Renzi avanti tutta, rompiamo tutti i tabù

Pubblicato il 10 luglio 2014 da redazione

ROMA. – “Se qualcuno tenterà di frenare le riforme…”. Si morde la lingua Matteo Renzi ed evita di annunciare ritorsioni nel giorno in cui, tra trattative e minacce di rottura, la commissione approva la riforma del Senato, ora pronta per l’Aula. Nella “rivoluzione del buon senso”, come chiama il suo programma dei mille giorni, il premier tira dritto. E’ un’altra la sfida a cui guarda: “Stiamo cambiando l’Italia, i tabù possono esser vinti da una classe politica che ha coraggio”, assicura, soprattutto all’Europa, fiducioso che l’Italia “potrà diventare locomotore”. Alla vigilia di un consiglio europeo, che nella partita delle nomine peserà i rapporti di forza tra rigoristi e sostenitori della flessibilità, Renzi concentra in consiglio dei ministri alcune riforme importanti, da quella del terzo settore al ddl sulla pubblica amministrazione, una “rivoluzione copernicana”, un nuovo tassello verso la semplificazione del paese a cui il premier mira. Ma è soprattutto uno il diktat partito oggi dal capo del governo in cdm: “è inutile fare le leggi se non si applicano”, affonda contro la mole “allucinante” di ben 752 leggi, dai tempi del governo Monti, che aspettano i decreti attuativi. Da oggi, mette in riga Renzi, si cambia: in avvio di ogni cdm il ministro Maria Elena Boschi farà la conta, ministero per ministero, dei decreti che mancano all’appello. “La macchina va oliata” ammette il premier che annuncia che fino a fine agosto starà molto a Palazzo Chigi per rodare i meccanismi amministrativi, tra i quali anche la nomina del suo capo di gabinetto. Dopo aver gettato il cuore oltre l’ostacolo, ora il premier vuole raffinare il funzionamento del “locomotore” del governo. Ma la convinzione e la determinazione restano le stesse dell’inizio. “Non mi pare che stiamo facendo finta: c’è un percorso di cambiamento strutturale del paese che è anche l’unico modo per rispondere alla straordinaria fiducia arrivata dagli italiani”, va avanti Renzi, convinto che “se corrispondiamo alla speranza l’Italia torna a crescere, se alimentiamo lo scetticismo, la stanchezza, la rabbia tradiremo la fiducia”. Per questo, davanti ai dati Istat sulla produzione industriale, il presidente del consiglio non si scoraggia: torna ad escludere una manovra correttiva e invita anche a guardare non solo ai dati negativi. L’occupazione, osserva il premier, è aumentata di 54 mila unità nel mese di maggio ma è un dato che non passa” sui mezzi di informazione, “mentre le varie percentuali di previsioni negative passano sempre”. Ma alla faccia dei gufi, che oggi il premier dice di “non voler nominare”, il premier è fiducioso che l’Italia si riprenderà. Ed è per questo che in una “giornata straordinariamente importante” legge un doppio significato nell’approdo in Aula della riforma del Senato e del titolo V: la prova che “dopo anni di “ralenti” andiamo a velocità normale”. Altro che svolta autoritaria, “un’accusa assurda”, rigetta Renzi che punta solo a dimostrare che “l’Italia non è un paese irriformabile”.  (di Cristina Ferrulli/ANSA)

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