Il divieto del burqa in Francia non viola i diritti umani

PARIGI. – La legge che impone il divieto di portare il velo islamico integrale in Francia non è contraria alla convenzione europea dei diritti dell’uomo e persegue un obiettivo “legittimo”. Lo ha stabilito oggi la Corte europea dei diritti umani, respingendo così il ricorso di una francese che, indossando regolarmente burqa e niqab, si sentiva discriminata dalla legge. Nella sentenza definitiva, i giudici di Strasburgo sostengono che la misura anti-burqa – che impone il divieto di nascondere il volto nei luoghi pubblici pena una multa di 150 euro e un corso di educazione civica – approvata nel 2010 e entrata in vigore l’11 aprile 2011 sotto la presidenza di Nicolas Sarkozy, “persegue lo scopo legittimo di proteggere i diritti e le libertà altrui e di assicurare il rispetto dei minimi requisiti del vivere insieme”. Non è quindi contraria ai diritti umani in quanto pur colpendo una parte di donne musulmane “non è esplicitamente fondata sulla connotazione religiosa degli abiti ma sul solo fatto che nascondono il volto” e non viola così né il diritto alla libertà di religione né quello al rispetto della vita privata. La Corte ha accettato la tesi del governo che sostiene che “il volto gioca un ruolo importante nelle interazioni sociali” però non la motivazione secondo cui la legge sarebbe stata introdotta per assicurare la pubblica sicurezza in quanto un divieto totale di niqab e burqa non può essere considerato “necessario in una società democratica”. Il governo, infatti, avrebbe potuto ottenere lo stesso risultato imponendo l’obbligo di mostrare il viso in caso di controllo d’identità. Tuttavia Strasburgo bacchetta la Francia ritenendo che emanare leggi come quella in questione possa contribuire al rafforzamento di stereotipi e intolleranza verso certi gruppi, mentre lo Stato ha il dovere di promuovere la tolleranza. Nel 2011 una francese di 24 anni che indossava regolarmente il velo integrale aveva fatto appello alla Corte europea ritenendo che la contestata legge anti-burqa fosse “discriminatoria” e “contraria alla libertà di religione”. Secondo il suo legale la giovane, che è voluta restare anonima si è detta “delusa” dalla decisione dei giudici ma la “accetta”. Diversi membri dell’opposizione francese (Ump) hanno salutato la sentenza della Corte come una misura che “rafforza la lotta contro l’integralismo”. “Subito il divieto al burqa anche in Italia”, ha detto anche il deputato leghista Nicola Molteni, capogruppo in commissione giustizia, firmatario di una proposta di legge per l’introduzione del divieto alla circolazione in luogo pubblico e aperto al pubblico a chiunque celi il viso. La legge anti-burqa è in vigore dal 2012 anche in Belgio. Nei giorni scorsi la Corte di cassazione francese ha confermato il licenziamento di un’impiegata di un asilo nido che rifiutava di togliere il velo sul posto di lavoro. (Aurora Bergamini/ANSA)