La giornata politica: Riforma del Senato, primo risultato

ROM. – L’approdo in aula della riforma del Senato e del Titolo V della Costituzione, previsto per giovedì, è un primo risultato importante per il governo. E’ la dimostrazione che il programma riformista va avanti e che le opposizioni trasversali non sono in grado di bloccarlo. ”Le riforme le facciamo, piaccia o no ai frenatori”, ha commentato Matteo Renzi che su questa prova di forza si gioca tutto. Il rinvio dell’incontro con i 5 stelle sulla legge elettorale alla settimana prossima e lo scioglimento di tutti i nodi con Forza Italia (confermato dal capogruppo azzurro Paolo Romani) si inseriscono in questa partita a scacchi. E’ chiaro infatti che l’Italicum è strettamente legato alle riforme istituzionali. Per il Rottamatore l’importante è confermare che i numeri ci sono: come dice il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi non c’è da preoccuparsi. Il sottinteso è che l’architrave politico che sorregge questo passaggio, il Patto del Nazareno, non potrà essere incrinato dalle manovre dei grillini. In realtà i dubbi del segretario-premier non riguardano tanto la tenuta del Pd quanto quella dell’alleato. In Forza Italia la fronda è più insidiosa e consistente di quella democratica e Silvio Berlusconi – con ogni evidenza – fatica a tenerla sotto controllo. Conseguenza dello sbandamento seguito all’insuccesso elettorale e anche delle oscillazioni del Cavaliere che fino a quel momento aveva coltivato l’idea di poter condizionare più pesantemente il Rottamatore. L’imprevisto e clamoroso risultato delle elezioni europee ha cambiato le carte in tavola e adesso per il leader azzurro l’obiettivo è di restare agganciato al treno renziano senza subire il ”sorpasso” di Beppe Grillo. Su questo terreno si gioca una partita delicata. Il Pd ha tentato di far scendere dal tetto il M5S (e questo è certo un risultato raggiunto), trascinandolo sul piano delle risposte concrete ai dieci paletti posti da Renzi sulla legge elettorale. Grillo in primo momento ha reagito con durezza; ma anche nel suo movimento sembra esserci una divisione tra ala oltranzista e ala dialogante. Luigi Di Maio, esponente di quest’ultima, ha ottenuto il via libera a proseguire la trattativa, con dieci risposte positive alle condizioni poste dai democratici. Adesso aspettiamo che il Pd batta un colpo, ha fatto sapere il vicepresidente della Camera, non ha più alibi. La speranza è sempre quella di trovare uno spazio per inserire un cuneo tra Renzi e Berlusconi, grazie anche alla dissidenza delle minoranze interne di Pd e Fi. Ma tutti sanno che in questi posizionamenti c’è molto tatticismo. Impossibile per i grillini accettare l’Italicum con qualche modifica cosmetica, impossibile per il Pd – come spiega il renziano Roberto Giachetti – andare ad un negoziato nel quale gli ambasciatori non hanno una ”legittimazione preventiva”. Infatti qualsiasi decisione dovesse uscire dal nuovo incontro Pd-M5S sarebbe poi sottoposta ad un referendum in rete: e se fosse bocciata, si chiede Giachetti, avremmo scherzato? Vale a dire perso solo del tempo? Schermaglie che tradiscono la difficoltà di un confronto che non dà garanzie a chi ne ha già ottenute dall’altra parte. Il cammino di Renzi resta poi in salita sul fronte economico. Sebbene Junker, candidato alla presidenza della commissione Ue, abbia assicurato l’affidamento degli affari economici ad un socialista e il rispetto degli impegni sulla flessibilità assunti dai capi di governo, il punto debole resta l’accordo su che cosa si intenda per flessibilità. Per esempio il premier ha proposto l’applicazione della golden rule, cioè della clausola per gli investimenti, al settore digitale che non deve essere considerato un costo ma un volano per il futuro. Secondo Forza Italia dall’Ecofin non sono giunte risposte incoraggianti: da una parte si approva la spinta per la crescita, dall’altra si continuano a chiedere all’Italia nuovi sforzi per il pareggio di bilancio e i tagli di spesa. Così da rendere probabile, dicono le opposizioni, la manovra correttiva d’autunno. ”Le riforme più urgenti sono economiche”, riassume Giovanni Toti. Ciò significa che prima o poi un chiarimento con la Germania sarà necessario. Quando Renzi dice di voler essere un leader della gente e non della burocrazia, e che l’Europa si salva con le idee e non con le limitazioni, in qualche modo sembra preannunciarlo, forte della presidenza di turno della Ue. (Pierfrancesco Frerè/ANSA)