La giornata politica: Patto del Nazzareno, patto di ferro

Pubblicato il 03 luglio 2014 da redazione

ROMA. – Matteo Renzi e Silvio Berlusconi hanno bruciato sul tempo Beppe Grillo. Il loro incontro mattutino a palazzo Chigi era destinato, al di là dei contenuti, a dimostrare platealmente che il patto del Nazareno è ancora vivo. E che gli spazi per incrinarlo non esistono. Nella filosofia politica del premier l’antiberlusconismo non attacca più e questo è ciò che differenzia il nuovo corso del Pd dal passato. L’accusa dei 5 stelle di aver ricevuto nella sede del governo il ”noto pregiudicato” è liquidata dai renziani come una manifestazione di gelosia tra ”noti pregiudicati” (anche Grillo ha avuto una condanna dalla magistratura). La sostanza è invece che sulle riforme e sull’Italicum saranno possibili aggiustamenti ma non rivoluzioni. Come dice il democratico Dario Ginefra, a questo punto i grillini – in vista dell’incontro con Renzi di lunedì prossimo – devono scegliere se prendere parte al cambiamento o restare in panchina. In realtà i margini di trattativa sembrano esigui, anche se i 5 stelle per ora tengono le carte coperte. Su alcuni punti, come l’elezione di secondo livello del nuovo Senato o il no alle preferenze, il Cavaliere ha avuto garanzie dal Rottamatore. Ora, dal momento che per Grillo le preferenze sono invece il tema dirimente, è facile supporre che si vada verso una rottura del dialogo appena cominciato. Del resto quando il vicesegretario dem Lorenzo Guerini fa sapere che Renzi e Berlusconi hanno confermato l’impianto originario dell’intesa e si sono anche impegnati per cominciare la discussione dell’Italicum in Senato prima delle ferie estive, non fa che sottolineare che i due leader hanno voluto serrare i bulloni che si erano allentati. Lo spazio per gli emendamenti è davvero ristretto e gli alfaniani, che non vogliono rimanere vittime della politica dei due forni, hanno individuato nel cambiamento della forma di governo, cioè nel presidenzialismo, il terreno sul quale caratterizzare il loro apporto. Tema maturo, sostiene Gaetano Quagliariello, appena saranno votati il nuovo Senato, la riforma del Titolo V della Costituzione e la legge elettorale. L’intesa a due, tuttavia, corre il rischio di qualche erosione soprattutto a destra. Renzi infatti controlla il Pd e ha circoscritto la dissidenza interna. Berlusconi invece deve fare i conti con una vera e propria fronda che ha preso corpo dopo la disfatta elettorale. Il centrodestra appare più che mai diviso e la costruzione di una nuova federazione che non lasci a terra nessuno non sembra un obiettivo che scalda i cuori. Soprattutto perché da Fratelli d’Italia giunge l’accusa al Cav di essersi inchinato a Renzi per salvare le sue aziende (Crosetto), un sospetto che per la verità serpeggia anche in alcuni ambienti azzurri. Si vedrà se Berlusconi sarà in grado di riorientare la sua opposizione all’esecutivo sul terreno economico. La Lega infatti ha chiesto al presidente del Consiglio di spiegare in aula su quali punti ha ottenuto dalla Ue la flessibilità che i tedeschi contestano: dal momento che Forza Italia e i centristi hanno un peso importante nell’operazione che ha portato Juncker alla presidenza della Commissione Ue, questo potrebbe essere per Berlusconi il fronte sul quale far valere il suo ruolo e riorganizzare il centrodestra all’insegna della lotta all’austerity. Quanto a Renzi, il semestre di presidenza italiano della Ue si è inaugurato con lo sgambetto imprevisto del Ppe. Il capogruppo Weber non è stato smentito da nessuno in Germania e ciò naturalmente depone in senso negativo per le speranze italiane di recuperare subito in Europa i margini vitali per scongiurare una manovra correttiva d’autunno. Ciò spiega perché anche Giorgio Napolitano si sia affrettato a definire ”ormai imperioso” l’obiettivo della crescita e dell’occupazione, un modo per ribadire la necessità di una svolta. Il capo del governo attende il discorso d’insediamento di Juncker per valutare i reali impegni in favore di un nuovo corso della politica economica, ma si capisce fin d’ora che la strada sarà in salita. E’ anche per questo che Renzi non può permettersi flirt con chi, come Grillo, a Strasburgo prepara blitz euroscettici e contestazioni radicali alle istituzioni europee. (Pierfrancesco Frerè /ANSA)

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