Giustizia: divorzio lampo, dubbi cattolici e avvocati

ROMA. – “Per separazioni e divorzi, se consensuali, non servirà più andare davanti al giudice”: era stato lapidario, in conferenza stampa, il ministro della Giustizia Andrea Orlando. Con il processo ‘breve’ in stallo al Senato, la novità contenuta nel pacchetto sulla giustizia civile annunciato ieri dal Guardasigilli e dal premier, in effetti, si potrebbe andare verso un divorzio ‘lampo’. Non più davanti al giudice, coi termini tassativi imposti dalla legge, ma se consensuale e in assenza di figli minori o disabili, davanti all’avvocato, con la cosiddetta “negoziazione assistita”. Questo significa tempi più brevi e snellimento dei ruoli in tribunale, ma anche aprire un discorso sulla fragilità dei rapporti e della “istituzione” matrimonio. Le obiezioni maggiori provengono, ovviamente, dal fronte cattolico. Lo snellimento della giustizia non può essere realizzato “a discapito” della famiglia, compromettendo il “sostegno ai nuclei che rischiano di spezzarsi”, commenta don Paolo Gentili, direttore dell’ufficio della Cei per la Pastorale per la Famiglia: “Mi sembra che si investa soltanto nel fare i fogli per il divorzio piuttosto che – ha detto all’Ansa – nel custodire l’unità della famiglia”. Anche il presidente del Forum delle associazioni familiari, Francesco Belletti, dice no al “modello Las Vegas” e alla “progressiva privatizzazione del legame di coppia, come se non avesse nulla a che fare con un progetto sociale”. La negoziazione assistita da un avvocato, che nelle intenzioni del governo riguarderà non solo divorzi ma anche altri ‘negozi giuridici’, in pratica consente la rapida formazione di un titolo esecutivo, da far valere, nel caso della fine ‘stragiudiziale’ del matrimonio, davanti all’ufficio dello stato civile. Le parti che non hanno ancora adito un giudice possono decidere di cooperare “in buona fede e con lealtà” per risolvere in via amichevole la controversia tramite l’assistenza dei propri avvocati. E questa possibilità dovrebbe essere data per le soluzioni consensuali in tema di separazione personale, di cessazione degli effetti civili o di scioglimento del matrimonio, di modifica delle condizioni di separazione o di divorzio. Ma viene esclusa nei casi di soggetti deboli da tutelare, bambini e portatori di handicap grave. Dubbi, nonostante una “promozione” sul campo della categoria, vengono dall’Associazione degli avvocati matrimonialisti (Ami). “Le cause di separazione e divorzio rappresentano il 4% circa del contenzioso civile. Il diritto di famiglia, pertanto, non incide più di tanto nello sfascio totale in cui versa la giustizia civile italiana”, chiarisce il presidente dell’Ami, Gian Ettore Gassani, che poi aggiunge: “Se da un lato, infatti, con tale progetto il Guardasigilli attribuisce maggiore prestigio e responsabilità all’avvocatura, dall’altro emergono criticità” nel caso di trasferimenti immobiliari e accordi economici importanti. “Il controllo giurisdizionale – aggiunge – anche sugli accordi consensuali è pur sempre una garanzia di presenza dello Stato”. Inoltre come si fa se uno dei due coniugi può permettersi un avvocato più bravo? A essere maggiormente penalizzate in questo senso, secondo Gassani, sarebbero le donne, solitamente più fragili dal punto di vista economico.