Armi Siria: i veleni a Gioia Tauro nel disinteresse generale

Pubblicato il 02 luglio 2014 da redazione

GIOIA TAURO (REGGIO CALABRIA). – C’è una sorta di disinteresse generale per le operazioni di trasbordo delle armi chimiche siriane nel porto di Gioia Tauro. Si tratta, ormai, di un dato acquisito. Basta pensare, solo per avere un’idea, che a poche centinaia di metri dall’area operativa in cui sta avvenendo il trasbordo un gruppo di ragazze non ha voluto rinunciare alla tintarella in spiaggia. Accade anche questo a Gioia Tauro nel giorno temuto come quello più lungo, almeno per i trenta portuali e per gli ispettori dell’Opac che hanno gestito la fase esecutiva dell’operazione. Tutto è iniziato all’alba con l’arrivo del cargo danese Ark Futura, col suo carico di 78 container di sostanze venefiche requisite al regime di Bashar el Saddam da neutralizzare in acque internazionali nella pancia-laboratorio della nave statunitense Cape Ray. Ciò che è apparsa grande, sin dalle prime ore del mattino e dopo una notte praticamente insonne, è stata solo la mobilitazione del piccolo esercito di inviati e troupe italiane e straniere appostati sui tetti delle case con vista porto allo scopo di “conquistare” la posizione migliore per assistere al trasbordo delle armi. Un lavorio frenetico di zoom e teleobiettivi per recuperare qualche immagine del trasbordo. Un dato che contrasta con l’indifferenza generale che continua a dominare tra la popolazione dei tre comuni sul cui territorio ricade lo scalo, Gioia Tauro, Rosarno e San Ferdinando. A protestare, cogliendo al volo l’occasione offerta da una selva di taccuini e telecamere mai viste prima d’ora da queste parti, uno sparuto gruppo di mamme, accompagnate dai loro figli, del comitato dei cittadini del quartiere Fiume di Gioia Tauro, un agglomerato informe di case nelle vicinanze del torrente Budello, lungo la strada che conduce al terminal container. Sono loro a levare l’unica voce di protesta rivolta ai piani alti del Governo e della politica, manifestando timori per il trasbordo delle armi chimiche e segnalando l’aumento del tasso di incidenza di tumori da addebitare in larga parte, sostengono, alla presenza nella Piana di Gioia Tauro di un termovalorizzatore e di un depuratore, cui dovrebbe aggiungersi a breve anche un rigassificatore. “Politici dove siete?”, era la domanda che compariva su uno striscione sorretto da tre mamme che hanno voluto chiamare in causa, con tanto di foto, i ministri degli Esteri, Federica Mogherini, e delle Infrastrutture, Maurizio Lupi. “Da luglio 2013 ai giorni nostri – ha detto, da parte sua, Mimmo Praticò, responsabile di un’associazione di protezione civile – si sono registrati 80 casi di tumori e leucemie compresi in tutte le fasce di età”. Un allarme che non è stato ignorato dal Ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, venuto in Calabria in rappresentanza del Governo per presenziare alle operazioni di trasbordo delle armi chimiche. “Abbiamo avviato – ha detto – un monitoraggio con l’Agenzia per la protezione dell’ambiente della Calabria sulle aree dalle quali sono giunte segnalazioni. Un lavoro che intensificheremo in futuro”. Intanto, la più grande operazione di disarmo dal dopoguerra ad oggi, si e’ conclusa in anticipo rispetto alle previsioni. “Non c’è stato nessuno scambio – ha sottolineato la presidente facente funzioni della Regione Calabria, Antonella Stasi – ma non c’è stata nemmeno una risposta alle tante domande che abbiamo rivolto in questi mesi ai tavoli aperti con i Governi che si sono succeduti. Mi auguro che prima che i riflettori sul porto di Gioia Tauro si spengano definitivamente, ci sia tempo e modo per un’attenzione diversa per lo sviluppo ed il rilancio del porto”. Un segnale che tutto un territorio attende per non perdere, forse, le ultime residue riserve di fiducia. (dell’inviato Clemente Angotti/ANSA)

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