Napolitano, sì cambiamento Ue ma non si tocchi unità

Pubblicato il 07 luglio 2014 da redazione

SVETA GORA (SLOVENIA). – La compattezza dell’Europa deve rimanere punto di riferimento per la politica, non solo italiana. Ma soprattutto resta uno strumento essenziale che i popoli ed i governi europei hanno a disposizione per mettersi alle spalle questi difficili anni di crisi economica. Giusto porsi “problemi di correzione nelle istituzioni dell’Unione Europee” ma “guai a mettere in discussione il principio dell’unità”. In Slovenia, dove insieme al suo omologo Borut Pahor ha visitato il santuario di Sveta Gora-Monte Santo in occasione del centenario della Grande Guerra (che vide i soldati italiani e sloveni combattersi e perdere la vita al fronte) il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano invia un messaggio di fiducia. Il capo dello Stato non nasconde “i molti momenti difficili che la costruzione europea ha conosciuto”. “Forse – rimarca -, nessuno è così grave come il periodo che stiamo vivendo da 7-8 anni”. Ma ha parole di incoraggiamento, perché l’Europa “supererà questa più profonda crisi che ci ha colpito negli ultimi anni e di cui le nostre economie, le nostre società, le nostre popolazioni soffrono ancora le conseguenze”. La supererà, è ilo auspicio, con l’impegno di tutti. Napolitano ricorda quindi i trattati istitutivi della Comunità Europea, firmati a Roma nel 1957, e “i dibattiti difficili di quel momento anche nel Parlamento italiano”. “Io ero già deputato e da allora di strada ne abbiamo fatta tantissima”, sottolinea. “Da quando sono stati firmati quei trattati di Roma noi abbiamo fatto molta strada e siamo consapevoli dei limiti e delle insufficienze che ha presentato la costruzione europea”, riconosce. Ma il percorso europeo non va messo in discussione. “Oggi poniamo problemi seri anche di cambiamento, di correzione nelle politiche e nelle istituzioni dell’Unione europea ma guai a mettere in discussione il principio dell’unità e dell’integrazione che è principio di pace, di solidarietà e di amicizia”, afferma. Difficile non leggere nelle sue parole un riferimento alle tensioni che si registrano in Europa. L’unione, per il capo dello stato, è un patrimonio comune da difendere. Napolitano parla davanti all’ingresso del santuario mariano di Sveta Gora a due passi dal confine tra Italia e Slovenia: è il luogo più alto della zona dal quale si possono osservare gli scenari di tante battaglie della prima guerra mondiale del 1914-18 (l’Italia partecipò soltanto dal 1915). Lungo il confine persero la vita oltre trecentomila persone. Il presidente italiano si rivolge al suo collega Pahor: “Condividiamo ideali comuni, impegni comuni ed è straordinario come questa mattina abbiamo attraversato quella che era la frontiera tra Italia e Slovenia senza accorgercene, possiamo parlare quasi di una ex frontiera”, dice. E’ il segno di quella strada che è stata percorso finora. Insieme i due capi di Stato inaugurano una panchina, “la panchina della pace”, che guarda proprio al confine e ai luoghi di quella guerra di cento anni fa. “Siamo qui per una testimonianza e un impegno di pace che significa testimonianza e impegno di amicizia – dice Napolitano – perché la pace non è solo assenza di guerra, la pace è cooperazione, è comunanza di sforzi, è solidarietà. E il presupposto di ciò è l’amicizia che stiamo costruendo, che abbiamo ricostruito tra i nostri popoli dopo che furono atrocemente divisi nella prima e nella seconda guerra mondiale”. L’intento del presidente è trasmettere fiducia, incoraggiare. E’ lo stesso spirito che si ritrova nella risposta che, nel corso della sua visita privata nel pomeriggio alla basilica di Aquileia, dà ad una donna che lo incita a “tenere duro”: “Ce la mettiamo tutta”, replica Napolitano. (dell’inviato Teodoro Fulgione/ANSA)

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