monta fra coloni e palestinesi. A Gerusalemme centinaia di attivisti israeliani di destra hanno dato vita a scene di violenza e, secondo Haaretz, passanti arabi sono stati aggrediti e attaccati da una folla in tumulto. (Massimo Lomonaco/ANSA)

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