Riforme avanti in Senato. Renzi, diciamo no a chi disfa

ROMA. – Dopo aver sciolto tutti i nodi politici, le riforme rallentano per un contrattempo inaspettato, vale a dire il malessere del relatore Roberto Calderoli. E’ così slittata la presentazione degli emendamenti che sanciscono l’accordo politico tra maggioranza e Fi sul Senato eletto dai Consigli Regionali, con conseguente rinvio a giovedì dell’approdo in Aula del Senato del ddl del governo sulle riforme. Ma questo non toglie l’ottimismo al premier Matteo Renzi che già vede il primo traguardo e quasi irride “coloro che vogliono frenare”. La giornata si è aperta proprio con la notizia del malessere del correlatore alle riforme, ieri all’aeroporto di Milano. Calderoli è rimasto bloccato tutto il giorno al San Raffaele, a Milano, dove ha anche subito un intervento alla mano. Questo non ha impedito all’altra relatrice, Anna Finocchiaro, che è anche presidente della Commissione Affari costituzionali, di far votare e approvare una serie di importanti emendamenti. Tra essi quelli sugli articoli della Costituzione (dal 116 al 119) che sono il cuore del Titolo V, e del federalismo. Rispetto al ddl del governo rimane l’eliminazione delle materia di competenza concorrente tra Stato e Regioni, ma le Regioni riacquistano la competenza legislativa su alcune funzioni. E’ stato pure introdotto in Costituzione il criterio dei costi e dei fabbisogni standard, voluto da Ncd, e anche antico cavallo di battaglia della Lega. Dopo un incontro tra Finocchiaro, il ministro Maria Elena Boschi e il capogruppo di Fi, Paolo Romani, erano stati definiti anche gli emendamenti che recepivano l’accordo tra Fi e la maggioranza. Ma l’impossibilità di conferire compiutamente con Calderoli ha fatto sì che essi, anziché essere presentati in Commissione alle 19, lo saranno domani mattina. La Commissione si prenderà quindi un giorno in più e il ddl dovrà essere incardinato in Aula giovedì, mentre le votazioni inizieranno martedì prossimo 15 luglio. Gli emendamenti stabiliranno che i senatori saranno eletti dai Consigli Regionali in proporzione della consistenza dei gruppi al loro interno. Inoltre per eleggere il presidente della Repubblica verrà innalzato il quorum, come garanzia per le minoranze. Insomma, al di là del contrattempo, le riforme marciano a passo serrato. “Siamo al rush finale” ha detto il renziano Andrea Marcucci. E quando mercoledì 16 luglio Renzi sarà a Bruxellles al Vertice straordinario Ue avrà in mano un atout in più. “L’Italia la cambiamo davvero perché vogliamo troppo bene a questo Paese per lasciarlo in mano a quelli che sanno dire solo no e passano il loro tempo a disfare i progetti altrui”, ha detto parlando ad una platea di stranieri ma quasi rivolgendosi ad oppositori italiani. “Noi le riforme le facciamo, è giusto farle perchè l’Italia torni a essere leader. Piaccia o no a chi vuole frenarci, il risultato a casa lo portiamo”. Oltre alle riforme si è sbloccata anche l’incognita sull’incontro tra Pd e M5s sulla legge elettorale. Dopo che lunedì sera il Movimento ha risposto con un documento scritto ai 10 quesiti posti dal Pd, il vicesegretario Lorenzo Guerini ha annunciato che l’incontro si terrà la prossima settimana. Luigi Di Maio ha spiegato che l’eventuale accordo M5s-Pd sarà comunque sottoposto alla rete; al che Roberto Giachetti ha domandato: “e se la rete lo boccia? Certifichiamo che abbiamo scherzato?”. (Giovanni Innamorati/ANSA)